Non essere cattivo

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Ostia 1995. Una ripresa in campo lungo del pontile si allarga dalla rotonda mostrando un ragazzo che corre verso un coetaneo seduto  sul parapetto. La spiaggia semivuota, il rumore delle onde. Per chi fosse appena tornato da una lunga e rilassante vacanza sul litorale romano, questa scena avrà un sapore apparentemente familiare, ma vagamente opaco, in bilico tra realtà e finzione. Quella appena  descritta non è l’Ostia dei villeggianti estivi, non è la piazza dello “struscio” serale, dei baci dati a mezzanotte, degli artisti di strada che conquistano la folla. Per chi conosce Claudio Caligari, il pontile sopracitato è molto altro, è citazione e autocitazione, è Caligari che ruba a se stesso, è richiamo a Pasolini, è sintesi di un mondo ultimo, infame, teatro di vite sbranate che finiscono per sbranare gli esclusi, i drammaticamente autentici. “Non essere cattivo” è  il terzo lungometraggio diretto  da Claudio Caligari , venne proiettato sul grande schermo per la prima volta nel 2015, ottenendo una discreta approvazione dal pubblico e dalla critica, che inserì il film nella lista dei candidabili all’oscar.

“Non essere cattivo” comincia con una battuta storica, “Aho, io sto incazzato fracico e te te stai a magnà er gelato”, la cui candida schiettezza riporta alla mente il Cesare di “Amore tossico“, altro prodotto del medesimo regista, che qui rivive estremizzato, allucinato, nei panni e negli occhi di un perduto amico fraterno, un fratello di vita, di un altro accattone dal nome importante, Vittorio , richiamando evidentemente il personaggio pasoliniano, vittima e protagonista, come Cesare, di una vita bastarda rappresentata in maniera dolentissima e mai ridicola, da un regista spesso marginalizzato dal sistema produttivo italiano.

Se vivi ad Ostia, tra le baracche sulla spiaggia e le scale popolari a schiera dell’idroscalo, il tuo mondo ha il colore freddo del mare d’inverno, ha il sapore di una notte passata a bere peroni che non puoi pagare perche “stai in bianco”, ha il respiro dell’incertezza del domani perché “la vita è dura, e se non sei duro come la vita non vai avanti”. Cesare e Vittorio,  interpretati dagli ormai esplosi giovani talenti del cinema italiano Luca Marinelli  e Alessandro Borghi, sono figli di quest’universo dove il tempo scorre sempre uguale, dove ad un “che famo” si risponde “annamo a da du calci”, e la spiaggia diventa la vita, il regno, il presente. Entrambi i personaggi provengono da situazioni familiari molto difficili, che finiscono per rendere loro stessi difficilmente gestibili, mai sobri, allucinati, perenni abitanti di un tunnel che non sembra avere fine, buio come la notte in cui vengono girate le scene più drammatiche, nero come quell’ombra che li inghiottisce senza che se ne rendano conto. O forse sì, Vittorio se ne accorge. La maestria del montaggio, la fotografia  essenziale, la colonna sonora esagitata, sono fenomeni artistici che aleggiano durante tutto il film, trovano massimo risalto nella bellissima ma tremenda scena dello sballo dei due amici nella sala slot di Vittorio, in cui al corpo disteso di Cesare si sovrappone una valanga di croci, anch’esse di pasoliniana memoria, simbolismo del matrimonio tra il sacro ed il profano, anticipo di una morte che di cristologico ha ben poco, eppure ne ha in se tutta la potenza,

“Non essere cattivo” è un film calibrato, in cui ogni scena è fondamentale e nessun discorso cade nel vuoto. Anche le battute, ammantate da quell’aura di apparente ironia, che il romanesco riesce bene a veicolare, non sono destinate al riso generale, ma portano con loro il vuoto di certezze, l’amaro delle giornate, il dramma degli avvenimenti, che rappresentano un pugno allo stomaco, come tutto il film, degno testamento spirituale di Caligari

Caligari morì il 26 maggio 2015, a riprese ultimate, e si deve  a Valerio Mastrandrea  il merito di essersi fatto produttore di una pellicola che nessuno voleva finanziare. A Venezia,  dove il film fu clamorosamente inserito tra i fuori concorso, tutti applaudirono  ed inneggiarono l’ormai defunto Claudio Caligari. Se il regista  fosse rimasto in vita, anche questo suo lavoro sarebbe passato probabilmente nel silenzio della critica, così come avvenne  con “Amore tossico”, con  “L’odore della notte” e con ogni altro film che mostra una cruda realtà scomoda e scarsamente compiacente. Perché in fondo questo è “non essere cattivo”, ultimo capitolo di un’ideale  trilogia che Caligari aveva in mente, storiaccia di borgata, di droga, scippi e dissoluzione, ambientata durante il critico passaggio dagli anni 80 alla prima metà dei 90, periodo simbolo della crisi e del vuoto interiore ed esteriore che i personaggi vivono, sospesi tra eccessi e drammi personali, tra voglia di riscatto e impossibilità D’azione.

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Alberto Pantò

Nato a Bronte.
Studente di Beni Culturali - Storico Artistici presso l'Università di Catania.
Semino dubbio, raccolgo cultura, vivo di bellezza