Steven Spielberg: “Il Ponte delle Spie”, significati celati e un’analogia importante.

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Un grande regista come Spielberg, un grande film come “The Bridge of spies”. L’abbinamento è perfetto, il risultato ottimale. Questo film vede come attore protagonistaTom Hanks, altra grande eccellenza di Hollywood. L’ambientazione è la guerra fredda e la trama narra della cattura e del processo (con condanna) della spia sovietica Rudolf Abel, per poi narrare la trattativa e lo scambio di Abel conFrancis Gary Powers, pilota di un aereo-spia Lockheed U-2, abbattuto, catturatoe condannato dai sovietici. È un film del 2015, candidato a sei premi oscar, dei quali ne ha vinto uno per il “Miglior attore non protagonista” di Mark Rylance (la spia sovietica). A mio avviso, la sua interpretazione è davvero eccezionale. È l’interpretazione che si chiede ad un attore che deve impersonificare una spia; un atteggiamento sempre e drammaticamente tranquillo, senza sussulti e cambi di personalità, che resta congelata per tutto il film. Lo si capisc eanche dal modo di parlare, un filo di voce, schietto e diretto, con una tonalità delle sue corde vocali da pelle d’oca.

Nell’America della guerra fredda, James Donovan è un affermato avvocato di Brooklyn specializzato nel ramo assicurativo, con un’esperienza nel collegio giudicante del processo di Norimberga. Tratto da una storia vera, il film ripercorre molto bene lo scenario di un mondo diviso dalle due super potenze, vittoriose nel secondo conflitto mondiale, USA e URSS. La ricostruzione della devastata città di Berlino è superba, come superba e drammatica risulta essere la scena in cui uno studente di economia americano, passa in bicicletta proprio lungo il muro di Berlino, che è agli inizi della sua costruzione: l’inizio della divisione del mondo, delle ideologie, dei pensieri e del potere. Il muro ha rappresentato non solo un divisore fisico della capitale tedesca, ma anche una linea immaginaria che separava due realtà contrapposte e nemiche, che non avrebbero mai dovuto collidere, e cosi è stato. Una guerra mai combattuta, che avrebbe potuto portare ad una catastrofe nucleare globale. Il film però non è frenetico nel mostrare “scene belliche” o sequenze storiche, si concentra molto invece su quello che, negli anni 50 e 60 soprattutto, era la linfa vitale di questa guerra invisibile, lo spionaggio. La guerra fredda è stata la guerra delle spie, della corsa per lo spazio e per il nucleare, nessuno voleva arrivare secondo, né USA né URSS. Questa volontà di primeggiare viene ben tratta da Spielberg nelle volontà degli avvocati americani e sovietici, che vogliono avere l’ultima parola sullo scambio tra le spie, decidendo ed impostando le trattative più consona al proprio paese. Sentimento nazionale e progresso sono temi, concedetemi il termine, stra – trattati nella pellicola. L’astuzia e la sfacciataggine premieranno la difesa legale americana, come uno degli elementi forti della più grande potenza del mondo (a mio parere ancora oggi).

La trama, coinvolgente e carica di tensione di attesa, è rotta anche da piccoli intermezzi quasi comici, esibiti spesso dallo stesso Tom Hanks, seguiti da scene molto drammatiche come la fucilazione di alcuni civili che provarono a scavalcare il muro, per passare da Berlino Est a Berlino Ovest (una sotto il controllo russo, l’altra sotto il controllo americano). La scena della fucilazione nel muro, è l’emblema di quella che era la società sovietica in quegli anni, repressiva e molto totalitaria; il regista è abile nel contrapporre, a questa scena e quindi a questa ideologia di governo, un’altra scena, quella di alcuni bambini che “scavalcano” una recinsione tra i palazzi, nei tranquilli quartieri americani. Questa è la metafora di un sistema democratico, senza barriere ,senza repressioni e controlli; la prima democrazia del mondo ha spiegato alle altre nazioni il valore della libertà.

La guerra fredda raccontata nel film, come d’altronde nei libri di storia, è una guerra psicologica, e come detto prima, una guerra di orgoglio nazionale. Quest’orgoglio il regista lo pianta nel viso di una donna, una cittadina americana qualunque che prende spesso il treno dove viaggia anche il nostro avvocato (Tom Hanks). Alla notizia che l’avvocato avrebbe preso le difese del sovietico, la donna ha uno sguardo di odio e disgusto per l’avvocato (mentre apprende la notizia da un articolo digiornale): successivamente, dopo lo scambio ed il brillante successo ottenuto dall’avvocato (una spia sovietica per due americani), gli occhi della donna brillano, vivamente, di orgoglio nazionale per Donovan. Sono sequenze minime, quasi impercettibili, ma che nascondono il significato di un evento storico immenso.

Lo scambio avverrà sul discreto e appartato Ponte di Glienicke, in seguito soprannominato “Ponte delle Spie”. Con una mossa azzardata, Donovan riesce anche a far liberare dalle autorità berlinesi della Repubblica Democratica Tedesca, presso il Checkpoint Charlie del Muro di Berlino, lo studente statunitense di economia Frederic Pryor, che era stato catturato ed era detenuto presso la Volkspolizei, la polizia della Germania orientale.

C’è qualcos’altro che mi è saltato all’occhio vedendo questo film, un’analogia, molto forte con un altro film di questo genere, ossia “Thirteen Days” del 2000, diretto Roger Donaldson, con attore protagonista Kevin Costner. Un film, questo, che raccontava i drammatici tredici giorni dell’Ottobre del 1962, quando l’URSS installò missili nucleari a Cuba, causando una crisi mondiale e il rischio, vivacissimo, della terza guerra mondiale. Le analogie sono evidenti nella tensione drammatica nel capire chi, tra le due parti avverse, avrebbe avuto la meglio (per chi non ha letto la storia di quel periodo). Tutto si gioca in entrambi i film nei tavoli della burocrazia e delle ambasciate, si gioca sotto forma anche di incontri tra i leader dei due paesi, tra ambasciatori sovietici e americani, si gioca nel blocco navale (in Thirteen Days) e nello scambio sul ponte (Nel ponte delle spie). Tensione, storia, politica, nazionalismo e un pizzico di audacia, sono il sale di queste due pellicole, lente, impegnative, ma straordinariamente godibili.

“Gli uomini andranno nelle tombe come se fossero letti. Combattono per motivi che sono estranei alla ragione» (William Shakespeare).

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Endrio Zanti

Mi chiamo Endrio Zanti, 29 anni, studio comunicazione e lingue a Catania, aspirante giornalista, aspirazione dovuta alla passione per l'informazione e la scrittura, relative a tematiche storiche, culturali e di attualità.