Trame di quartiere

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San Berillo è un quartiere di Catania, spaccato di una realtà sociale urbana che, vivendo ai margini della società, vive una vita estraniante e avvilente tra i vicoli del quartiere, rispettando le sue regole. I protagonisti delle vie di San Berillo, infatti, sono spacciatori e prostitute che si aggirano per le desolanti stradine, in cerca di acquirenti per le attività “nere” del quartiere. In questi giorni, dal 4 al 7 ottobre 2018, proprio nel quartiere sopracitato, non è un caso, “Trame di quartiere” ha organizzato la prima edizione di “PROSPETTIVE-film che raccontano le città”- le location sono state Palazzo De’Gaetani (infopoint),Via Rocchetti, Via Opificio e Via Carro- con lo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica catanese ad immergersi nelle complicate realtà cittadine, locali ed estere, attraverso la visione di cortometraggi riguardanti problemi di maggiore coinvolgimento e impatto sociale che, spesso, cerchiamo di eliminare dal nostro campo visivo. “Mi auguro che questa prima edizione della rassegna cinematografica ‘Prospettive’ inneschi attraverso l’arte, l’informazione e l’intrattenimento, un moto del pensiero sulla nostra società e sui suoi possibili sviluppi. Il pensiero è un atto di coraggio, sorge attraverso la relazione tra le persone, tra le persone e i luoghi e le cose e i desideri.” le parole della Direttrice Artistica ‘Maria Arena’. 

Il quartiere di San Berillo è stato, nel corso dei secoli, oggetto di molteplici speculazioni edilizie con avvicinamento e decentramento di diverse attività commerciali che si trovavano in esso (vogliamo riferirci al piccolo artigianato manifatturiero, attivo in diverse strade del quartiere nel XIX e in parte del XX secolo). Nel corso del XIX secolo, il quartiere si venne a trovare in una zona di snodo commerciale, esso si trovava, e tuttora è sito, tra la “zona centrale”, che iniziava a cristallizzarsi dalle rovine dell’anfiteatro romano “Piazza Stesicoro”, fino alla Stazione della Ferrovia. Si cercò, attraverso svariati appalti, di risanare il quartiere; impresa notevolmente ardua se consideriamo la corsa alla lottizzazione del terreno con suddivisione dello spazio, per trarre maggior profitto, da parte degli stessi appaltatori di inizio 900. È più da considerarsi, San Berillo, come un terreno di tutti e di nessuno, una sorta di “palla avvelenata” che fa piacere delegare. Le stradine strette e fitte sembrano quasi delle medine arabe, all’interno delle quali un formicolante crocevia di etnie e di interessi economici si mescolano insieme, senza stare troppo bene.

Nel XX secolo, invece, l’impulso delle scoperte archeologiche, rinvenute nelle zone del centro storico, ha favorito un interesse ,maggiore, per questo quartiere. Infatti, la zona venne “bonificata”  attraverso uno sventramento (che colpì, soprattutto, i micro-quartieri di Santa Maria della Grotta, Decima e Crocifisso della buona morte) con conseguente costruzione di un grandissimo viale (Corso Sicilia) che collegava i due nodi commerciali rilevanti per la città, il Centro, la Ferrovia e il Porto(per il trasporto dello zolfo). San Berillo è stata tagliata fuori, con le sue casette basse e fatiscenti e i suoi vicoli “infetti”. La spinta al cambiamento la diedero, comunque, i bombardamenti del ’43. Nel 1945 viene elaborata una legge “speciale” (Legge N.154 del 1 marzo 1945) che consente le presentazioni di piani di ricostruzione per le diverse zone di Catania, danneggiate dalla guerra (Civita, Zia Lisa, Teatro Greco, San Berillo, San Cristoforo, Antico Corso, Fortino) e nel 1947 iniziano i lavori, che verranno portati a termine all’incirca un decennio dopo. Da ricordare il ruolo dell’Istituto Immobiliare di Catania ”ISTICA” nato anche dagli aiuti della Democrazia Cristiana per portare le persone “deportate” di San Berillo in una nuova zona, San Leone; in generale il progetto finanziato dall’ISTICA intendeva rivalutare e riadoperare il quartiere per attività terziarie, munendolo di servizi, locali, parcheggi, vi è pure un cinema “King”. Tutto ciò è stato realizzato (in parte) ma manca il reale interesse per le persone, chi non è stato deportato, negli anni ’50, vive di stenti e, come detto sopra, per mezzo di attività sporche. Numerosi sono stati i film che raccontano la storia di questo quartiere fantasma e silenzioso (apparentemente), tra cui “Gesù è morto per i peccati degli altri” della Direttrice sopra citata ‘Maria Arena’ che racconta la vita di alcune prostitute transessuali .

I temi (urbanistica, migrazioni, narrazione, povertà) presentati attraverso corti da PROSPETTIVE, trattati nelle quattro giornate, raccontano storie simili a quella di San Berillo, nel mondo. Storie di persone, prima di case, di sventramento sociale, prima che edilizio, di illeciti stellari dietro grandi costruzioni presentate come “innovative” e realizzate con la sabbia.

 Ma i quartieri non sono solo quartieri, sono essi stessi città.

Sono davvero queste le città che meritiamo?  

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Giulia Giardina

Nata a Catania, il 23/09/1998 si é diplomata presso il Liceo Classico statale "M. Cutelli". Studentessa di Lettere presso L'università degli studi di Catania.