Inneres auge

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“ Come un branco di lupi 
Che scende dagli altipiani ululando
O uno sciame di api
Accanite divoratrici di petali odoranti
Precipitano roteando come massi da 
Altissimi monti in rovina”

Da questi versi di Manlio Sgalambro,  Franco Battiato trasse il proemio per la sua invettiva sociopolitica che prese definitivamente corpo nella canzone  “Inneres  auge”. Tali versi, vennero utilizzati da Battiato per descrivere allegoricamente la situazione e gli esponenti della politica italiana e non solo. “Applico tali versi di Sgalambro  a questi individui ben infiocchettati in giacca e cravatta che dicono cose orrende, annunciano programmi spaventosi, esprimono ragionamenti folli ed hanno ormai infettato la società civile. Li trovo ripugnanti e mi vien voglia di cambiare razza, di abdicare dal genere umano.”

Questa affermazione esprime chiaramente il pensiero di Battiato sull’ argomento, infatti la canzone appare sin da subito come un’aperta critica ai personaggi  politici contemporanei.  Tuttavia Battiato, non si limita ad una critica alla banale a materialistica attività politica, come si evince dalla prima strofa,  ma si cimenta in  una vera e propria invettiva esistenzialista alla società odierna che dai politicanti, e dalla volontà di questi di governare, è fortemente influenzata. Per rendere chiaro il discorso che Battiato volle propinare alla società del periodo, bisogna fare chiarezza sul titolo della canzone .

Cosa significa “inneres auge” ?

“ Inneres auge significa letteralmente  occhio interiore, ma preferisco utilizzare l’idioma teutonico. In  italiano si traduce terzo occhio, ma non mi piace, fa pensare a una specie di polifemo. I tibetani hanno scritto cose magnifiche sull’occhio interiore, che ti consente di vedere l’aura degli uomini; qualcuno ce l’ha nera, come certi politici senza scrupoli mossi da bassa cupidigia, altri ce l’hanno rossa, come la loro rabbia.”

Battiato dunque critica la politica e la società in essa racchiusa, partendo da un argomento filosofico ispirato all’ascetica cultura orientale, che tende ad allontanarsi dalla realtà materiale per entrare in contatto simbiotico con l’essenza dell’uomo e della natura. Nel testo, infatti, Battiato pone l’accento sull’avidità e sulla bassezza di una classe politica indecente, e su una realtà sociale, la nostra, dove tutto ruota attorno al denaro e dove la giustizia non è altro che pubblica merce, dove solo chi può tentare il prossimo  con l’esca del denaro può assurgere  ad un ruolo importante nella società. Battiato dunque ci invita ad abbandonare questa visione materialistica, esortandoci invece a riflettere sul vero valore della vita, tenendo le palpebre chiuse fino ad arrivare, con pazienza, ad intravedere  un chiarore, che rappresenta l’occhio interiore,  che si apre allo spirito rifiutando la materia, e con essa, lo squallore di una realtà in cui i veri valori sembrano essere  solo un lontano ricordo di un mondo civile. Il cantautore siciliano consiglia, dunque, di  seguire quella scia che porta allo spirito, che si allontana dalle effimere e riducibili realtà materiali, alimentandosi invece  dell’arte e della cultura, unico strumento capace ancora di destare meraviglia  e, l’unica arma capace di combattere l’evidente squallore e la decadenza morale e sociale  dei  nostri tempi

“ Ma quando ritorno in me, sulla mia via, a leggere e studiare, ascoltando i grandi del passato, mi basta una sonata di Corelli perché mi meravigli del creato”

Molte furono le opinioni contrastanti all’uscita di questa canzone, ed in generale di tutto l’album, che porta il medesimo titolo, alcuni la definirono utopica, ingenua, spoglia di contenuti, forse perché chiamati in causa dalla critica del testo,  altri la definirono innovativa, rivoluzionaria, trascendentale, tuttavia la divisione del pubblico e della critica e caratteristica peculiare di Battiato che  si dimostra, ancora una volta, uno dei più grandi geni artistici del nostro secolo, continuando a rinnovarsi musicalmente e concettualmente, senza mai scendere a compromessi con il mercato, sempre più spoglio di artisti di questo genere.

La linea orizzontale ci spinge verso la materia, quella verticale  verso lo spirito


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Alberto Pantò

Nato a Bronte.
Studente di Beni Culturali - Storico Artistici presso l'Università di Catania.
Semino dubbio, raccolgo cultura, vivo di bellezza