Il ponte Morandi, le privatizzazioni e il ruolo della sinistra

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E’ interessante notare il trattamento che i presenti hanno riservato agli uomini politici durante i funerali di Stato delle vittime del crollo del ponte Morandi. Ovazione per Di Maio e Salvini (con tanto di selfie: di cattivo gusto lui ma pure chi glieli chiede) e fischi al segretario del PD Martina.

Meriterebbe una riflessione a parte l’usanza ormai affermata di applaudire (e fischiare) ai funerali come se si fosse in tv, ma è difficile dare torto a chi contesta. Fu infatti il governo Renzi a prorogare nel 2014 la concessione ad Autostrade: l’allora ministro Lupi (del fu partito di Alfano NCD) inserì un emendamento al decreto legge “Sblocca Italia” –poi approvato- che prorogava la concessione ad Autostrade senza gare d’appalto fino al 2038.

Di fronte a una tragedia che ha fatto 43 vittime si è obbligati a una riflessione sulle privatizzazioni “selvagge” e irresponsabili cui si è assistito dagli anni ’90. Scrive Il Sole 24 Ore (il quotidiano di Confindustria, non il Manifesto né la Pravda): “la delega della realizzazione di infrastrutture ai privati che lo Stato ha dato con le concessioni si è trasformata negli ultimi 10 anni in un incestuoso rapporto tra il pubblico e il privato”.

I controlli, la manutenzione sono svolti in “autocertificazione” da Autostrade, con tecnici dell’azienda: una questione privata. Fatto singolare è che fino all’esecutivo Monti in Italia non esisteva neanche un’autorità di controllo per le infrastrutture: Nel 2011 finalmente viene alla luce. Ma monca. L’Authority infatti non ha autorità sulle concessioni già in essere. Quindi è dal 1999, anno della privatizzazione, che Autostrade si autogestisce allegramente. Con tariffe a carico degli utenti che sono salite del 70 per cento. Poi vagli a dare torto a Di Maio quando sbraita di lobby e poteri forti.

Perché privatizzazioni disinvolte e proroghe malandrine sono uno scempio tutto a marchio PD, dietro cui si vede chiarissimo il declino della Sinistra. Che ha abdicato al liberismo accattone, senza il senso dello Stato, aderendovi anzi entusiasticamente.

Di Maio e Salvini hanno vita facile (e hanno ragione) a criticare e condannare gli esecutivi precedenti. Il problema è che una riforma seria e strutturale dello Stato spetta a loro. Intanto, a breve, Renzi in tv ci delizierà con le “meraviglie di Firenze”, un docufilm condotto da lui. “L’Italia ha bisogno di bellezza”, ha detto. Evviva.

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Marcello Fisichella

Nato a Napoli nel '98, dagli anni del liceo, classico, mi sono trasferito a Catania. Frequento il primo anno di lettere moderne qui a Catania.