Trilogia Batman di Christopher Nolan: Batman Begins, un “uomo comune” che usa la paura per diventare supereroe.

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Il primo film della trilogia è “Batman Begins” che la Warner Bros lancia 8 anni dopo Batman & Robin. È forse il supereroe più amato dal pubblico e dopo capiremo il perché, ma quello che forse manca negli altri film, prima di questo, è un fattore importante, ossia “chi è Bruce Wayne, come diventa Batman, dove inizia tutto”?

Il primo tema è la ricerca della propria identità, e soprattutto quella di dare un senso alla morte dei propri genitori, che il piccolo Bruce ha visto morire per mano di un serial killer. I personaggi forse non sono presentati in maniera approfondita (vedi il caso dello “Spaventapasseri” che ha una caratura nettamente inferiore al fumetto), qualche scena forse troppo confusionaria ed eccessivamente spettacolare. Quello che invece è spettacolare, è l’inizio del film, quando non esiste l’uomo pipistrello e nessuno spettatore si annoia in questa attesa verso la consacrazione di Batman. Nolan costruisce intorno al crociato di Gotham un contesto verosimile entro cui muoversi. Bruce Wayne cresce ossessionato dalla morte dei propri genitori e con un fondo di impotenza e senso di colpa che sfocia in rabbia e sete di vendetta. Un circolo vizioso di sentimenti ben reso dall’interpretazione di Christian Bale che si adopera per far sembrare umanissime e vicine le nevrosi del giovane. Dopo non essere riuscito a uccidere Joe Chill, il criminale che aveva assassinato i suoi genitori, perché preceduto da un sicario della mafia, Bruce decide di abbandonare Gotham: vive come un vagabondo, si nasconde come un ladro e si ritrova in una prigione cinese, dove viene tirato fuori da Henry Ducard (Liam Neeson) di Ra’s al Ghul capo della Setta delle Ombre. Qui inizia il suo addestramento: la cieca rabbia del giovane Wayne viene indirizzata verso uno scopo, la sottile psicopatia che lo agita assorbita da un contesto (la Setta) che rispecchia e amplia le sue ossessioni. Bruce rimane però attaccato a un senso di superiorità morale (e sarà per questo deriso dal suo avversario complementare, Joker) che non gli fa valicare la linea che separa gli eroi dai cattivi.

L’addestramento è niente, la volontà è tutto, è la frase di Henri durante l’addestramento a Bruce, la volontà di andare oltre, di provarci sempre.

Perché i pipistrelli signor Wayne?chiedeva Alfred a Bruce e lui rispondeva che gli facevano paura. Tutto il nesso logico del film, che perdura anche nei due sequel, è la paura, presente ovunque, la paura di cadere, la paura che incute il sorriso di Joker, la paura che ha provato Bruce da piccolo dopo la morte dei suoi (una paura guarita da un gesto semplice del commissario Gordon, che si rivelerà un gesto cruciale nella spiegazione del personaggio eroico). Questa paura, interiorizzata e dominata, utilizzata come arma contro il male. Batman è l’eroe eccellente, è l’eroe con (senza) maschera, senza super poteri, che mette la propria angoscia, il proprio dolore al servizio della giustizia, addossandosi una colpa, quella che mai nessuna persona comune potrà capire: la maschera e quell’essere fuori legge non convinceranno mai la gente a fidarsi di lui, la gente ha bisogno di qualcosa di più, di vero, di vedere in faccia e scegliere poi di fidarsi o meno. Nell’ombra e non alla luce del sole: Batman agisce di notte, nascosto da una maschera, da uno pseudonimo e lo fa per proteggere le persone che ama. Ha due identità, Bruce Wayne e Batman, ma piano piano diventa uno solo, l’uomo – pipistrello, non riuscirà mai a liberarsene, nonostante le preghiere di Alfred. La paura è venuta a lui sotto forma di pipistrello e non lo avrebbe più lasciato: la sua missione è morire per quell’ideale, per la sua città cosi corrotta ed ingiusta, fare qualcosa che la polizia non riuscirebbe e nemmeno vorrebbe mai fare per la gente (i poliziotti spesso lo inseguono, tralasciando i veri criminali, tutti hanno la voglia di catturarlo, perché è qualcosa di inaccettabile). Questo obiettivo di catturarlo, ce l’hanno tutti tranne Gordon, il ribelle, l’impersonificazione del giusto reale.

Fra i temi dominanti della pellicola vi è in particolar modo il tema della paura, intesa come strumento di dominio, arma contro i malvagi oppure ostacolo da superare per riuscire a migliorare sé stessi e il mondo. Insomma, la paura assume significati differenti a seconda di come viene vissuta dai personaggi. Dunque, per Bruce la paura è un qualcosa con cui convivere. Stando agli insegnamenti di suo padre Thomas, avere timore di qualcosa è normale, perché ciò è insito nella natura di ogni essere vivente. Dunque, è impossibile non avere paura in senso assoluto, ma con questa “si può venire a patti”. Il concetto di paura per i cattivi di Batman Begins assume un significato differente. Mentre per Bruce Wayne è un qualcosa con cui convivere e per Batman è un’arma contro il crimine, per i malvagi invece la paura è uno strumento di dominio, che serve ad ottenere il controllo.

Rachel: “Aspetta. Ci hai salvato la vita. Dimmi almeno il tuo nome”. Batman: “Rachel, non è tanto chi sono, quanto quello che faccio che mi qualifica”. Questa frase è la metafora della società in cui viviamo oggi, la società delle maschere, della finzione, della disillusione, conta cosa facciamo e non chi siamo. Alla gente non importa davvero nulla di quello che siamo, viviamo nel mondo dell’opportunismo, dove gli amici ti hanno abbandonato da tempo e dove devi fingere, devi indossare una maschera per essere riconosciuto. Ma, se quelle azioni nascoste dietro un velo, sono a fin di bene, la tua qualifica è quella dell’eroe; non l’eroe che salta dai tetti, ma una persona umile.

Alfred: “Si fermerà a Gotham a lungo, signore? Il necessario. Voglio dimostrare agli abitanti di Gotham che la città non appartiene ai corrotti e ai criminali.

Negli anni di crisi suo padre rischiò la bancarotta del suo impero per combattere la povertà. Credeva che il suo esempio avrebbe spinto l’alta borghesia a compiere la stessa cosa. Ci riuscì? Indirettamente; fu l’omicidio dei suoi genitori a scatenare una reazione.

Servono eventi drammatici per scuotere la gente dall’ apatia, ma io non posso farlo come Bruce Wayne, come uomo di carne e ossa mi possono ignorare o schiacciare, ma come simbolo… come simbolo potrei essere incorruttibile. Potrei essere immortale.

Quale simbolo?

Qualcosa di… elementare… e insieme di terrificante.

Alla fine del film, il nemico è distrutto, il male ha cessato (per poco) di esistere. Ma questo è dietro l’angolo, dove c’è il bene è pronto ad opporsi l’inferno. Il più caotico dei mali, la follia e l’assenza di speranza, rappresentati dal suo nemico più temibile…Joker…

To be continued!

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Endrio Zanti

Mi chiamo Endrio Zanti, 29 anni, studio comunicazione e lingue a Catania, aspirante giornalista, aspirazione dovuta alla passione per l'informazione e la scrittura, relative a tematiche storiche, culturali e di attualità.