Ora che ho perso la vista ci vedo di più

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Non tornare più, non ci pensare mai a noi, non ti voltare, non scrivere, non ti fare fottere dalla nostalgia, dimenticaci tutti. Se non resisti e torni indietro, non venirmi a trovare, non ti faccio entrare a casa mia. O capisti? Qualunque cosa farai, amala, come amavi la cabina del paradiso quando eri picciriddu

Questa è la malinconica frase che Alfredo (Philppe Noiret) dice all’ormai cresciuto Totò, al momento della sua partenza da Giancaldo. “Nuovo cinema paradiso” è la celebrazione dell’amore nei suoi più diversi e multiformi aspetti. La pellicola diventa campo di un’ intrecciata rete di relazioni che passano tutte tra le fila del cinema paradiso e tra le strade polverose di una fittizia cittadina siciliana, Giancaldo. 

“Nuovo cinema paradiso” è anche la celebrazione della storia nella sua più vera accezione, infatti lo studio del passato diventa obiettivo primo del regista del film, Giuseppe Tornatore, che rievoca il passato dei suoi più grandi amori, la Sicilia e il cinema, di cui ripercorre i cambiamenti e gli sviluppi attraverso gli occhi di Totò e le mura della sua seconda casa, il cinema paradiso. 

Salvatore di Vita, interpretato con naturalezza dal giovanissimo Salvatore Cascio, è un vivace ragazzino di dieci anni che ha deciso di fare del cinematografo del paese la sua prima passione. Trascorre, infatti, le sue giornate nella stretta cabina registrando con gli occhi del cuore il lavoro del proiezionista Alfredo, che con il tempo  diventerà per Totò una figura paterna, da sempre mancante per il ragazzino.

In questo film apprezziamo il vecchio cinema della seconda metà degli anni 40, quando la pellicola non girava da sola, quando mostri sacri come Totò e Charlie Chaplin dilettavano le sale dei cinematografi, quando il principale lavoro del proiezionista era quello di eseguire meticolosi tagli per accondiscendere le fobie morali del parroco del paese, scena più volte riproposta nel film. 

Tornatore è abile nel ricostruire, attentamente, la società e la mentalità siciliana di quel periodo, caratterizzando con note folkloristiche e talvolta con echi felliniani, senza mai scadere nel banale e nella caricatura, i cittadini di Giancaldo che, tra le sedie del cinema paradiso, ci fanno sorridere, mentre schiamazzano imitando gli indiani dei kolossal americani, mentre fumano e bevono all’interno della sala. 

Questo voluto e perpetuo realismo è perfetto per rappresentare una collettività multiforme segnata dalla guerra e dalla voglia di liberare i pensieri e sognare davanti all’unico divertimento dell’epoca. La celebrazione e l’evoluzione della settima arte avviene all’interno del cinema stesso, mediante la proiezione all’ interno del cinema paradiso di scene iconiche  che hanno segnato la storia del grande schermo, dai tagli ai  baci all’interno del film popolare, passando per la marionetta Totò e la dinamicità di Alberto Sordi, sino al boom dei western statunitensi, il tutto seguito dagli occhi sempre più grandi e attenti di Totò.

Lo slancio emotivo che la pellicola ci dona, è ancor più enfatizzato dalle sublimi note di Ennio Morricone, che ci guidano tra i momenti più intensi e significativi della vita del protagonista come una chiave di lettura, come un vocabolario dell’Animo di Totò. 

Sono passati 30 anni da quando Tornatore donò al cinema mondiale “Nuovo cinema paradiso”, che sarà premiato di li a poco con l’oscar come miglior film straniero. Tutti conosciamo questa storia, tutti almeno una volta siamo rimasti profondamente commossi dalla parole, dalle scene e dalle note di questo classico senza tempo, e non è errato dire  che in molti si sono innamorati del cinema proprio grazie a questa piccola grande storia.

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Alberto Pantò

Nato a Bronte.
Studente di Beni Culturali - Storico Artistici presso l'Università di Catania.
Semino dubbio, raccolgo cultura, vivo di bellezza