Un mondo “disordinato”.

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Il 25 luglio 2018, Prato è stata protagonista di un atto di pedofilia.
Potrebbero bastare queste poche parole per descrivere l’agghiacciante evento che – come se non bastasse – ha coinvolto una bambina di dieci anni e… un prete.
Il prete, dopo essersi fermato nel parcheggio di un supermercato lungo il tragitto tra la parrocchia e la casa della bambina – sua parrocchiana – ha cominciato a molestarla. Ad accorgersi dell’evento malato è stato un residente che ha notato i due in auto in una zona buia e, avvicinatosi, ha visto la bambina con i pantaloni abbassati.
Il sacerdote, sotto interrogatorio, ha ammesso di essersi appartato con la bambina e che non era la prima volta che accadeva, ha precisato però di intendere il suo rapporto con la piccola come una relazione affettiva e che sarebbe stata sempre lei a prendere l’iniziativa.

Si resta a corto di parole di fronte scene del genere, come si può concepire una cosa simile?

È importante, prima di addentrarsi nel discorso, precisare che il fatto maggiormente scandalizzante non è quello che il carnefice sia un prete: bisogna prendere coscienza che non è un “abito” a catalogare un individuo, non basta vestire il nome di Cristo per nascondere il marciume di un’anima ed a testimoniarlo sono proprio questi episodi; abusare e prendersi gioco della fiducia che i parrocchiani danno a questi soggetti che invece ne approfittano, per sfogare cosa? La loro perversione? La loro voglia di sentirsi potenti?
È difficile poter comprendere quale sensazione possa “regalare” questo scempio, è un male troppo malsano da poter anche solo immaginare.

Ciò che lascia veramente increduli, è che si parli ancora di pedofilia, sembra inconcepibile che dopo tutte le lotte fatte in nome della dignità umana, si riesca comunque a calpestarla in questo modo.
L’evento svoltosi nella provincia di Firenze è solo un espediente per poter parlare di un problema che viene eccessivamente sottovalutato e qualche volta nullificato: di recente infatti l’APA (American Psychiatrists Association) ha classificato la pedofilia come un normale orientamento sessuale, questo perché l’APA distingue tra pedofilia e atto pedofilo: se il desiderio sessuale nei confronti dei bambini è un orientamento come gli altri, l’atto sessuale viene considerato “disordinato” per le conseguenze che ha sui bambini, conseguenze che – come da loro precisato – non si protraggono comunque quasi mai nel tempo.
“Disordinato”: con questo termine si avalla ciò che a tutti gli effetti è una gravissima malattia mentale, si può quindi giustificare così l’atto sessuale tra un corpicino inerte che non soltanto viene brutalmente distrutto – sia fisicamente che psicologicamente – ma che viene strappato da quell’innocenza meravigliosa e scaraventato ad una realtà turpe, distorta.
Forse davvero è un mondo ormai totalmente disordinato dove tutto significa il contrario di tutto ma dove, per certo, si è perso il senso del giusto.

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Andreamaria Santoro

Nata a Catania il 29/12/1998.
Diplomata al Liceo Classico “Gorgia” di Lentini.
Studentessa della facoltà di Giurisprudenza presso L’Università degli Studi di Catania.
Amante della cultura greca e giapponese.
Anima gattopardiana.