Relazione semestrale DIA: nuove organizzazioni criminali, controlli ad imprese ed aumento del voto di scambio.

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Nelle scorse settimane è stata presentata al Ministro degli Interni la relazione semestrale della DIA (Direzione Investigativa Antimafia). Un documento di 386 pagine che analizza l’attualità, la struttura, l’evoluzione e le dinamiche della criminalità organizzata nel nostro paese.

Da quest’ultimo semestre spiccano due novità: la prima riguarda il metodo adottato dalla mafia per mimetizzarsi nella società, in particolare l’inserimento nella pubblica amministrazione, ma anche nell’economia legale, con un focus sulla criminalità organizzata calabrese; l’altra riguarda le formazioni di criminalità organizzata di matrice straniera.

‘ndrangheta

L’organizzazione criminale calabrese rimane fortemente strutturata su base territoriale e fondata su famiglie, vincolate da parentele. Inoltre, la ramificazione della ‘ndrangheta è costantemente proiettata verso la moltiplicazione della ricchezza e l’esercizio di potere. Il modello organizzativo viene replicato anche al di fuori del territorio, dove le cosche cercano in vario modo di accreditarsi nei circuiti utili a condizionare scelte politiche e amministrative, a regolare rapporti con imprese, enti, banche ed istituzioni. Un sistema ben consolidato che ha portato la criminalità calabrese verso le aree più ricche d’Italia e all’estero, dove la capacità di riciclare denaro sporco è sempre più facile con tecniche molto sofisticate.

Criminalità romana

Nell’analisi della DIA c’è la conferma che  nella capitale operano organizzazioni criminali, sempre basate su stretti vincoli di parentela, le quali gestiscono tipiche attività illecite come: traffico di droga, usura ed estorsione. La realtà criminale romana vede al suo internod qualificate proiezioni della organizzazioni come mafia, camorra e ‘ndrangheta. Esse sono riuscite agevolmente ad adattarsi alle caratteristiche sociali ed economiche del tessuto romano.

Appalti pubblici

La DIA ha mostrato particolare attenzione alla prevenzione ed al contrasto delle infiltrazioni mafiose negli appalti pubblici. Inoltre ha indicato come ruolo fondamentale quello dei Prefetti, i quali emettono i provvedimenti interdittivi antimafia, cioè misure amministrative di particolare utilità nei principali settori d’interesse strategico delle organizzazioni mafiose. Al primo posto si trova la Calabria con 110 provvedimenti, seguita dalla Sicilia con 80, la Campania con 31 e la Puglia con 27. Essi consentono di ostacolare i tentativi di infiltrazione negli appalti pubblici. La DIA aggiunge che questo impegno sul territorio sarà fatto attraverso un attento e costante monitoraggio degli appalti pubblici.

Controllo a persone fisiche e imprese

Sono stati eseguiti in tutta Italia 13.468 controlli su persone fisiche, collegate ad imprese. La DIA ha provveduto a smistare le richieste di accertamenti antimafia, necessarie per l’iscrizione all’Anagrafe Antimafia degli Esecutori; quest’ultima è ineluttabile per poter partecipare alle gare d’appalto. Nel corso del 2017 sono stati controllati 37 cantieri, 1168 persone, 315 imprese e 850 mezzi. C’è stato un elevato numero di accessi disposti dalle Prefetture dell’Italia centrale, principalmente per l’esigenza di controllo sui cantieri edilizi nei territori colpiti da eventi sismici nel 2009 e nel 2016. I soggetti denunciati nell’ultimo semestre vanno da Nord a Sud, ma le regioni più colpite sono state Sicilia (378), Campania (236), e Puglia (95).

Voto di scambio

Nel 2017 i comuni sciolti per infiltrazioni mafiose sono stati 21 e 55 le persone arrestate (29 nell’ultimo semestre). Oggi la criminalità non cerca il politico, ma viceversa. Il politico accetta una collusione col mafioso in cambio di voti, procurati avvalendosi del metodo mafioso e, per sdebitarsi, la futura carica politica promette l’assegnazioni di appalti e l’assunzione di lavoratori ma anche il controllo dello smaltimento dei rifiuti che, oltre a rilasciare guadagni milionari, consente la presenza criminale in ogni perimetro della città grazie alla raccolta “porta a porta”.

Criminalità straniera

Nelle regioni meridionali la criminalità organizzata straniera agisce con il consenso delle organizzazioni locali, mentre al Centro e al Nord cercano di prendere parte al mercato illecito. Essi controllano una parte del traffico di stupefacenti e del traffico di armi, favoreggiano l’immigrazione clandestina e tutti i reati che ne seguono, come il capolarato, la contraffazione e la prostituzione. Inoltre la DIA aggiunge, “il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, con tutta la sua scia di reati ‘satellite’, per le proporzioni raggiunte, e grazie ad uno scacchiere geo-politico in continua evoluzione, è oggi uno dei principali e più remunerativi business criminali, che troppe volte si coniuga tragicamente con la morte di migranti, anche di tenera età”.

 

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Carmelo Schillaci

Nato a Cuneo il 15/01/2001. Frequenta il quinto anno del liceo "Concetto Marchesi" di Mascalucia.
"Gli uomini passano, le idee restano e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini"
Giovanni Falcone