Io non voglio sopravvivere, io voglio vivere.

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Sembra che ancora una volta la Disney Pixar abbia fatto centro: dieci anni fa usciva nelle sale di tutto il mondo “Wall-e”: la storia di un vecchio robot che con la sua premura aveva fatto rinascere la vita sulla Terra, ormai devastata dall’eccessivo sfruttamento umano; quel tema che dieci anni fa sembrava così lontano, adesso è reale più che mai:

Earth overshoot day”, o per usare un termine nostrano, “Giornata del debito ecologico”: delle parole semplici ma di grande effetto, che racchiudono l’immensa gravità del tema in questione.

Prima di capire di cosa si parli esattamente, bisogna chiedersi perché se ne parli, qual è l’esigenza di designare uno specifico momento?

L’esigenza – anche impellente – è quella di far aprire gli occhi ad un’umanità comoda e disfattista che sembra dissociarsi da ciò che sta accadendo, come se non ne fosse la primaria responsabile; il problema infatti è che questo argomento non suscita l’interesse che dovrebbe suscitare.

L’earth overshoot day è una ricorrenza utilizzata per indicare il giorno in cui la terra esaurisce le sue risorse, per cui viene sovra sfruttata fino a quando queste non si “ripristinano”; non è esatto parlare di rispristino dal momento che, utilizzando incessantemente tutte le risorse a disposizione, queste non riescono a rinnovarsi.

Questo aspetto dovrebbe bastare da solo ad allarmare la popolazione mondiale, ma c’è un aggravante: il giorno in cui questa ricorrenza cade, non è fisso – purtroppo . Di seguito una tabella che indica le giornate dell’earth overshoot day negli anni precedenti.

 

Come è facile notare, ogni anno la situazione peggiora. Nel 2018 si è anticipata di un giorno la scadenza (2 agosto nel 2017); sembra un dettaglio irrilevante, ma in realtà si tratta di un lento stillicidio che prima o poi porterà la Terra al totale deterioramento.

Secondo il WWF all’umanità servirebbe 1,7% di “Terre” per sopravvivere, un dato decisamente troppo alto e stressante da sopportare.

Quest’anno l’attenzione è incentrata sul cibo: il 26% del fabbisogno mondiale deriva proprio da questo e nello specifico dalla produzione di proteine animali che richiede l’impiego e l’inquinamento di moltissime risorse, tra cui in primis l’acqua; ma sono molti altri gli aspetti preoccupanti:

dagli anni settanta ad oggi si è avuto un forte calo della biodiversità, anche gli ecosistemi marini sono caduti vittima della mannaia decapitatrice umana: solo il 13.2% degli oceani gode infatti di riserve marine.

Anche l’Italia ha dato il suo contributo: per lo stivale l’overshoot day è stato fissato addirittura agli inizi di maggio, stimando che servirebbero circa 4,3% di “Italie” per la sopravvivenza.

Ma allora se è tutto perso, perché perdere tempo a parlarne?

Per fortuna la speranza è l’ultima a morire, grazie infatti al contributo della tecnologia si è diffuso un vero e proprio trend: #movethedate

Questa la parola chiave per permettere alla Terra di sopravvivere ancora un po’. L’iniziativa ha lo scopo di spostare sempre più in là il giorno di scadenza, anche cinque giorni all’anno possono fare la differenza.

Come fare? Semplice: vivendo ed agendo in maniera più consapevole per evitare di ritrovarsi a fluttuare nel cosmo senza una dimora.

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Andreamaria Santoro

Nata a Catania il 29/12/1998.
Diplomata al Liceo Classico “Gorgia” di Lentini.
Studentessa della facoltà di Giurisprudenza presso L’Università degli Studi di Catania.
Amante della cultura greca e giapponese.
Anima gattopardiana.

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