Il settimo sigillo

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“Questa è la mia mano, posso muoverla, e in essa pulsa il mio sangue. Il sole compie ancora il suo alto arco nel cielo. E io….io, Antonius Block, gioco a scacchi con la morte.”

Niente è sicuro fuorché la morte, ma paradossalmente questa rappresenta uno dei concetti irrisolvibili, poiché nessuno sa cosa sia effettivamente la morte, se non la nefasta e irrimediabile  fine  di qualcuno o di qualcosa. Quasi tutti sanno come si ci arriva, ma nessuno conosce cosa ci sia dopo, la scienza suppone il nulla, la religione spera e predica che dopo questa ci sia il tutto. Molti filosofi, scienziati, teologi, hanno cercato di spiegare la natura  o la non natura della morte, e cosa essa dopo il suo avvenire ci riservi, ma sostanzialmente nessuno ha delle certezze a riguardo e forse nessuno le avrà mai.

Ora supponiamo che la morte abbia un aspetto personificato, così come avveniva nelle iconografie medievali, e proprio questa figura, un giorno qualunque, mentre lavorate, studiate, o durante le vostre vacanze, si avvicini a voi e con aria calma e rigorosa, come quella di chi fa il proprio dovere, ed improvvisamente vi annunci la vostra fine e se voi siete pronti ad accoglierla, domanda ovviamente retorica,  poiché, molti sono i dubbi sulla morte,  ma una sola è la certezza, essa quando arriva è intrattabile, incorruttibile, definitiva. Lo scenario onirico e paradossale appena descritto, non è solamente l’utopica fantasia mentale di uno scrittore, poiché tale scenario prende corpo e movimento, seppur cinematograficamente, nella scena iniziale del capolavoro  del regista svedese Ingmar Bergman,  che considera questo film la punta di diamante della sua filmografia, “ Il Settimo sigillo”. La suddetta scena avviene precisamente come sopradescritta, ma ciò che cambia nella prospezione filmica, è il concetto finale; infatti,  l’ineffabile affermazione sull’intrattabilità e l’incorruttibilità della morte sprofonda, poiché il protagonista del film, Antonius block (Max Von Sydow), riesce a temporeggiare e distrarre  dal suo scopo, l’intrattabile e nefasta morte, sfidandola in una  allegorica partita a scacchi, che assurgerà ad essere ben più di un semplice scontro ludico, poiché in palio c’è il destino dell’anima di block.

Forse la partita a scacchi più famosa del mondo del cinema. Un’ immagine ben marchiata nella mente di ogni cinefilo che si rispetti. Il settimo sigillo induce ad una forte riflessione sulla vita, sulla morte, sul senso della fede e della ragione, utilizzando come pretesto le vicende di Antonius Block e del suo vassallo Jons (Gunnar Bjornstrand), due combattenti reduci disillusi delle crociate, che fanno ritorno nella svezia del trecento e la ritrovano in balia della peste e della disperazione, dunque della morte, che block incontrerà e sfiderà a scacchi  per poter compiere un’azione che dia un senso alla sua vita, prima che essa finisca. Antonius Block rappresenta la figura dell’uomo credente moderno, che al contrario dello spesso superstizioso uomo medievale, non crede più ciecamente in un sistema  che spiega la creazione, il funzionamento del mondo e il senso della vita stessa, ma è in preda ad infinite crisi esistenziali  che lo rendono dubbioso circa la reale esistenza di qualcosa o qualcuno dopo la morte e sulla stessa esistenza di Dio. L’uomo è attanagliato dalla coscienza della propria impossibilità nel sapere, cerca invano una risposta al dubbio assoluto, impossibile da chiarire , ed è proprio grazie a questo dubbio che, il protagonista porta avanti l’infinito e conflittuale processo di conoscenza, grazie al quale riuscirà a prendere coscienza della morte e della vita, e della partita che esso sta giocando per fuggire dall’una e prendere consapevolezza del senso dell’altra. 

Sono proprio la coscienza della fine e la mancanza della risposta definitiva a dare un senso a una vita che altrimenti non sembrerebbe averne alcuno. Lo stesso Block si chiede come possa essere possibile vivere senza riporre una speranza in qualcosa dopo la morte. Se Antonius Block è figura  dell’uomo credente moderno, sempre alla ricerca di risposte che possano incidere ancor di più la sua fede, lo scudiero Jons raffigura perfettamente l’uomo ateo moderno, egli non crede nell’inferno ne tantomeno nel paradiso, non crede nemmeno nell’amore, che considera  un secondo nome per indicare la lussuria. Egli guardando indietro alle crociate, al contrario di block, deride quanto fatto per “la gloria nel signore”, giudicando con atteggiamento cinico, l’insensatezza nel passare la propria esistenza  a combattere in nome di un Dio inventato dall’uomo stesso. Inoltre all’interno della pellicola assumono molta importanza gli incontri che i due protagonisti faranno, a partire dalla donna salvata dall’ennesima violenza, la povera famiglia di contadini,il pittore, la donna al rogo, ed infine i menestrelli , tipologie di personaggi totalmente diversi non solo fisicamente, ma nell’approccio concettuale che questi mostrano verso la morte, la vita e la fede. In fondo l’argomento portante del film è proprio questo: l’atteggiamento di ognuno di fronte ai dilemmi esistenziali, in particolar modo davanti alla morte, infatti il protagonista, vissuta una vita da soldato, anche di fronte alla morte decide di non subire inerme il triste fato, ma di affrontare persino la morte. La collocazione storica della vicenda è perfettamente coerente, poiché, è risaputo quanto durante il medioevo questi argomenti fossero immersi in un area di inquietante sacralità, e quanto gli abitanti di questo periodo fossero superstiziosi e soprattutto follemente impauriti da certi intoccabili ed ineffabili quesiti.  L’evocazione visionaria, tragica e farsesca del medioevo scandinavo racchiusa nel settimo sigillo ha  origini remote che affondano nelle fantasie d’infanzia dell’autore. Lo stesso Bergman a  tal proposito disse:

“L’idea di realizzare il settimo sigillo è scaturita in me  dalla visione dei temi trattati nelle pitturemedievali. Il film non ha però l’ambizione di restituire un’immagine realistica della vita in Svezia durante il medioevo, ma vuole presentarsi come un saggio di poesia moderna, che traduce le esperienze di  vita di un valoroso e vissuto uomo moderno, un saggio tuttavia modellato su spunti scenografici e sociali tipicamente medievali.”

Questo clima di onirica suggestione che aleggia all’interno del film, è ancor più enfatizzato da un utilizzo studiatissimo degli effetti  chiaroscurali, in una pellicola già in bianco e nero, che danno un’atmosfera solenne e surrealista all’intera opera. Bergman riesce a creare situazioni, personaggi, concetti, che riprendono qualunque  comportamento, stato d’animo, filosofia, per cui è impossibile non rivedersi in questo film, che assume l’importanza di un trattato sull’uomo di fronte alla vita e alla morte . 

Per chi non avesse  ancora visto questo capolavoro, o per chi volesse rivederlo, “il settimo sigillo” verrà riproposto al cinema, in occasione dell’anniversario della nascita di Ingmar Bergman, in versione  restaurata , a partire dal 5 novembre. Non perdete altro tempo e permettete a questo film di farvi riflettere su argomenti spesso evitati, come se fossero scontati, ma tutti sanno che non è così, poiché “ Niente è sicuro fuorché la morte”.

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Alberto Pantò

Nato a Bronte.
Studente di Beni Culturali - Storico Artistici presso l'Università di Catania.
Semino dubbio, raccolgo cultura, vivo di bellezza

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