Cena tra amici

2' di lettura

PD, sintesi degli episodi precedenti: dopo il rovinoso risultato del 4 marzo – il 19% appena – Renzi si dimette da segretario, non prima di aver bloccato qualsiasi tentativo di accordo coi 5S. Gli subentra Martina, ma ad interim: dovrebbe essere fissata la data del congresso e le primarie per le elezioni del nuovo segretario.

Ad oggi né l’una né l’altra cosa è avvenuta perché le correnti, i fiumiciattoli e gli stagni del partito non trovano un accordo. Se lo stesso Martina è incerto sul candidarsi e Renzi fatica a trovare un uomo da proporre (Delrio?), l’unico candidato per ora certo è Zingaretti.

Incline al dialogo coi 5S, il presidente del Lazio è osteggiato da Renzi, che ancora detiene un grande peso all’interno del partito. Intanto, in mezzo a questi giochi di palazzo, il PD è tagliato fuori dal dibattito -politico e pubblico- del Paese.

La formazione guidata da Martina sembra incapace di incunearsi nelle pur tante divergenze fra gli alleati di governo “pentaleghisti” (gli attriti su flat tax e reddito di cittadinanza), né di fare un opposizione seria, ponendo tematiche e problemi veri (come il recupero del Mezzogiorno, politiche del lavoro). I sondaggi -non a caso- danno i democratici sotto il 17%.

In questa confusa situazione, ecco però il colpo di genio: Calenda invita Minniti, Renzi e Gentiloni a casa sua. A cena. Questo è un invito formale, martedì a cena da me per essere operativi. Invito pubblico per renderlo più incisivo, ma risposta privata va benissimo”. Potrebbe essere l’annuncio di qualche cuore solitario su un sito di incontri (tipo: “distinto, bella presenza, cerca una lei sensibile, no perditempo.”) e invece è proprio l’ex ministro dello Sviluppo economico. L’invito è stato declinato da tutti e tre, ovviamente.

Il Pd è da tempo accusato di essere lontano dai bisogni reali delle persone, espressione di “elite”, di “establishment”: sarebbe stato l’ennesimo autogol rinchiudersi in quattro per tentare di risolvere la più grave crisi che il partito abbia finora affrontato in una “cena privata”. Umiliato e offeso dal rifiuto, Calenda ha sentenziato che il PD è “da estinzione” e che “l’unico segretario possibile è uno psichiatra“.

A Calenda si dovrebbe ricordare che non lavora più alla Ferrari o in Confindustria. In quegli ambienti affari e trattative si concludono tra una portata e l’altra, in politica una cena a quattro non basta per rimettere in sesto un partito. Ma Calenda ci è utile per questo: dimostra quanto scadente e sprovveduto sia il dibattito nel PD, il suo “scivolamento a destra”, verso un cauto moderatismo. Un quarantacinquenne con il ciuffetto, un manager rampante, espressione e prodotto dell’Alta Finanza, che ha fatto carriera con Montezemolo, si propone come leader di una forza progressista, come “voce autorevole”.

“… [Oggi] pur essendo votate a un intrinseca vocazione particolarista, le oligarchie economiche assumono in prima persona anche un esplicito ruolo politico” (Domenico Fisichella)

Mostra il tuo sostegno con un "Mi Piace"!
  •  
Marcello Fisichella

Nato a Napoli nel '98, dagli anni del liceo, classico, mi sono trasferito a Catania. Frequento il primo anno di lettere moderne qui a Catania.