Storia di un campione silenzioso

“Amo questa maglia al punto che, nonostante tutto, sono convinto che il bene della squadra venga prima.” Dopo 25 anni si chiude, così, ufficialmente l’avventura di Claudio Marchisio alla Juventus.

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Una storia lunga 25 anni, quelli trascorsi dal primo giorno in cui il Principino – soprannome che avrebbe ottenuto solo molto tempo dopo, ma che già allora gli calzava a pennello – ha indossato per la prima volta la maglia bianconera. Lui ne aveva appena sette, una voglia matta di giocare e la testa piena di sogni. Già allora sognava un giorno di continuare a vestire quella maglia, ma “tra i grandi”, in uno stadio vero, lottando per i trofei più importanti.

“Non credo alla fortuna. Se sei forte, arrivi”. Mare calmo fuori , vulcano dentro, Claudio Marchisio aveva un sogno e l’ha realizzato: vincere con la maglia che ha sempre tifato, indossandola sin da bambino. Sette campionati di Serie A consecutivi (dal 2011-12 al 2017-18), tre Supercoppe italiane (2012, 2013 e 2015) e quattro Coppe Italia consecutive (dal 2014-15 al 2017-18).

Nei contorni della vita, il calcio rappresenta un orlo pazzesco: sa cucire ricordi, emozioni, affinare i pensieri. Claudio Marchisio saluta la Juventus: l’ha reso ufficiale un comunicato che racconta perfettamente cosa e chi sia stato l’uomo, quindi il calciatore. Ha dato tutto, per questa maglia. L’ha amata, tanto. Onorata, sempre. Ma soprattutto l’ha sognata da bambino, un po’ come tutti: la differenza è che Claudio, quella fantasia, ha saputo sostituirla con un pezzo di esistenza. Pure bello e importante.

Claudio Marchisio incarnava lo stile Juve. Con quella aria da bravo ragazzo, non esageratamente tatuato come va purtroppo di moda oggi, nessun taglio di capelli strano, gli occhioni azzurri e quel fisico longilineo. E’ il figliolo che tutti avremmo voluto avere. Il suo aspetto però nascondeva un carattere forte e sanguigno. Campione fuori ma soprattutto dentro. Eroe silenzioso. Quel che di lui bisogna ammirare è che anche quando non giocava per più partite, non c’è mai stata una protesta oppure una lamentela scomposta. Anche questo in puro stile Juve. Prima veniva la Juventus poi tutto il resto.

Claudio oltretutto ha fatto tutta la carriera nella Juventus, sopportando quella grande ferita che fu la retrocessione e l’onta di quelle sentenze assurde. Le aveva vissute sulla pelle come tutti i tifosi bianconeri. Aveva fatto l’anno di B per poi tornare in A per farsi valere. Quella Juventus memore di Calciopoli è praticamente finita. Di quei giovani intorno è rimasto oggi solo Giorgio Chiellini.
Io credo sempre che chi ha vissuto quella ingiustizia abbia dentro una fame di rivincita che altri non hanno. E’ questo che ti porta a vincere sette scudetti consecutivi e 4 coppe Italia.

Con queste parole il Principino bianconero si separa ufficialmente dalla sua Vecchia Signora:

“Mille pensieri e mille immagini mi hanno accompagnato per tutta la notte.
Non riesco a smettere di guardare questa fotografia e queste strisce su cui ho scritto la mia vita di uomo e di calciatore.
Amo questa maglia al punto che, nonostante tutto, sono convinto che il bene della squadra venga prima. Sempre.
In una giornata dura come questa, mi aggrappo forte a questo principio.
Siete la parte più bella di questa meravigliosa storia, per questo motivo tra qualche giorno ci saluteremo in modo speciale.
D’altronde l’8 non è altro che un infinito che ha alzato lo sguardo”

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Andrea Carbonaro

Nato a Catania, il 21/10/96.
Diplomato presso il Liceo Classico "Concetto Marchesi" di Mascalucia.
Studente presso l'Università degli Studi di Messina, facoltà di Medicina e Chirurgia.

Sempre controcorrente, mai controcuore.