Are you lost in this world like me?

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“Solo due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana”

Estrarre ed “usurpare” – perché no – la frase del celeberrimo Einstein, è utile per centrare il nocciolo della questione.

Prima di svelare il protagonista di questo articolo, è essenziale guardare il video qui sotto allegato:

L’autore di questi cortometraggi si chiama Steve Cutts: un animatore ed illustratore inglese che, dopo aver lasciato il suo impiego presso l’agenzia creativa inglese “Glue Isobar”, ha deciso di dedicare la sua vita alla realizzazione di immagini e filmati che rappresentino gli eccessi della società moderna.

Una società sempre più chiusa in se stessa che millanta onnipotenza e progresso e che invece è rimasta bloccata nella sua stessa trappola, diventandone succube… per capire meglio la visione di Cutts, bisogna analizzare il precedente filmato.

Protagonista è un bambino, scelta non casuale, il fanciullo infatti ha ancora la capacità di meravigliarsi, smarrirsi… più semplicemente, di provare emozioni, emozioni che sembrano essere state assorbite dalle “scatole” che tutte le persone stringono ossessivamente in mano, Cutts usa spesso questo appellativo per riferirsi ai telefoni cellulare di ultima generazione, che ritiene essere proprio delle scatole che inglobano il cervello e lo imbottiscono di fallacità e futilità.

Gli adulti, dimentichi del mondo che li circonda, camminano imperterriti verso una meta imprecisata, l’unico elemento che cattura la loro attenzione è tutto ciò che quella scatola contiene e nasconde; il bambino, in un palese stato di malessere, viene ignorato e calpestato dalle loro ombre, anche qui la scelta di immagini è importante: le “ombre” che travolgono il bambino, sono ciò che è rimasto dell’uomo, diventato fantasma di se stesso.

Il fanciullo, stanco di quest’inerzia, decide di addentrarsi nei meandri della città per smuovere tutti dal torpore che li annienta, ma il suo tentativo è chiaramente inutile, tutti sono ormai ossessionati.

Particolare da non tralasciare è la scelta di colori: quasi tutto il filmato è in bianco e nero, come ad incorniciare l’apatia che regna sovrana, in una delle scene protagoniste, viene infatti raffigurata una ragazza sola e triste il cui volto spento si illumina una volta entrato nel raggio d’azione dello schermo che, come per “magia”, prende colore.

La denuncia di Cutts non risparmia nessuno e gli ultimi secondi del filmato scendono anche nel macabro mostrando il suicidio – consumatosi sotto l’indifferenza e la freddezza dei presenti – di una giovane ragazza la cui unica colpa era stata quella di ballare, divertirsi ed esprimersi durante una festa, troppo pesante da sopportare però la derisione dei “leoni da tastiera” che avevano etichettato e condannato quelle azioni troppo espressive; una pesante e solitaria lacrima solca solo il viso del bambino che, stremato, va’ a rintanarsi in un angolo a piangere la sua solitudine.

Il video ha una chiusura a cerchio: finalmente viene mostrata quella meta che tutti avevano seguito per inerzia… i passi ignari degli uomini si interrompono in un precipizio buio e vuoto dove tutti cadono inevitabilmente.

Alcuni hanno criticato la realtà mostrata dal famoso illustratore, ritenendola eccessivamente negativa ed esasperante, molti però sono riusciti a capire che dietro quel voluto estremismo, si cela la volontà di far aprire gli occhi ad una società che ha bisogno di ascoltare il bambino che è in lei, così da evitare di cadere in quel “baratro” senza ritorno.

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Andreamaria Santoro

Nata a Catania il 29/12/1998.
Diplomata al Liceo Classico “Gorgia” di Lentini.
Studentessa della facoltà di Giurisprudenza presso L’Università degli Studi di Catania.
Amante della cultura greca e giapponese.
Anima gattopardiana.