La musica come espressione di libertà: intervista a Flaviano Pennisi

3' di lettura

Lo ha chiamato “Suonare Unniedderè Project”.
Tre parole, una italiana, una siciliana ed una inglese, stanno alla base di un progetto molto innovativo che porta avanti un giovane ragazzo catanese, di soli 28 anni: il suo nome è Flaviano Pennisi.

Sembra una storia già scritta quella di Flaviano, figlio e fratello d’arte, il padre e fratello sono infatti batteristi come lui, la sorella è una pianista. Autodidatta sin dall’età di sei anni, inizia il suo percorso musicale a 18 anni studiando la batteria. E’ proprio questo strumento che lo porterà a dare inizio a un progetto, a una storia che ha dello straordinario. Infatti, col passare del tempo, Flaviano diviene uno dei batteristi più apprezzati della Sicilia grazie al suo drumming innovativo che fonde al suono della batteria quello delle percussioni, pur rimanendo fedele agli studi classici che, uniti alle tecniche moderne, danno vita ad un drumming tecnico, e allo stesso tempo creativo, emozionale e coinvolgente.

Il suo attuale progetto consiste nel portare l’arte delle percussioni in strada. Flaviano si esibisce utilizzando un set naturale, una combinazione di batteria e percussioni che porta ovunque e a qualsiasi orario. Può capitare così di vederlo suonare in una storica piazza di paese, sul lungomare di Catania o dinnanzi una chiesa. Il progetto, come ci tiene a precisare lui stesso, non è a scopo di lucro, ma vuole essere un occasione per avvicinare i giovani all’arte delle percussioni.

Noi ragazzi di Controverso abbiamo avuto la fortuna di conoscere la storia di Flaviano e il suo audace progetto. Pertanto, ne abbiamo approfittato per fargli qualche domanda:

Ciao Flaviano, raccontaci prima di tutto da dove nasce questa tua passione per la batteria. Chi ti ha ispirato?

La mia passione nasce da piccolissimo, fu proprio mio padre batterista a trasmettermela e così, seguendo i suoi insegnamenti, iniziai a suonare all’età di 6 anni. Raggiunsi velocemente un buon livello, tanto da attirare l’attenzione di tutta la mia famiglia e così, all’età di 18 anni, intrapresi gli studi presso la scuola di batteria del maestro franco Barresi (noto batterista di Mario venuti, Mannarino ecc).

La tua famiglia è una famiglia di musicisti. Che impatto ha avuto sulla tua scelta?

La mia è una famiglia di musicisti e per questo mi definisco un figlio d’arte. Posso dire di aver avuto un grande appoggio per ciò che riguarda il mio percorso artistico. I miei fratelli mi seguono in tutti i Live e mi incitano a dare sempre il massimo.

Parlaci un po’ del tuo progetto: da cosa nasce, a cosa deve il suo nome e quale vuole essere lo scopo?

Il mio progetto nasce dalla mia volontà di portare ovunque l’arte della batteria, contagiare quanta più gente possibile, avvicinare i giovani e i più profani alla scoperta di questa arte, diffondere cultura attraverso la musica e lanciare un chiaro messaggio: la musica e lo studio di uno strumento molte volte possono salvare una vita ed allontanare un individuo dall’intraprendere cattive strade. Ovviamente voglio anche trasmettere il mio particolare modo di suonare la batteria, difatti il mio è uno stile a metà strada tra un batterista ed un percussionista.
Per quanto riguarda il nome, ho scelto una parola italiana, una parola in siciliano arcaico e una in inglese per dare un tocco internazionale al progetto che è conosciuto anche a Londra, difatti ne hanno parlato Music Crown e The Drummer’s journal, importanti riviste londinesi. Naturalmente Unniedderè significa ovunque.
Un altro tema del mio progetto è quello di far scoprire i posti più belli della mia terra attraverso i video che realizzo per ogni tappa del progetto. Porto la batteria laddove non si era mai vista suonare una, come, ad esempio, la tappa all’interno della pescheria di Catania, a Fera o l’uni (mercato storico di Catania), al Castello di Mazzarino ecc.

Cosa significa per te la musica e fare musica?

Per me, innanzitutto, la musica è vita ed è anche un mestiere,  perché è quello che faccio nella vita. Fare musica significa trasmettere le proprie emozioni, condividerle con gli altri e dire tutto ciò che a volte non riusciamo a dire a parole. La musica è libertà, aggregazione e condivisione.

Che consiglio daresti ai ragazzi di oggi che vogliono inseguire i propri sogni, sulla scia di quello che stai realizzando con questo progetto?

Ai giovani di oggi consiglio di concentrarsi seriamente sul proprio obiettivo e di non abbattersi mai, anche quando la strada sembra in salita, perchè, chi ha cuore e talento, prima o poi fará parlare di sé.

Mostra il tuo sostegno con un "Mi Piace"!
Andrea Carbonaro

Nato a Catania, il 21/10/96.
Diplomato presso il Liceo Classico "Concetto Marchesi" di Mascalucia.
Studente presso l'Università degli Studi di Messina, facoltà di Medicina e Chirurgia.

Sempre controcorrente, mai controcuore.

Un commento ci fa sempre piacere!

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.