Il rogo delle vanità

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Rio de Janeiro, 2 Settembre 2018, 19:30 locali, subito dopo la chiusura, lingue di fiamme hanno avvolto il National Museum of Brazil, che da pochi mesi aveva compiuto il suo bicentenario e che rappresentava la più antica istituzione scientifica del Brasile dedita alla storia naturale, all’archeologia e all’antropologia, punto di riferimento per tutto il Sud America .

Nonostante i vigili del fuoco abbiano operato incessantemente per cinque ore consecutive, poco o nulla si è potuto fare per salvare le collezioni che da duecento anni ospitava il museo.

Un danno incommensurabile se si pensa alla varietà dei reperti che vi erano custoditi, più di venti milioni di pezzi provenienti da svariate epoche e svariati luoghi, poco o nulla ci resta dei quattro affreschi provenienti da Pompei, di “Luzia” il più antico scheletro umano del Sud America risalente a 12.000 anni fa, della “Pedra do Bendego” il più grande meteorite ritrovato in Brasile, delle ceramiche etrusche o greche, della collezione di mummie andine…

Quest’incendio, le quali cause restano ancora sconosciute, rappresenta l’ennesimo “Stupro” alla cultura e all’ Identità Nazionale.
Chiunque, dotto o meno, non sarebbe riuscito a trattenere le lacrime davanti ad uno spettacolo del genere e le immagini non trasudano altro che dolore e disperazione per anni di storia divenuti improvvisamente nulla.

Uno scenario macabro, ma che cela una profonda verità: se ad oggi è possibile una tragedia del genere, le cause sono da ricondurre, in primis, a chi vede la cultura come una “Prostituta” e che cerca di sfruttarla e di trarne il massimo profitto in ogni modo possibile ed allo stesso tempo non fa nulla per valorizzarla, anzi, continua a sminuirla e a svenderla negandole i giusti e doverosi finanziamenti.

Non bisogna dimenticare infatti, che nonostante le cause del rogo non siano ancora chiare, il museo avevo subito degli ingenti tagli finanziari, tanto da non potersi permettere una copertura antincendio omogenea in tutte le sale, cosa che avrebbe sicuramente diminuito, ma non evitato, i danni recati dall’incendio.

Un scenario del genere dovette presentarsi anche nel caso della distruzione della Biblioteca d’Alessandria, considerata una tra le più grandi e tra le più importanti del mondo antico oltre che capitale dello scibile umano del tempo, della quale oggi non si sa ancora con certezza il numero di scritti divenuti cenere e fatto storico al quale fa riferimento il presidente del Funai,la fondazione indigena brasiliana, nel paragonare la portata del disastro.

Ma tornando a noi…
Perché Il rogo delle vanità ?

Subito dopo la cacciata dei Medici, Girolamo Savonarola istituì una serie di questi falò, il più famoso fu quello del 7 Febbraio 1497 , dove i seguaci del monaco sequestrarono e diedero alle fiamme numerosi beni materiali , ritenuti fonte di “vanità” tra cui opere d’arte e manoscritti, colpevoli di aver gettato Firenze nel peccato e nella depravazione e al quale si crede abbiano preso parte anche Botticelli, Baccio e Lorenzo Di Credi, immolando alcune loro opere. Insomma, un vero e proprio crimine al sapere e alla cultura.

Ciò che fa rabbia e desta stupore è il modo in cui eventi del genere, seppur in modalità differenti, si ripresentino ciclicamente.
Si afferma spesso che la Storia è maestra di vita ma in casi del genere ci si rende conto di quanto non si reputi importante quest’ultima tanto da ricadere ripetutamente negli stessi errori.

Se solo il sistema scolastico fosse impostato diversamente, si prendesse coscienza che Sapere è Potere e s’imparasse a Studiare in massa, non soltanto per il giudizio, ma in maniera critica, le cose andrebbero sicuramente in modo diverso.

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Carla Livolsi

Nata a Nicosia il 12/06/1997.
Studentessa di Beni Culturali storico-artistici presso l’Università degli studi di Catania.

Curiosa per antonomasia ,mi nutro d’ogni forma d’arte e vivo con la valigia tra le mani .