Scontro sulla nazionalizzazione della gestione autostradale

2' di lettura

Davanti a tragedie come quella di Genova sarebbe il caso di mettere a tacere le polemiche, almeno per un po’; lasciare che agli interessi politici si sostituiscano quelli nazionali; trovare la soluzione migliore per tutti e non quella che piace a pochi. 

Da quel crollo sono passati molti giorni e terminata la fase del cordoglio e delle frasi di circostanza, una fase in cui tutti riescono a dare il meglio di sé, adesso arriva il momento di fare il mea culpa e decidere cosa sia meglio per evitare ulteriori tragedie. Si apre la storica dicotomia tra nazionalizzazione e gestione privata, con tutti gli strascichi che essa si porta dietro. Ma andiamo con ordine.

Il governo bicefalo è diviso esattamente a metà, come una bilancia a due bracci, con il Premier Conte che fa il chiodo e tiene tutto insieme: il M5S vorrebbe togliere ad Atlantia, gruppo appartenente per la maggior parte alla famiglia Benetton, la concessione della gestione autostradale per affidarla allo Stato; la Lega vorrebbe invece che tale gestione restasse in mano a privati, auspicando tuttavia un cambiamento del soggetto gestore. Potrebbe ad esempio subentrare Anas, oppure potrebbe essere creata una società ad hoc, magari partecipata dallo Stato. Quali che siano le modalità, è palese che una delle due forze politiche dovrà cedere e che le sue posizioni passeranno ovviamente in secondo piano. 

A parteggiare per la gestione statale Di Maio e Toninelli, convinti che un intervento dello Stato possa garantire efficienza. A scontrarsi con tale posizione tutta la Lega, il cui front-man sembra essere Giorgetti, solitamente taciturno e lontano dalle polemiche, ma evidentemente interessato che in questo caso e su questo tema le posizioni della Lega prevalgano su quelle del Movimento. Più conciliante Salvini, aperto alle posizioni avversarie.

Dal canto suo il Premier Conte non può che ragionare in termini giuridici: la revoca della concessione alla società gestore non è così semplice, e gli slogan post tragedia devono rientrare per impossibilità di realizzazione. È vero che la concessione può essere revocata, ed in questo caso, proprio a causa del crollo del Ponte Morandi, per grave inadempimento del concessionario, ma lo Stato deve comunque indennizzare la società dimissionaria (da contratto alla modica cifra di 20mld). Tuttavia secondo alcuni giuristi potrebbe essere impugnata la clausola che prevede il versamento dei 20 miliardi per impossibilità sopravvenuta per colpa del debitore. Dunque, se si revoca sic et simpliciter la concessione, si deve sborsare una cifra immane; se invece si impugna direttamente la clausola prima che questa produca effetti, allora si può allontanare lo spettro dei 20 miliardi, fermo restando il dubbio che la tragedia del ponte valga a rappresentare la colpa del debitore tale da annullare la clausola penale. 

Non sappiamo se effettivamente una gestione pubblica possa essere adeguata, se possa garantire efficienza del servizio. Certo è che il gestore attuale ha delle grandi responsabilità: innanzitutto per le tragedie già avvenute, da ultimo quella di Genova. Tuttavia le responsabilità dovrebbero estendersi anche ai fattori di rischio: accertata la pericolosità di una via di comunicazione o di un ponte, pericolosità dovuta a carenza di manutenzione, Atlantia dovrebbe essere obbligata a rimediare nei tempi e nei modi opportuni: si tratta pur sempre di una società privata erogatrice di pubblici servizi, e come tale costituzionalmente obbligata a rispettare i criteri di efficienza ed efficacia. 

Non si può solo riscuotere il pedaggio: milioni di italiani ogni giorno rischiano la vita anche solo viaggiando.

Mostra il tuo sostegno con un "Mi Piace"!
  •  
Michele Tarantello

Nato a Carrara il 05-08-1997. Diplomato presso il Liceo Classico "A. Di Rudinì" ed oggi studente presso il dipartimento di Giurisprudenza dell'università di Catania.
Pensatore per natura e giornalista per passione.