Come as you are

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“It’s better to burn out than to fade away”

” Meglio bruciare in fretta  che svanire lentamente”: tale epitaffio venne ritrovato accanto al corpo, ormai senza vita, del cantante, del poeta, del bellissimo e maledetto frontman dei Nirvana Kurt Cobain, che si tolse la vita con un fucile, dopo aver preso un mix di sostanze psicotrope.

I Nirvana furono e sono  il gruppo di musicisti più rappresentativo del movimento culturale e sociale  che nacque intorno alla fine degli anni 80, e raggiunse l’apice durante la prima metà degli anni 90 a Seattle, il Grunge. Con tale termine si è soliti identificare, spesso erroneamente, una serie di band che trovarono spazio e fama nel contesto culturale  di fine anni 80 a Seattle.  Infatti è  compito difficile  definire il Grunge entro termini strettamente musicali, proprio per la mancanza di un’unità stilistica fra i diversi gruppi che più o meno  si inserirono in questo contesto. Tuttavia è possibile individuare alcuni punti comuni tra i vari esponenti, in particolar modo nella ripresa di sonorità evidentemente richiamanti il punk rock  e l’ Hard rock. In questo il Grunge rappresenta un elemento di spaccatura evidente con il rock degli anni 80, rinunciando e rifiutando strumenti d’effetto come i  sintetizzatori e  le tastiere, preferendo a questi un ritorno pressoché radicale a strumenti più essenziali, chitarra, basso e batteria, e ad un sound più grezzo, lontano dal virtuosismo tecnico di cui il rock era intriso dopo le esperienze “ The Doors” e Pink floyd, di cui ancora si sentiva l’influenza.

“I Nirvana”, in pochi anni e con pochissimi album all’attivo, riuscirono a imporsi come la vera leggenda della scena di Seattle, riuscendo ad interpretare l’umore di un’ intera generazione, trasformando il nuovo e per l’epoca sperimentale stile grunge, in un fenomeno di massa. Il misterioso sacrificio del loro leader, Kurt Cobain, ha certamente alimentato il mito legato all’iconica band. Le radici dei Nirvana sono individuabili nell’ambiente dei loro colleghi  “Melvins”, e  ispirandosi a loro, Kurt Cobain, Chris Novoselic e Chad Channing formarono i Nirvana, che iniziarono la loro avventura artistica utilizzando la strumentazione  di seconda mano dei Melvins. I dischi dei Nirvana, insieme a quelli dei Soungarden e successivamente dei Pearl Jam , resero la piccola cittadina degli Stati Uniti, una fabbrica di successi miliardari, che faranno assurgere Seattle al ruolo di capitale del Grunge. I Nirvana esordiscono nel 1989 con il loro primo album in studio “Bleach”, nel quale Cobain già si rivela come la punta di diamante del gruppo, presentendosi con uno stile compositivo ed interpretativo in bilico tra John Lennon e Sid Vicius, evidente  in particolar modo in brani come “About  a  girl”, una ballata che preannunciò l’esistenzialismo e la vena desolata tipica di Kurt, ma anche brani come “School”,  “Blew” e la cover “Love buzz”, che fissarono i parametri  del sound Nirvana degli anni a venire.  Un sound duro, spigoloso, che mescola il blues Rock sporco dei Rolling Stones, con la tradizione hard rock e il fervore hardcore sviluppatosi nel medesimo periodo. Il disco e la conseguente tournée garantiscono alla band un buon successo e la incoraggiano a proseguire, malgrado già affiorino i noti problemi di salute psicofisica del  leader. Il 1991 fu un anno che segnò l’indelebile e definitiva incisione dei Nirvana sulla parete della storia della musica, poiché proprio nel 1991 uscì l’album singolo della band, un album che farà del grunge un mito, un album che rappresenta una tappa essenziale del rock e delle successive evoluzioni della musica, a settembre del 1991 fece la sua comparsa nella scena musicale “Nevermind”. Pochi album, nella storia del  rock, riuscirono ad incarnare con la stessa intensità di “Nevermind” gli umori e le ansie di un’intera generazione. Un’ opera capace di mescolare  in egual misura Hard rock e melodia, asprezza del suono e nitidezza degli arrangiamenti, furia punk iconoclasta e malinconia esistenziale. La singolare capacità di associare  al sarcasmo nichilista del punk un’anima melodica, sconosciuta a gran parte delle formazioni del medesimo contesto e periodo. I testi rappresentarono allora, così come rappresentano  oggi, una perfetta fusione fra musica e vita, in grado di creare una simbiosi mistica fra artista e pubblico che raggiunge il suo apice in “Smells like teen spirit”, il grido rabbioso che apre l’opera e che divenne  simbolo dello spirito di una generazione. In “Nevermind”, Cobain e soci rinunciarono, in parte, alla durezza del precedente “Bleach”, dando vita ad una serie di ballate nevrasteniche, che ricordano da vicino quelle del grande maestro Neil Young, a cui si ispirano fortemente in  brani come “In Bloom”, “Lithum”, l’autobiografica  “Come as you are” che donò al disco un tormentato vigore.  L’album , nonostante la nota disapprovazione di Cobain, vendette quasi 10 milioni di copie, diventando uno dei maggiori successi discografici della storia. Nel settembre del 1993, dopo una serie di speculazioni sui gravi problemi di salute che affliggevano Kurt Cobain, esce l’ultimo album in studio, prodotto da Steve Albini, della band, “In utero”.  Il nuovo disco fu una miscela di canzoni rabbiose e desolate, come “Rape me”,  “Polly”, e di esagitate esplosioni rumoristiche al limite della cacofonia come ; “scentless apprentice”, la simbolica “will have her revenge on Seattle” e l’autoironica “Radio friendly unit shifter”.  “ In utero” riflesse  soprattutto l’odissea personale di Cobain, ormai vicino alla fine, sposatosi nel frattempo con Courtney Love, è la sostanziale testimonianza di un cupo, inguaribile senso di impotenza e fatalismo. Il disco ottenne un buon successo, e fece accrescere ancor di più il nome della Band e soprattutto quello di Kurt, la cui figura  tormentata e malinconica,  venne sempre più assoggettata al mito . Ma il successo non servirà a guarire  il biondo poeta maledetto, che, durante un tour europeo del 1994 portò alle estreme conseguenze  la sua autodistruzione fisica e mentale, seguendo le tristi orme di Morrison ed Hendrix. L’8 aprile 1994 il leader dei nirvana si tolse la vita con un fucile, consacrandosi per sempre al culto dei fan.  L’urlo di Kurt Cobain, quasi distaccato, ma al tempo stesso vivo e struggente, diventò in breve tempo uno dei simboli più potenti e rappresentativi del Rock di fine secolo, portando alla luce un’America  popolata da giovani disadattati e inquieti che, da underground, diventarono protagonisti e improvvisamente fenomeni di costume .

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Alberto Pantò

Nato a Bronte.
Studente di Beni Culturali - Storico Artistici presso l'Università di Catania.
Semino dubbio, raccolgo cultura, vivo di bellezza