Sistema Ciancio: i tribunali da soli non bastano

3' di lettura

Il sequestro delle società di Mario Ciancio Sanfilippo è un fatto di straordinaria rilevanza per la storia di Catania. Un’occasione storica per fare definitivamente chiarezza sulla eventuale commistione di fondi leciti e risorse illegali di cui il gruppo del potente imprenditore si sarebbe avvalso anche per finanziare il proprio quotidiano “La Sicilia” e le sue emittenti. 

E’ bene tenere presente che il sequestro dei 150 milioni disposto dalla Procura è una misura preventiva: il processo a Mario Ciancio Sanfilippo, imputato – lo ricordiamo – per concorso esterno in associazione mafiosa è un’altra partita, ancora tutta da giocare. Sarà infatti difficile dimostrare la tesi dell’accusa: e per limiti biologici (Ciancio ha più di 80 anni) e per la natura stessa del reato ipotizzato. 

Sarebbe un errore quindi affidarsi esclusivamente al lavoro – lodevole- della Magistratura. E’ invece urgente e necessario aprire ed allargare il dibattito sulla figura di Ciancio (come editore e imprenditore), sul ruolo -centrale- che ha assunto in oltre quarant’anni di Storia catanese. Quarant’anni che hanno mutato profondamente la città, che hanno visto un poderoso sviluppo, accompagnato da storture, corruzioni e infiltrazioni mafiose spesso sistemiche, strutturali. Ciò che ha rappresentato e rappresenta Ciancio per Catania è troppo importante, troppo radicato, perché il suo caso resti confinato nelle aule di un tribunale: bisogna che si affermi un discorso pubblico, collettivo.

Perché fino a prova contraria Ciancio è innocente, ma allo stesso tempo è impossibile non notare le anomalie, l’opacità che contraddistinguono le azioni e le proprietà dell’editore/imprenditore. Questo doppio ruolo è (purtroppo) una consuetudine in Italia, ma solo a Catania l’unico quotidiano stampato, La Sicilia, è riuscita nell’impresa di pubblicare una lettera di Vincenzo Santapaola, boss confinato al 41 bis. Lo stesso quotidiano che per anni, fino allo sfinimento, ha declamato l’inesistenza della mafia a Catania; che ha cercato di ridurre l’omicidio di Pippo Fava a una “questione dicorna”, sminuendo la figura del grande giornalista/intellettuale (“non aveva scoperto nulla di particolarmente importante. Ha fatto i nomi che facevano tutti“). E anche di fronte alle scelte del Ciancio imprenditore si resta perplessi: nell’affare della costruzione del centro commerciale Porte di Catania, il complesso che ospita 150 negozi, Ciancio era socio di Giovanni Vizzini e Tommaso Mercadante. Il secondo è nipote di Tommaso Cannella (boss del palermitano) e figlio di quel Giovanni Mercadante condannato per mafia, in rapporti stretti con Provenzano e Liggio; il primo è apparentato con la famiglia mafiosa dei Rappa. La realizzazione dell’opera, tramite i subappalti, venne poi affidata all’imprenditore Vincenzo Basilotta e a Mariano Incarbone. Entrambi sono organicamente legati al clan Santapaola.
Per il parco commerciale Sicily outlet di Dittaino, in provincia di Enna, oltre a essere proprietario dei terreni, Ciancio era “la mente” dell’operazione che ha condotto alla nascita del centro commerciale. I cui lavori –ancora una volta- sono stati affidati a Basilotta e Incarbone. Per queste, ed altre vicende, non ci vogliono sentenze e processi: i tempi sono maturi per una grande riflessione collettiva. In tal senso, sono importanti le parole del Procuratore capo Zuccaro: “sento un estremo disagio alla guida di una procura che tanti decenni fa negava persino l’esistenza di cosa nostra a Catania, avverto una grande responsabilità sotto questo punto di vista. Dobbiamo recuperare tutto il tempo che abbiamo perduto. Ci sono state delle svolte significative. Non si deve sottovalutare il fatto che le indagini giudiziarie sono molto difficili quando non vi è un clima giusto per portarle avanti. Noi abbiamo delle grandi responsabilità, è vero, ma il clima e le connivenze che vi sono state erano muri e barriere da abbattere, Noi oggi siamo determinati ad abbattere qualunque barriera”.

Come a significare che, qualche anno fa, un’indagine su Ciancio, sul suo sistema di potere, sarebbe stata impensabile.

Mostra il tuo sostegno con un "Mi Piace"!
  •  
Marcello Fisichella

Nato a Napoli nel '98, dagli anni del liceo, classico, mi sono trasferito a Catania. Frequento il primo anno di lettere moderne qui a Catania.