Governo: aspettando la primavera.

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Negli ultimi giorni gli scontri all’interno del governo si susseguono.

I due alleati vivono un periodo di forti tensioni: risale nemmeno a un mese fa la querelle sulla “manina” che avrebbe manomesso il decreto fiscale proposto da Di Maio. In quel frangente il leader grillino e Salvini si accusarono reciprocamente e apertamente. Sembrava persino possibile che il governo cadesse.

E’ di questi giorni, invece, la polemica sul reddito di cittadinanza, cavallo di battaglia 5S, che è stato ribattezzato prudentemente da Salvini “reddito di distribuzione” e giudicato di “difficile attuazione” dal sottosegretario Giorgetti: immediata e stizzita la risposta di Di Maio (“si farà, è nel contratto”).

E ancora: lo scontro Bonafede-Bongiorno sul decreto anticorruzione riguardo la proposta di bloccare i tempi della prescrizione. La lega ha ribadito che allo stato attuale non voterà il decreto. Quindi ancora tensioni ma -ancora- è improbabile che l’alleanza salti. Non conviene né a Salvini né a di Maio, per motivi opposti. La Lega è salita -di nuovo- nei sondaggi, quasi al 35%. Lo stesso Salvini è in ascesa e punta alle Europee di Maggio per “sbancare” anche all’Europarlamento. I grillini sono – sondaggi alla mano – in calo. Pesano – oltre il fisiologico passaggio da un opposizione urlata e aggressiva a un faticoso tentativo di governare- anche le promesse non mantenute sui temi “verdi”: la chiusura dell’Ilva, il blocco della Tav, del Tap, del Muos. Tutte battaglie che il M5S s’era intestato e i cui esiti hanno disatteso le speranze dei suoi elettori.

Scesi (ad un pur alto) 27%, per i pentastellati è adesso esiziale realizzare il reddito di cittadinanza. Per fare previsioni più precise è bene allora aspettare le Europee di maggio: è molto probabile che i due alleati reggano, almeno fino in primavera. Non mancano comunque le incognite: i mercati continuano a manifestare nervosismo per la manovra economica (il famoso sforamento del deficit) e una tempesta finanziaria non gioverebbe certo all’esecutivo. E’ poi da tenere sott’occhio il comportamento di Di Maio, se riuscirà ad arginare l’esuberanza mediatica del nemico-amico Salvini o continuerà -suo malgrado- a sopravvivere all’ombra dei suoi tweet.

E’, infine, utile notare che gli attriti fra l’uno e l’altro partito sono spesso ingigantiti e poco controllati per la mancanza di un mediatore, di una figura carismatica. Dovrebbe essere il premier Conte, ma il suo peso -politico e personale- è evidentemente nullo. Viceversa un’opposizione tanto inerme e spaesata come quella del PD, di certo non fa leva, come sarebbe vantaggioso, sulle differenze (molte e profonde) e le contraddizioni della maggioranza. Un esempio su tutti: i dieci morti di Palermo causati dall’esondazione del torrente Milice hanno fatto scalpore. Se le parole di Salvini sono state indegne (“è colpa degli ambientalisti da salotto”) e malsane, del tutto insufficienti sono le risposte -fiacche- di Martina o Fratoianni. Ci vorrebbero risposte -politiche- forti, non i soliti inviti a vergognarsi. (tanto, s’è capito, Salvini non si vergogna).

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Marcello Fisichella

Nato a Napoli nel '98, dagli anni del liceo, classico, mi sono trasferito a Catania. Frequento il primo anno di lettere moderne qui a Catania.