E’ ancora un mondo così lontano?

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I pregiudizi ci bloccano, ci fermano. Sono sempre stati quel qualcosa che non ci permette di vedere oltre, di approfondire una tematica perché per noi già scontata, non valutabile e addirittura insindacabile. 

Possiamo definirli un limite, se vogliamo, un muro, invalicabile tanto da non far sembrare quello che ci sia dietro, interessante. E se a tal proposito parlassimo di psicologia? Quanti pregiudizi esistono in questo ambito? Quanti preconcetti? Quanti la sminuiscono e quanti ci credono? E ancora, quanto impegno per quelli che ci lavorano a stretto contatto nell’abbattere tali barriere ?

Ciò che spesso non viene focalizzato è la concretezza che si cela dietro questo mondo paradossalmente astratto. La psicologia studia, come dice la stessa parola, la psiche e il comportamento di ognuno attraverso diversi processi in tutte le loro componenti consce ed inconsce. Tutti, nessuno escluso, siamo succubi e dipendenti della nostra mente. La possiamo considerare solitamente la nostra più grande amica, ma per alcuni si rivela un mostro da sconfiggere. 

Non esiste nulla di più complesso e potente della nostra mente. La si può riuscire a gestire, quando tutto è nella norma, ma non ce ne si può liberare e spesso inganna. Quante volte capita di essere convinti di qualcosa che effettivamente non corrisponde alla realtà o di credere così tanto in qualcosa da convincersi sia reale? È questa la forza della mente che supera perfino quella che è la realtà dei fatti. 

Quando si parla di gente problematica, si ha a che fare con convinzioni di calibro maggiore, con deliri, allucinazioni e illusioni. C’è chi pensa essere la personificazione di Dio, chi pensa essere morto, inesistente o in putrefazione, chi è convinto di essere sulla terra per raggiungere un obiettivo prefissatogli. C’è chi pensa non avere una parte del corpo e quindi non utilizzarla. La mente oltre ad essere capace di rendere reale ciò che non lo è, riesce pure a negare ciò che è o è stato. Riesce a eliminare, sopprimere, mettere di lato e trasferire fatti realmente successi, poiché motivo di disagio, vergogna e non compatibili con le regole sociali o il comune vivere, e dimenticati anche solo perché troppo dolorosi.

La domanda che ci poniamo, arrivati a questo punto del discorso, è un’altra: sono davvero dimenticati questi fatti o semplicemente repressi? C’è chi pensa siano sinonimi, ma non è così. Con reprimere si intende soffocare, inibire, opprimere, diverso invece da eliminare che è il rendere inesistente, scomparire. Così come si è soliti dire: tutti i nodi vengono al pettine. Se pensiamo sia possibile fregare noi stessi o gli altri, non possiamo pensare lo stesso della nostra mente? La risposta sembra scontata, però arriverà sempre il momento in cui bisognerà pagare il conto, in cui bisognerà affrontare il problema. Tutto ciò che reprimiamo rimane fermo nel nostro inconscio, questo ci può tranquillizzare per un po’, magari imparando a vivere con il peso che ci tormenta, ma il nostro comportamento sarà sempre condizionato da ciò che rimane, pur sempre, irrisolto. 

Potremmo pensare di lasciarci andare agli avvenimenti o alle emozioni positive prima ancora di quelle negative. È un po’ come quando da bambini ci dicevano “prima il dovere e poi il piacere”. Non è mai semplice. Purtroppo non può esserci un unico metodo universale per tutti.  Ciò di cui si può godere a posteriori è la forza che quella esperienza negativa ci lascia, il senso di onnipotenza. Servono motivazione e forza di volontà. Si tende a scappare, è normale, è umano. Resta e resterà sempre più facile e meno faticoso prendere la scorciatoia sottoterra piuttosto che fare il giro largo, incerto e magari con mille ostacoli. 

Il panorama sarà lo stesso alla fine? Abituiamoci gradualmente a vedere tutto ciò che di negativo ci capiterà come qualcosa dal quale ripartire, come un trampolino di lancio, per arrivare sempre più in alto. Come sinonimo di costruzione e non distruzione. 

Quanto detto sopra vuole essere un modo per comunicare che la psicologia è un mondo in continua evoluzione, che non riguarda solo “i pazzi” ma ciascuno di noi. A tutti sarà capitato di affrontare una situazione difficile o un avvenimento che lo abbia particolarmente colpito e magari, inizialmente, abbia avuto qualche problema nel capire quale fosse la strada giusta da intraprendere o come affrontare il tutto. C’è chi lo capisce subito, chi no, chi pretende di sbrigarsela da solo rendendosi conto a posteriori di aver sbagliato in qualcosa, chi l’opposto. Chi si confida con genitori, amici, parenti. C’è chi invece, capendo di aver bisogno di alcune risposte, preferisce consultare qualcuno all’esterno delle proprie conoscenze, con posizione neutrale, competente che può fornirgli una spiegazione diversa, oggettiva e che può aiutarlo a risolvere quel problema dal quale non riesce ad uscirne da solo, perché magari dovuto ad una cosa diversa e forse più profonda. Anche solo questo può essere lo psicologo.

 È ancora un mondo così lontano?

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Simona Vasta

Nata a Catania il 12/08/97. Diplomata al liceo classico Nicola Spedalieri.
Frequento il terzo anno di scienze e tecniche psicologiche, presso l’Università di Catania. Amo il mondo della psicologia e della danza, mia grande passione, e tutto ciò che a queste due realtà possa essere attinente.
Faccio parte della ONLUS “Atlas” e sono organizzatrice di un’attività all’interno di quest’ultima: “Un bambino per amico"