Lehman Brothers, 10 anni dopo. Com’è cambiato il mondo del lavoro in Italia dopo la crisi del 2008?

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Il 15 settembre 2008 falliva la Lehman Brothers, società che si occupava di servizi finanziari in tutto il mondo. Il fallimento di essa è stato causato dallo scoppio della “bolla speculativa” immobiliare e con la recessione incominciata nell’ agosto del 2007. Si arrivó ad un crisi finanziaria seconda solo alla “grande depressione” del 1929.

Ma com’è cambiato in Italia il mondo del lavoro dopo 10 anni?

I lavori più richiesti
Prima tra i lavori più richiesti c’erano i commessi, ora sono stati scavalcati dai camerieri, cuochi e conduttori di mezzi pesanti e camion. Inoltre, oggi ci sono professioni molti difficili da reperire e che 10 anni fa non erano neanche previste come: analisti e progettisti di software e tecnici esperti di app. Ma anche lavori che tutt’oggi  sono ancora sconosciuti come: il blockchain expert e lo chief digital officier. Il blockchain expert è un professionista che si occupa di scrivere protocolli per lo scambio di criptovalute, invece lo chief digital officier si occupa della digitalizzazione delle aziende, cioè il rinnovamento tecnologico.

Lavori “in via di estinzione”
L’avvento dell’ e-commerce ha cambiato il panorama lavorativo. Oggi non vengono richieste figure che non hanno una specializzazione come operai non specializzati, impiegati generici e commessi che non conoscono lingue straniere.

Struttura del lavoro e contratti
La struttura del lavoro è mutata rispetto al 2008. Oggi ci sono 500.000 lavoratori indipendenti, contratti a tempo indeterminato in calo e l’aumento dei contratti a tempo determinato, ben 400.000 in più. Inoltre il 78% dei contratti si conclude entro un anno, con un aumento del 6% rispetto al 2008. In 10 anni sono aumentati anche i “part time”, con 1 milione di lavoratori in più che ne usufruiscono. Si è passati dal 14,5% del 2008 al 19 % del 2018.

Gig Economy
Oltre le strutture tipiche dei contratti tradizionali, è nata e si sta ampliando sempre di più la “gig economy” o “economia dei lavoretti”. I lavoratori svolgono prestazioni occasionali per conto di società con delle piattaformi online. L’unico compito della società è coniugare domanda e offerta, tutto il resto lo fa il lavoratore, che nella maggior parte dei casi ha la partita iva e non viene stipendiato dalla società. Facendo esempi, parliamo di Uber, nel settore dei trasporti o di Just Eat e Foodora nel settore delle consegne a domicilio (pizze, sushi ecc.). Tutte hanno la stessa filosofia di lavoro, un lavoro volontario, privo di vincoli di subordinazione, senza diritti o comunque, troppo pochi. Questo perché il Diritto del lavoro non è riuscito a mettere dei limiti nel settore della gig economy. Si potrebbe migliorare, sia mettendo dei “paletti” con il Diritto del lavoro, ma anche frenando o modificando le scelte dei consumatori, sensibilizzandoli.

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Carmelo Schillaci

Nato a Cuneo il 15/01/2001. Frequenta il quinto anno del liceo "Concetto Marchesi" di Mascalucia.
"Gli uomini passano, le idee restano e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini"
Giovanni Falcone