Occhi per vedere

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Abbiamo gli occhi e facciamo finta di non vedere o non vediamo proprio.

I nostri problemi con le diottrie non ci impediscono, però, di rivolgerci al nostro passato. Siamo impazienti di ciò che sarà perchè la luce del presente ci dà fastidio e non vediamo l’ora di prendere la prima barca che naviga sul famoso fiume di cui parlava Eraclito.

A.Camilleri, che ben veste i panni di Tiresia l’indovino, non ci vede ma fa vedere benissimo la sua storia agli spettatori incantati dalla sua “persona fatta personaggio”. Il passato  non può trovare eco migliore se non nel teatro greco di Siracusa, in un eterno presente.

Tiresia, che era diventato cieco per volere divino, (non è chiaro se per mano di Era o di Atena) riusciva a vedere chiaramente le sorti di chiunque lo sfiorasse. Il peso di estranei futuri, a lungo andare , però, lo aveva logorato.

Era chiaro che non riuscisse a fuggire da se stesso nemmeno rifugiandosi in montagna da bravo eremita (era come se le fiamme di Tebe avessero già fatto  terra bruciata nella sua anima).

Tiresia è una figura che viene mal interpretata e di rado capita.

Viene celebrata da poeti del ‘900 come E.Pound ed Eliot. Eliot infatti, fra tutti i suoi personaggi fa emergere, nella sua “The Waste Land“, la figura dell’indovino come a volerlo ringraziare della verità riarsa, di un  presente previsto senza filtri, inospitale.

Camilleri, Tiresia, è inizialmente fiero, poi amareggiato e forse preferirebbe non sapere del passato (perchè ad indovinare il futuro non ci vuole molto).

Invita gli uditori, con la storia, con la conoscenza ad aprire gli occhi, con la speranza di riuscire a vedere chiaramente anche fra 100 anni.

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Erina Nicolosi

Classe 1998, dopo la maturità classica presso il liceo C. Marchesi di Mascalucia, si iscrive alla facoltà di Scienze biologiche di Catania. E' iscritta all'Istituto Musicale V.Bellini di Catania. Adora la musica i libri e le belle parole