Sono un italiano

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Lasciatemi cantare, con la chitarra in mano
Lasciatemi cantare una canzone piano piano
Lasciatemi cantare, perché ne sono fiero
Sono un italiano, un italiano vero.”

Sono ormai passati trentacinque anni da quando un noto cantante scrisse una canzone sugli italiani che, in pochissimo tempo, riscosse un grande successo, rendendo così immortale il nome del suo autore e divenendo un vero e proprio simbolo del bel paese. 

“L’Italiano” venne resa nota al pubblico nel 1983, durante la trentatreesima edizione del festival di Sanremo, da Totò Cutugno, che insieme a Cristiano Minellono, fu anche l’autore di questa indelebile canzone. In realtà, il testo era già stato scritto nel 1981, ed era destinato  alla celebre voce di Adriano Celentano, che declinò l’offerta successivamente accettata dal giovane cantante toscano. “L’Italiano” arrivo solo quinto, ma la sua forza si iniziò ad intravedere dal successo ottenuto nella speciale classifica “topic” (che potrebbe essere paragonata all’ odierno televoto) e dalle incredibile vendite che confermarono l’enorme successo che tale brano ebbe sul pubblico italiano. La canzone, infatti, oltre ad essere il brano simbolo del ricco repertorio di Cutugno, diventerà la canzone simbolo dell’ italia nel mondo. 

Dopo una breve introduzione strumentale, il brano procede nell’elenco di alcuni vizi, virtù, atteggiamenti e credenze che hanno contribuito in passato, e contribuiscono tutt’oggi, a creare un’immagine dell’italiano basata su una serie di luoghi comuni, conosciuti in tutto il mondo, che adornano questo popolo di un immagine culturale  folcloristica ormai storicamente radicata nell’immaginario collettivo. Già dalla primissime battute vediamo inneggiati “gli spaghetti al dente”, segno distintivo dell’italianità nel mondo e di quella cucina che primeggia in tutto il mondo. Cutugno passa dalla lode all’arte culinaria, alla rievocazioni di una personalità politica che nessun popolo può vantare: il presidente dal fazzoletto rosso, Sandro Pertini; uno degli ultimi rappresentanti della vera democrazia italiana. 

In un brano del genere non poteva mancare la citazione agli artisti. L’Italia da sempre è il bel paese “la dove si sona”, “un popolo di santi di poeti e di navigatori”, un paese d’artisti dove tutti furono, e sono, dediti alla creatività. Cutugno canta di un’Italia poetica, un’Italia molto legata alle tradizioni, di un paese segnato dall’eleganza e dai buoni profumi, di un paese strettamente collegato a Dio per la sua inclinazione strettamente cattolica e per il suo storico ruolo di patria del cattolicesimo. L’artista parla anche di un’Italia recentemente soggetta a trasformazioni che stanno dissolvendo la sua storica patina poetica, trasformazioni causate dal contatto con una certa cultura conformista,  basta sull’eccessiva industrializzazione e sulla produzione di massa che tende a trasformare le persone in codici a barre, “Con troppa America sui manifesti”. Un’Italia che sta perdendo la sua identità nazional-popolare per lasciare posto all’imporsi del modello americano dei talk show, dei fast food, a discapito di quella cucina storica da noi ideata e portata in cima al mondo, e di quella cultura storica, poetica e religiosa, che trova le proprie fondamenta già nel VII secolo A.C. .

“L’Italiano” è, dunque, un vero e proprio inno all’italianità, seppur costellato di stereotipi e facili riconoscimenti. Del resto il canto, per un italiano è vita, e se non canta “muore”. Clichès ? stereotipi? Luoghi comuni? Forse, Ma utili comunque  per analizzare, comprendere, riflettere sulla condizione odierna di un popolo che, oggi più che mai, si trova alle prese con situazioni che lo portano a dubitare, non solo della propria nazionalità, ma della propria natura di uomo civilizzato.

“Nulla al mondo è tanto mutevole come un italiano” (Indro Montanelli).

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Alberto Pantò

Nato a Bronte.
Studente di Beni Culturali - Storico Artistici presso l'Università di Catania.
Semino dubbio, raccolgo cultura, vivo di bellezza