“CONNESSIONI UMANE 2018/2019″: A SCUOLA DI TEATRO CON LAURA SICIGNANO!

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Il 9 Ottobre è venuta a trovarci presso il dipartimento di Scienze Umanistiche di Catania(DISUM), un’importante direttrice di teatro, Laura Sicignano, per presentare il suo nuovissimo programma teatrale della stagione che si è avviata, che risponde al nome di “Connessioni Umane”. A suo avviso e fuori da ogni dubbio, un nome tutt’altro che casuale. Noi, come studenti universitari ed alcuni, come appassionati di questo mondo, ci siamo districati nel rivolgerle qualche domanda che potesse chiarire alcuni punti, forse troppi, che rimangono oscuri, soprattutto nel mondo di oggi, sempre più lontano da questa straordinaria forma di cultura, soppiantata da quella digitale.

Il teatro, come evento culturale deve maturare con la città. Il cittadino è il protagonista sul territorio. Il problema del teatro e della cultura è l’autoreferenzialità, questo è un vizio che, come direttore di teatro, vorrei sempre cercare di evitare. Più che mai, il teatro deve parlare, forse più di ogni altro evento culturale, parlare con la città. Il teatro credo che sia un’agorà, di confronto civile, anche di conflitto civile, di dibattito, su problematiche personali. Quindi, se non c’è una continua osmosi tra società civile e cultura alta, ossia quella che dobbiamo produrre noi come teatro stabile (vuol dire teatro finanziato principalmente con i soldi dei contribuenti), allora la nostra missione è fallita. Parlare con voi,raccontarvi ed ascoltare le vostre domande, fa parte della mia missione.

-Laura Sicignano-

1 – Quali sono le maggiori differenze tra il teatro Cargo (da lei fondato) ed il teatro stabile?

Certo, sono due realtà intrinsecamente diverse. È importante capire che i processi produttivi determinano il prodotto artistico. Cosa vuol dire? Se io mi sto muovendo in un contesto di teatro privato, come quello che ho fondato a Genova nel 1994, dove il consiglio di amministrazione è fatto da un gruppo di soci che si sono scelti, nel nostro caso “scelte” perché eravamo un consiglio tutto al femminile, ci si confronta nelle scelte artistiche ma non solo, con soggetti terzi e questo consente una totale libertà artistica. Se io decido di fare uno spettacolo su Andy Warhol, lo faccio! Poi i miei limiti potranno essere di tipo economico. Dal momento in cui, invece, mi muovo all’interno del teatro stabile, che è espressione di un territorio, i soci sono il territorio, quindi la Regione, quindi siete voi, in poche parole. Nel mio caso, ad esempio, io non conoscevo questo territorio, non ho mai conosciuto i miei consiglieri ed il mio spazio d’azione è quello della tradizione, del teatro stabile, come quello di Catania. Un teatro, come quello catanese, è il terzo teatro stabile nato in Italia; c’è quindi una priorità, ossia quella di preservare la “sicilianità. Le scelte quindi sono condizionate. Devo parlare con il territorio, devo parlare con altri teatri stabili. Le regole imposte dal ministero culturale sono regole molto precise ,tipo come quella di produrre un certo numero di spettacoli, far lavorare uncerto numero di persone, ecc. Quindi, in questo senso, sono vincolata. La mia attività, come imposta, deve svolgere il 50% della sua azione sul territorio. Ho il limite ministeriale, che prima non avevo, in quanto la mia possibilità di girare, almeno in linea teorica, era infinita. Io devo, in definitiva, incasellare la mia attività artistica, all’interno di una serie di regole. Questo mondo richiede delle figure professionali altamente specializzate e per queste esistono molte scuole sul territorio. Serve senza dubbio una preparazione letteraria ed anche principi di ragioneria, in quanto stiamo parlando di un’attività imprenditoriale a tutti gli effetti. Un direttore deve sapere leggere e compilare un bilancio, saper usare fogli Excel. Ci sono diverse forze messe in campo. Servono competenze importanti. Lo stesso tecnico teatrale deve avere delle competenze da elettricista, una buona cultura di base, conoscere tutto quello che possono essere le nuove apparecchiature, disponibilità a muoversi (tournée) anche per tre mesi lontano da casa, serve salute e forza fisica essendo un lavoro faticoso. Queste competenze, ad oggi, si acquisiscono solo sul campo e con una formazione interna. Il teatro è un’attività in perdita e non rientra nel bilancio del mercato. Si arranca sempre un po’, anche se oggi è un mondo più regolamentato. Certo, gli incassi dipendono anche dalle dimensioni di un teatro; ovviamente più importante per un teatro a mille posti, gli incassi dipendono dall’artista che si esibisce che sicuramente richiede una serie di confort. Tutto questo non è fattibile in un teatro di piccole dimensioni, non riuscirò mai ad uscirci in positivo, in quel caso a volte intervengono il pubblico o gli artisti stessi, rinunciando ai propri contributi. Oggi il mondo del teatro è diverso. A Genova il teatro stabile è una vera macchina da guerra che funziona benissimo!

2 – Essendo lei una direttrice donna, quali sono le difficoltà nel mettersi in gioco in questo campo prettamente maschile?

In generale l’ambiente teatrale è meno discriminante di altri ambienti. Le differenze di genere passano in secondo piano. Una regista donna è qualcosa di inconsueto. Parliamo qua di gestione del potere, no? Quindi tu devi dimostrare sistematicamente la tua autorevolezza. Essere una donna in qualsiasi contesto, è un po’ più faticoso dell’essere uomo, perché ci sono degli ostacoli oggettivi immediatamente percettibili. C’è una diffidenza di base. Tu in quanto donna non sei in grado di gestire o amministrare qualcosa, come il potere, nel suo senso costruttivo e creativo, e non in quello oppressivo e tirannico. C’è questo pregiudizio, in quanto donna sei discontinua e soprattutto incapace di collaborare con altre donne. Assolutamente castrante. Un pregiudizio sbagliato; ragazze, leviamoci questa cosa dalla testa. Siamo in grado di collaborare con altre donne e con altri uomini: chi non riesce o è isterica o è ciclica (ride). Cerchiamo di muoverci liberamente, quando sentiamo un pregiudizio, tiriamo un respiro ed andiamo avanti, non abbassiamo la guardia.

3 – Come direttore del teatro stabile, drammaturga e regista teatrale; come far coesistere questi ruoli nella sua vita in generale?

Una fatica infernale! Per come è il mio carattere riesco a gestire questi ruoli. Sono imprenditrice di me stessa, mi sento erede di questi capo comici/imprenditori che rischiavano tutto, con i loro mezzi a disposizione; questo ti ancora tantissimo alla quotidianità ed alla realtà. Il teatro, nella sua realtà imprenditoriale (responsabilità prima su tutto), è strettamente collegato alla realtà. Devi fare delle scelte, delle scelte forti. Rischio, lo spettacolo è un rischio. Trovare un linguaggio per arrivare agli altri, per comunicare qualcosa, è un rischio. A mio parere, è una cosa affascinante. Come dal titolo del nostro programma, c’è una connessione umana tra persone vere, che sono il risultato di tutto il lavoro che c’è dietro, un vero e proprio laboratorio sociale. Esiste la responsabilità individuale, in relazione agli altri. Gestione del denaro, del potere, delle modalità di collaborazione; tutto questo non è un atto neutro, è una pratica sociale, ovviamente faticando. Tutto questo è politicamente significativo, a mio avviso.

4 – Da studentessa curiosa del teatro, le chiedo, come avviene il processo di formazione della stagione teatrale, come avviene la scelta di attori, registi, ecc.?

Prima di tutto si decide quanto è il budget. Facciamo un esempio, 150 mila euro è il budget per uno spettacolo di medie dimensioni per un teatro stabile, per una compagnia piccola tale cifra rappresenta uno spettacolo grande. L’idea dello spettacolo può nascere dell’attore stesso. Il produttore artistico mette insieme il cast, sulla base di chi abbiamo sul territorio, chi dobbiamo fare lavorare in quel ruolo, il primo regista, il primo attore. Cerchiamo comunque di circondarci di persone tranquille, senza creare scintille. Alle prove il regista ha libertà creativa, però sempre sulla base di quel budget che ha a disposizione. Certo, può capitare che il direttore artistico aiuti il regista nell’eventualità che egli perda il filo di ciò che stava facendo, un dialogo tra i due, un rapporto di fiducia. Può aiutare il regista a trovare la sua stessa idea, che già cova ma che non vede ancora. Lo spettacolo arriva al debutto e va in scena, e se funziona entra nelle stagioni anche di altri teatri. Se le risorse di un teatro sono ampie, può realizzare più cartelloni. Non so se ho risposto, è complesso. La produzione è scelta sulla base dei gusti del pubblico e su quanto voglio stimolarlo. La gente è stufa a volte di vedere sempre la stessa roba, anche se il processo di andare teatro è semplice ed economico, se la cosa non interessa, il pubblico non viene, nemmeno se regaliamo i biglietti. Io ci sto provando, soprattutto con voi, che siete il mio pubblico ideale. Devo rispettare le vostre esigenze, ossia cosa volete voi. Il teatro stabile deve produrre attività culturali di qualità. Non escludo che a volte è anche il territorio sbagliato ad avere colpe, oppure i social o le piattaforme (Netflix o Instagram). Sembra che il teatro oggi sia sempre più “elitario”. Un tempo il teatro era pieno di giovani e poi, il deserto. Ciò che ci interessa è accendere la SCINTILLA, la curiosità in voi.

5 – Perché, per il suo debutto, ha scelto questo testo, ossia “Scintille”? Cos’è Scintille?

Questo testo è conseguenza di un’esigenza, perché non potevo fare una regia quest’anno per il fattore tempo. è un piccolo spettacolo, un testo che amo, che ha vinto dei premi ed è stato prodotto in Francia e diffuso a livello internazionale. È la storia degli eroi dimenticati, attualissimo, parla di omologazione, di mercato, delle donne sfruttate; è una storia italiana. Queste donne vogliono trovare il loro posto in società, quindi questo è lo spettacolo della ribellione. Uno spettacolo davvero emozionante!

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Endrio Zanti

Mi chiamo Endrio Zanti, 29 anni, studio comunicazione e lingue a Catania, aspirante giornalista, aspirazione dovuta alla passione per l'informazione e la scrittura, relative a tematiche storiche, culturali e di attualità.