Eterno splendore dell’immacolata mente

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Eternal sunshine of the spotless mind” è il titolo originale del film del visionario regista Michael Gondry , uscito nel 2004 nei cinema italiani con lo svilente e superficiale  titolo “se mi lasci ti cancello”. I protagonisti di quest’opera sono Joel, interpretato da un insolito Jim Carrey , e Clementine, rappresentata da una convincente Kate Winslet, due giovani apparentemente diversi che si innamorano, ma ad un certo punto la situazione degenera e sono costretti a lasciarsi e dimenticarsi. Con una sottile ma potente carica metaforica, il regista  coinvolge lo spettatore in una vicenda stravagante che vela, ma non nasconde completamente, un messaggio essenziale: la memoria nella coppia è una fonte preziosa portatrice di gioia e di dolore, ma anche di apprendimento e crescita, ed eliminarla o tentare di soffocarla è un errore che comporta notevoli ripercussioni sul piano della creatività, della costruttività e sull’ investimento relazionale futuro. Per apprendere pienamente il messaggio che il film vorrebbe far recepire, bisogna innanzitutto  evidenziare l’assoluta inadeguatezza del titolo italiano, che tenta di etichettare, erroneamente, la pellicola come semplice opera commerciale, tradendone completamente l’originalità, la ricchezza di idee e di spunti di riflessione. È doveroso, dunque, soffermarsi sul titolo originale “Eternal sunshine of the spotless mind”, tratto da un verso del poema di Alexander Pope “Eloisa di Abelard”.

“Senza macchia felice sorte è quella
Di colei che si ritira al sé!
Dimentica del mondo, dal mondo è dimenticata.
Eterno splendore dell’ immacolata mente!
Ogni preghiera è accolta, ogni desiderio è abbandonato.
Meditazione e azione in un tempo equo praticate.
Le devote in sonno che si dispongono
alla potenza del risveglio e del sentire”

Potremmo definire questi versi un’ode alla rinuncia della memoria, innalzando la perdita di questa ad unico strumento  o rimedio mediante  il quale è possibile essere eternamente  felici, in grado di realizzarsi, privi di alcun desiderio, poiché desiderare qualcosa significa sentirsi incompleti, avvertire la mancanza di ciò che si desidera, e l’unico modo per non soffrire di tale mancanza è dimenticarla eternamente. Se i  versi che danno  il titolo al film conducono  nell’utopica direzione sopracitata, tutta la sceneggiatura, tuttavia si contrappone ad essi radicalmente, costruendo una storia onirica, cervellotica che enfatizza l’importanza dei ricordi e l’insensatezza della  vita senza  di questi.

L’elemento centrale del film è il trauma nella relazione di coppia che porta i protagonisti a desiderare di scotomizzare quella parte dell’esperienza relativa alla storia d’amore, dagli albori fino alla triste conclusione. L’ossessione dei protagonisti si posa su una mente ripulita dai nefasti ricordi di quella relazione, resettata nel modo più rapido e indolore, pronta ad essere riempita con altri ricordi e relazioni che possano spazzare via quei macigni incastonati che non permettono l’entrata, temporanea, delle esperienze future. Facendo così, si crea solamente un illusione di libertà emotiva, poiché manca una sana elaborazione degli eventi, un apprendimento che implica un precorso dove il dolore, l’elaborazione del lutto, l’accettazione e il perdono di sé e dell’altro sono necessari  per costruire un senso. È ormai una tendenza frequente, sopratutta nell’era della modernità, cercare di trovare e avere una mente limpida e pulita dal triste passato sentimentale, sostituendolo con  temporanee ed effimere illusioni relazionali facilmente sostituibili come semplici oggetti di personale capriccio, utilizzate per schiacciare il peso del passato, accantonando la naturale maturazione del distacco, la presa di coscienza degli avvenimenti, l’assunzione di responsabilità e l’accettazione dei limiti propri e altrui. Tutto ciò nel film viene rappresentato ed evidenziato  dalla rapidità con cui Clementine, volutamente  priva del ricordo di Joel, incontra Patrick, interpretato da Elija Wood, e con questo avvia un’altra relazione che non sembra, però, essere particolarmente intima. 

Il regista Michael Gondry realizza il tutto con grande lucidità, rinunciando ad effetti speciali troppo elaborati, soffermandosi  invece su dettagli sfiziosi, intelligenti illusioni ottiche, ed elementi naturali, per realizzare i meandri della mente di Joel e il tentativo di cancellazione  dei ricordi a cui essa è soggetta . La natura, infatti, è considerata dal regista come una componente positiva, necessaria per la ricercata serenità dei personaggi, allegoricamente rappresentata con paesaggi magnifichi in cui i personaggi sono consapevoli dei loro sentimenti. Dunque il film è una raffigurazione metaforica della difficoltà  che si incontrano nel tollerare e superare non solo le emozioni negative emanate dalla rottura di una relazione, ma anche il passaggio dall’essere innamorati all’amore, e quindi dalla visione idilliaca e perfetta, intrisa dell’idealizzazione di sé stessi e dell’altra persona, alla presa di coscienza della complessità insita all’interno di una coppia, dove insieme ai due membri entrano in gioco le loro storie, gli apprendimenti, i legami di attaccamento pregressi, primari e secondari, e infine la relazione del nucleo formato dalla coppia con l’attualità della nuova vita che si accinge a vivere. Fin dalle più antiche epoche ogni pensatore, scrittore e artista  ha presentato la propria idea di amore, di relazione e sentimento, da quella trascendentale e ineffabile di  Platone  e Dante, alla controversa e analitica di Freud , fino a quella cupa e cinica di Carmelo Bene, tuttavia ancor oggi l’amor, e ciò che ne segue, è ancora oggi argomento di discussione, di studi, di sperimentazioni artistica , poiché questo sentimento è misteriosamente necessario alla specie umana, e non solo, rappresentando una tematica importante per la conoscenza e lo sviluppo emotivo  della civiltà  passata, presente e futura.

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Alberto Pantò

Nato a Bronte.
Studente di Beni Culturali - Storico Artistici presso l'Università di Catania.
Semino dubbio, raccolgo cultura, vivo di bellezza