Ride – Godetevi la corsa

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Negli ultimi anni in cinema italiano, dopo un lungo periodo di stasi in cui la produzione cinematografica si incentrava da un lato sulle pellicole dette “da festival”, dall’altro su commedie banali e facilmente dimenticabili, ha iniziato a deliziarci con numerosi prodotti che hanno inaugurato un nuovo modo di fare cinema in Italia.

Si è spaziati dal genere supereroistico (con il riuscitissimo Lo Chiamavano Jeeg Robot di Gabriele Mainetti e il meno riuscito Il ragazzo invisibile di Gabriele Salvatores) a quello automoblistico (Veloce come il vento), fino ad arrivare a Mine di Fabio Guaglione e Fabio Resinaro, un ottimo war movie che riusciva a tenere con fiato sospeso durante tutta la sua durata.

E proprio Guaglione e Resinaro sono coinvolti nella produzione di Ride, opera prima di Jacopo Rondinelli, un sorprendente action/thriller approdato nelle sale italiane il 6 Settembre 2018 e, forse, purtroppo, passato inosservato.

Ride è una vera e propria bomba ad orologeria e lo lascia intuire sin dai primi minuti presentandoci i due protagonisti, Max (Lorenzo Richelmy) e Kyle (Ludovic Hughes), due ciclisti amanti dell’estremo che postano online i video delle loro follie acrobatiche riprese tramite delle GoPro. E sono proprio le GoPro il cuore della narrazione, in quanto, con Ride, ci troviamo di fronte ad un’opera che sfrutta appieno la tecnologia delle action cam ideate da Nick Woodman.

Prima di Rondinelli, un altro regista aveva adottato questa tecnica di ripresa. Stiamo parlando di Ilya Naishuller e del suo Hardcore! (Titolo originale: Hardocre Henry), un action mozzafiato e adrenalinico che, proprio grazie all’utilizzo di un’unica action cam si qualificava quasi come un FPS (First Person Shooter), facendo sì che l’intera pellicola fosse composta da un lunghissimo piano sequenza, interrotto, strategicamente, in determinati momenti, con lo scopo di concedere al pubblico la possibilità di prendere una pausa da quell’azione frenetica.

Se Hardcore! si era rivelato un ottimo esperimento, Ride potrebbe addirittura averlo superato, grazie all’impiego di numerosissime action cam, sparse praticamente ovunque, che riescono a restituire allo spettatore un quadro completo di ciò che accade ai personaggi e di ciò che vi è nell’ambiente in cui si muovono.

È presente, in questo film, la tematica del riscatto, infatti Ride, da questo punto di vista, strizza tanto l’occhio ai classici heist movie in cui i personaggi sono soliti prendere parte ad un ultimo grande colpo prima di “sistemarsi”.

Ecco, nel caso di Ride si tratta di un’ultima corsa, dell’ultimo momento estremo dei due protagonisti che decideranno, spinti dalle proprie, personalissime, motivazioni, di prendere parte ad una competizione indetta dalla misteriosa azienda Black Babylon che vede in palio un premio da 250.000 dollari.

Sin dal primo momento Ride riesce a porre le basi per quello che sarà un intrattenimento molto adrenalinico che, se da un lato strizza l’occhio a pellicole come Hunger Games o Maze Runner, caratterizzate da sfide di sopravvivenza in un ambiente chiuso e ostile, fatte per il puro diletto di chi le osserva attraverso le telecamere; dall’altro riesce a distanziarsene creando una trama che, addirittura, arriva a sfociare in alcuni elementi horror, tipici di determinati film di questo genere che hanno dato prova, nel corso del tempo, di essere sempre all’altezza delle aspettative.

Ride è adrenalina, è azione ma, soprattutto è tecnica. Rondinelli, infatti, con questa pellicola, ha dato un’ottima prova di sé, riuscendo ad utilizzare in maniera sapiente la tecnologia delle GoPro, la quale, unita ad un montaggio davvero eccezionale che, nonostante l’arduo compito di dover mettere insieme molteplici punti di vista, risulta sempre fluido, restituisce al pubblico la sensazione di essere parte di ciò che sta vedendo; di essere tra i veri spettatori della gara. 

Di certo Ride non è esente da vizi e momenti un tantino disorientanti ma, tutto sommato, si tratta di difetti su cui su può benissimo sorvolare, riuscendo, il film, ad adempiere al suo compito principale: intrattenere.

Inoltre, è necessario sottolineare che Rondinelli, insieme a Guaglione e Resinaro, ha dato vita ad un vero e proprio universo narrativo, nel quale prenderanno posto un fumetto e un libro, entrambi spin-off della pellicola. Il primo, scritto dallo stesso Guaglione insieme ad Adriano Barone e disegnato da Andrea Broccardo, è approdato nelle edicole con la Gazzetta dello Sport proprio il 6 Settembre con 6 copertine differenti e si focalizza sulla storia di Clara, uno dei personaggi presenti nel film.

Il secondo, invece, intitolato Ride – Il Gioco Del Custode, scritto da Adriano Barone e pubblicato da Mondadori in collaborazione con Lucky Red, è incentrato sulla vicenda di Joe, impiegato come custode presso la Black Babylon.

Insomma di certo possiamo dire che con Ride, Rondinelli ha dato vita a qualcosa che raramente abbiamo visto nel cinema italiano e che, addirittura, arriva a travalicare i “limiti” della sala cinematografica. Di certo viene da chiedersi se il “franchise” messo in piedi dalla factory di Fabio Guaglione e Fabio Resinaro sfornerà nuovi prodotti. Per il momento non possiamo saperlo. L’unica cosa che possiamo fare è goderci la corsa.

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Vito Damigella

Vito Damigella, 22 anni. Sognatore di professione, personal trainer, filmaker indipendente e amante della settima arte.

Diplomato presso il Liceo Classico "C. Marchesi", porta avanti la sua passione per il cinema sul suo canale youtube "VStudios" in qualità di regista, attore, doppiatore e sceneggiatore; mentre, nel tempo libero, prosegue gli studi in ambito universitario.