“Il frutto del progresso è un tozzo di pane avvelenato”. Il polo petrolchimico siracusano e l’inquinamento ambientale.

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Recentemente la Rai con il programma “I dieci comandamenti” è andata a denunciare il disastro ambientale della zona industriale di Augusta, Priolo e Melilli. In essa troviamo gli stabilimenti di decine di aziende e multinazionali come: Sasol, Esso, Lukoil. Inoltre vi sono una centrale termoelettrica ed anche un inceneritore. Il polo petrolchimico più grande d’Europa si è visto come un obiettivo importante raggiunto sia dalla Provincia di Siracusa, ma anche della Regione Sicilia, infatti ha dato lavoro a più di 20.000 persone negli anni ’50-’70. Per quei posti di lavoro, però la popolazione e l’ambiente locale hanno pagato a caro prezzo l’industrializzazione e il benessere portato dalle aziende con molti decenni di inquinamento ambientale.

Disastri ambientali

• fondale marittimo con 18 milioni di metri cubi di fanghi tossici.
• Quantità di esaclorobenzene (negli scarichi) 1000 volte superiore ai limiti di legge, di conseguenza le aziende hanno inquinato tutto il mare circostante e recato gravi danni all’ambiente marino.
• Pesci con elevatissime quantità (all’interno) di: mercurio, cadmio, zinco, arsenico. Tutti metalli pesanti cancerogeni e mutageni.
• Smaltimento illecito di mercurio dai tombini fino al mare. Tutt’ora esiste una sorgente attiva di mercurio che sta contaminando l’intera catena alimentare del Mar Mediterraneo. (studio CNR del 2012)
• Dal 1980 ad Augusta arrivano le prime segnalazioni di nascita di bambini malformati, su 600 nati, 13 hanno malformazioni congenite. Dal 1980 al 1989 la percentuale di malformazioni sempre ad Augusta è stata dell’ 1,9% contro una percentuale dell’Italia meridionale dell’1,18%. Negli anni 2000 la situazione peggiora, si passa ad una media del 3,18% con picchi del 5,6%.
• Emissione di benzene nell’aria ad altissime concentrazioni, ben 800 μg al secondo, contro il limite consentito di 5 μg di benzene in un anno.
• Smaltimento illecito di elettrodi dai tombini fino al mare con conseguenze gravissime. Studi affermano che nel fondale marino c’è una concentrazione di mercurio 20.000 volte superiore ai limiti consentiti dalla legge.

Inchieste giudiziarie

L’inchiesta giudiziaria più importante contro l’inquinamento nel triangolo industriale di Priolo, Augusta e Mellili è stata l’operazione “Mare Rosso”. Essa scattò nel gennaio 2003 e furono arrestate diciassette persone tra i dirigenti e dipendenti dello stabilimento ex Enichem (ora Syndal) ed anche un funzionario della Provincia di Siracusa. Secondo l’accusa, l’azienda scaricava il mercurio nel tombini delle condotte di raccolta delle acque piovane e da lì finiva in mare. Successivamente buona parte delle accuse decadde, perché si scoprì che la Montedison tra il 1950 e il 1980 scaricò in mare oltre 500 tonnellate di mercurio. Ma grazie alla magistratura l’Enichem, risarcì le famiglie dei bambini malformati con un rimborso variabile tra i €15.000 e €1.000.000.

Bonifiche
Lo Stato voleva far pagare il conto delle bonifiche alle società, ma non si poteva spartire la quota poiché non si sapeva quanto ognuno di loro abbia inquinato l’ambiente. Infine, nel 2008 si cercò di arrivare ad una soluzione, buona parte dei costi lo doveva sostenere lo Stato, stanziando 770 milioni di euro, la rimanenza le società. Ma con i ricorsi al Tar di: Erg, Eni e Syndal non si arrivò mai ad una soluzione e tutto andò in fumo.
L’unica bonifica che fu fatta, risale alla fine degli anni ’90, e fu costituita la “Riserva naturale Saline di Priolo” istituita nel 2000, orientata a salvaguardare l’avifauna migratoria locale.

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Carmelo Schillaci

Nato a Cuneo il 15/01/2001. Frequenta il quinto anno del liceo "Concetto Marchesi" di Mascalucia.
"Gli uomini passano, le idee restano e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini"
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