Buio a Mezzogiorno

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L’opposizione è in preda a crisi esistenziali: “esiste il PD? E’ mai esistito? E se c’è, perché non parla?” (domande tipo di un elettore tipo).

Il governo – se non è impegnato a fare gli occhi truci agli africani sui barconi – si dedica a smentire ciò che aveva promesso (vero, Di Maio, che l’Ilva era da chiudere?). Così, il Sud, che sarebbe un tema politico serio e urgente, è sparito da ogni agenda, da ogni dibattito. Per quello che vale, ci proviamo noi.

Dunque: ogni anno, nei torridi giorni d’estate, tra luglio e agosto, quando siamo a mare a leccarci la salsedine, quando i ghiaccioli alla menta ci sporcano irrimediabilmente la camicia e quando, sfiniti da qualche bracciata nell’acqua fresca, nostro passatempo prediletto è insultare le turbe di turisti tedeschi che ci invadono (quelli si), proprio in quel periodo di pigre fantasie, dell’abbraccio estenuante del caldo umido, di amorini, distrazioni e sibili di vento accolti come benedizioni, viene pubblicato il rapporto SviMez.

Ogni anno l’Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno fornisce un puntuale resoconto della situazione economica del Sud. Che buona non è. Neanche quest’anno. Nel 2019 si prospetta “un dimezzamento del tasso di sviluppo”: la crescita del Centro-Nord sarà dell’1,25 e solo dello 0,7% al Sud. La spesa pubblica da Roma in su è cresciuta dello 0,5% dal 2008 ad oggi, è calata del 7,1% nel Mezzogiorno. Se nel resto d’Italia il Pil crescerà dell’1,4% qui dabbasso solo dell’1. “Il numero di famiglie meridionali con tutti i componenti in cerca di occupazione è raddoppiato dal 2010 al 2018, da 362mila a 600mila”, concentrate soprattutto nei grandi centri urbani.

Da sottolineare anche il fenomeno dei working poors, quegli impieghi a bassa retribuzione, dequalificati e in nero che creano un paradosso: molti gli occupati ma per brevi periodi, con bassi compensi e non tracciati. La “fuga” dalle regioni meridionali ha toccato quota 1 milione e 833mila residenti: l’equivalente circa della Calabria intera ha emigrato per cercare lavoro. Di queste persone la metà non ha più di 35 anni, un quinto è laureata. Questi i dati, i “freddi numeri”: l’articolo potrebbe concludersi qui.

Però c’è Fabio, l’autista del mio autobus. Prototipo di un certo elettore, di un certo partito che non nomino, con qualche scivolamento leggero leggero in posizioni impercettibilmente autoritarie (ma lui non lo sa!), non mi crede. – Tu leggi le statistiche, i dati l’Istat…–  e mi guarda con aria di sfida, calma, ma di chi sa che sta per vincere -e tu, che sei pure ‘struito, non lo sai che sono controllate dai poteri forti? Dei giornali, della televisione, non mi fido… Troppe mangiatoie in giro…

A nulla valgono dati, numeri, percentuali, se non sono calati nella realtà, nella vita di tutti i giorni. Se passano sotto silenzio, non sono notizie. Un conto è leggerli, questi dati, un conto è sentirli: ragionarci, discuterne, trovare interpretazioni e soluzioni. Nessun governo (partendo anche solo dal Primo Prodi) si è mai occupato del Sud: l’indifferenza ha messo d’accordo tutti. E fin quando i riflettori saranno altrove, fin quando si discute di migranti, di pace fiscale, di vitalizi e “spazzacorrotti”, fin quando continueremo a farci imbottire di false indignazioni e cospirazioni, di “terze repubbliche” e “governi del cambiamento”, di rivoluzioni di carta, qui al Mezzogiorno sarà ancora buio.

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Marcello Fisichella

Nato a Napoli nel '98, dagli anni del liceo, classico, mi sono trasferito a Catania. Frequento il primo anno di lettere moderne qui a Catania.