I poli, sempre più freddi, della politica italiana

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Le vie per accedere a Palazzo Chigi sono infinite e lo stanno dimostrando gli ostacoli, o presunti tali, che si frappongono tra il voto per l’elezione dei due rami del Parlamento e l’effettiva formazione di un governo.

Lo scenario politico italiano è completamente mutato e, nel giro di pochi anni, siamo passati dal bipolarismo al multipolarismo, per tornare nuovamente ad un bipolarismo completamente diverso dal precedente. A partire dal 1994, i due poli opposti erano il centrodestra, capeggiato costantemente da Silvio Berlusconi che, fondando sulla sua persona l’esistenza di FI (PdL, poi di nuovo FI), ha coltivato, fatto crescere e poi affondato il partito (le ultime elezioni hanno dimostrato come il ricambio generazionale sia alla basse del successo di una forza politica); dall’altra parte il centrosinistra, mai completamente vincente, a volte traballante, comunque efficace solo quando guidato da uomini della sinistra vera.

A questi due poli se ne è aggiunto poi un terzo, il M5S, il non-partito nato per scardinare il sistema (la casta, per usare un termine efficacissimo presso i suoi elettori). Questa formazione parapolitica ha trovato terreno fertile nella disillusione verso i poli tradizionali della politica italiana, ha raccolto il dissenso più che il consenso, lo ha coltivato. Ha parlato alla pancia degli italiani.

E la Lega Nord? Il carroccio, nato su una ristretta base territoriale per infangare l’altra porzione di territorio della penisola, deve il suo successo sostanzialmente alle stesse ragioni che hanno determinato quello del M5S. Entrambi nascono, o trovano forza, nel caso della Lega, dalle macerie di forze politiche preesistenti: il M5S si rimpingua di elettori rossi sempre più sbiaditi, ex democratici sempre meno attratti dalla leadership del PD; la Lega raccoglie e prosciuga l’elettorato di centro e di destra, vuoi per l’efficacia del pur scarso linguaggio di Salvini, vuoi per l’inefficacia dell’ormai ribollito messaggio elettorale di Berlusconi. Ed è così che si arriva al nuovo bipolarismo: ormai esangui, PD e FI perdono i loro elettori che si dividono tra Lega e M5S.

In questo scenario, variegato e non definitivo, che rapporti corrono tra le due forze politiche più votate? La legge elettorale odierna, fatta esattamente per non far vincere nessuno, obbligando alle coalizioni (fatto non sempre negativo, a nostro avviso), ha dimostrato che non possono andare al governo né il partito più votato, seppure con il suo 32% di preferenze, né la coalizione più votata, forte di un quasi 37%. E allora? L’elezione dei presidenti delle due camere ha dimostrato come l’accordo Lega-M5S sia possibile, ma guai a farsi prendere da facili entusiasmi. Non è detto che se le due forze politiche si sono accordate per questa necessità istituzionale, lo debbano (o lo possano) fare anche per formare un governo. Ne andrebbe del loro elettorato. Sarebbe un suicidio.

Se è vero che, come detto sopra, il Movimento raccoglie gli elettori di sinistra, e se è vero che la Lega fa accomodare nel proprio salotto gli elettori di Forza Italia che aspettano la pensione di Zio Silvio e il tanto auspicato ricambio generazionale, allora un accordo sarebbe come buttarsi da una rupe mano nella mano: si cade insieme, magari innamorati, ma alla fine si muore lo stesso. I Leghisti si vedrebbero traditi, e comunque in quanto azzurri dentro, non si sentirebbero rappresentati dal M5S, in parte rosso o comunque tendente al rosso; stessa cosa potrebbe dirsi per gli elettori a cinque stelle, forse più moderati, e comunque meno berlusconiani (in ogni caso meno padani) rispetto alle posizioni a tratti xenofobe della Lega. Differenza di programmi, differenza di elettori, differenza di base ideologica. Già, la base ideologica. Se Forza Italia nasceva per rappresentare il liberalismo, la borghesia e l’imprenditoria, e se il PD nasceva per rappresentare quegli elettori, comunisti della prima ora o moderati rossi della generazione successiva; se queste erano le alternative fino all’ultimo governo Berlusconi, può dirsi che ci sia una base ideologica forte al di sotto della Lega e del Movimento? In realtà, e senza presunzione di onniscienza, sembra che Lega e Movimento siano due forze politiche fatte per cavalcare l’onda. Stanno raccogliendo dei consensi notevoli, ma ciò non durerà molto. Come una Ferrari che parte con poco carburante. Parte veloce, da zero a cento in pochi secondi. Ma si fermerà per assenza di carburante e verrà sorpassata dal quella vecchia panda che, riparata e con il pieno, si guadagnerà man mano la sua strada a marcia lenta e costante.

Nell’attesa che si formi un governo, e comunque guardando da fuori le decisioni che si prendono nelle segrete dei palazzi del potere, non possiamo fare altro che auspicare coerenza e prudenza.

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Michele Tarantello

Nato a Carrara il 05-08-1997. Diplomato presso il Liceo Classico "A. Di Rudinì" ed oggi studente presso il dipartimento di Giurisprudenza dell'università di Catania.
Pensatore per natura e giornalista per passione.

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