The Nun

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Era il 2016 quando Valak, il demone-suora, terrorizzava gli animi degli spettatori durante la visione di The Conjuring 2 (L’evocazione 2), irrompendo prepotentemente nell’immaginario collettivo grazie alla propria maestosa presenza.

Sappiamo benissimo quanta fortuna abbia avuto, e stia avendo, il brand messo in piedi da James Wan, talentuoso regista dei primi due capitoli di The Conjuring. Attualmente, infatti, The Nun – La Vocazione Del Male è la quinta pellicola del già citato franchise cinematografico che sta sempre di più allargando e approfondendo il proprio universo, conquistandosi un posticino nel cuore degli amanti dell’horror.

L’attesa e la curiosità che ruotavano attorno a The Nun, sin dal suo annuncio, erano enormi, così come la paura che venisse fuori un prodotto non all’altezza delle aspettative. Tra l’altro l’ultima esperienza con un horror molto atteso (sì, mi sto riferendo proprio a Slender Man) era stata davvero terrificante. E non nel senso buono del termine.

Ma prima di rivelare se il film si ha disatteso o meno le aspettatibe procediamo per gradi.

Innanzitutto bisogna sottolineare che il concept di partenza è davvero forte e accattivante. Il fatto stesso che un demone prenda le sembianze di una suora (attenzione: ne prende le sembianze, non se ne impossessa), in totale sfregio alla sacralità, lascia intendere il ruolo quasi inesistente esercitato dal sacro e l’immenso potere del male che quasi se ne fa beffe, arrivando addirittura a “possedere” e pervadere un intero convento. Solo a pensare una cosa del genere ci si sente abbandonati, impotenti. La religione, la sacralità, d’altronde, giocano un ruolo importante nella vita di molti esseri umani e se pure l’ultimo baluardo di salvezza, se proprio il sacro viene dissacrato, che speranza rimane per l’uomo?

Ammettetelo, anche a voi, pensandoci su, è corso un brivido lungo la schiena. 

Ma, brividi e concept a parte, veniamo al film. 

Volendo, potremmo adottare due chiavi di lettura differenti per decifrare la pellicola: da un lato la si potrebbe leggere come la classica pellicola horror dalle pretese non eccessivamente elevate che punta semplicemente ad intrattenere e divertire lo spettatore; dall’altro come ciò che, in parte, realmente è: un nuovo capitolo dell’universo ‘The Conjuring’.

Se vista nel primo modo, The Nun, è una buona pellicola, afferente a quella tipologia di horror detti B-Movie che riescono sempre ad intrattenere piacevolmente. Ha una buona gestione dei tempi, e dei tempi comici nello specifico (elemento che se da un lato è un pregio dall’altro è un difetto) ma, soprattutto è colma di citazioni e riferimenti a svariati prodotti del cinema horror che, nel tempo, hanno sempre regalato grandi emozioni. Ci sono riferimenti a L’esorcista, pellicola ben nota al pubblico, così come a Paura nella città dei morti viventi di Lucio Fulci, un maestro del cinema di genere in Italia, magari sconosciuto a tanti (recuperate qualche sua pellicola, non ve ne pentirete, fidatevi). Insomma, visto sotto quest’ottica, tutto sommato, The Nun è un film che sa farsi apprezzare per diversi motivi.


E se volessimo, invece, intenderlo con la seconda tra le chiavi di lettura citate?

Be’, in questo caso, è triste dover constatare come la pellicola non riesca affatto a reggere il confronto con The Conjuring 2, un confronto inevitabile, tra l’altro, visto e considerato che in entrambe le pellicole Valak ricopre un ruolo di primaria importanza. E sono proprio quei tempi comici di cui si è parlato, forse, a costituire il più grande problema del film poiché riescono a svilire una narrazione che sarebbe potuta essere ben più drammatica e tormentata di quanto in realtà si sia rivelata. Vi sono poi degli elementi che entrano in forte disaccordo con quanto visto nei precedenti capitoli della saga, riuscendo questi ultimi nell’intento di essere tremendamente realistici. E non si tratta del fatto che la figura Valak, a differenza dei coniugi Warren e di Annabelle, sia totalmente inventata, abbiamo visto infatti quanta potenza riuscisse a trasmettere in The Conjuring 2; si tratta di determinate sequenze, quasi al limite del ridicolo, in cui il “fattore realismo”, che vacilla comunque durante l’intero film, viene proprio meno. Un elemento, questo, che nei precedenti prodotti riusciva ad enfatizzare il rapporto che si veniva ad instaurare tra i personaggi e il pubblico stesso.


Purtroppo, quindi, se inteso propriamente come facente parte della saga nata dalle mani di James Wan, The Nun è un film che non lascia per niente appagati. Un pregio però ce l’ha, anzi due: riuscire a creare un collegamento forte e sensato con gli eventi visti nei film precedenti e mettere in scena personaggio di grandissimo carisma. Le varie apparizioni di Valak, infatti, risultano sempre efficaci e di grande impatto sul pubblico. Di certo però, se la pellicola fosse stata gestita diversamente, e cioè come un vero e proprio spin-off di The Conjuring 2, restituendo lo stesso tipo di sensazioni al pubblico, gli amanti della saga sarebbero stati decisamente più soddisfatti. 

In conclusione possiamo dire che The Nun – La Vocazione Del Male non è un brutto film ma, di certo, non riesce pienamente a decollare, nonostante strizzi tantissimo l’occhio agli amanti del cinema horror.

Insomma, un vero pecca†o


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Vito Damigella

Vito Damigella, 22 anni. Sognatore di professione, personal trainer, filmaker indipendente e amante della settima arte.

Diplomato presso il Liceo Classico "C. Marchesi", porta avanti la sua passione per il cinema sul suo canale youtube "VStudios" in qualità di regista, attore, doppiatore e sceneggiatore; mentre, nel tempo libero, prosegue gli studi in ambito universitario.