Misterbianco, i Sammartino e Santapaola

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I siciliani sono conosciuti nel mondo come un popolo silenzioso, schivo, vagamente ostile, anche. Stereotipi. Catania però è oltre il silenzio, tocca abbondantemente il mutismo. Quello che succede in questa città non avviene in nessun altro posto d’Italia, eppure non se ne parla, nessuno si scandalizza, sui giornali nazionali di Catania non c’è mai menzione: la Magistratura sequestra il quotidiano La Sicilia al suo editore Ciancio, sospettato di aver favorito la Mafia. La notizia non supera pagina otto della Repubblica. Eppure Ciancio è stato presidente della FIEG e vicepresidente dell’Ansa. Save the children pubblica l’atlante dell’infanzia e i quartieri popolari catanesi si scoprono in condizioni di gravissimo disagio sociale: 44% di bambini-adolescenti che vivono in situazioni di povertà, 94 su 100 non hanno accesso a spazi pubblici dove giocare La dispersione scolastica supera abbondantemente i dieci punti percentuali. Zone come San Giorgio, Librino, a ‘Za Lisa sono i quartieri da cui proviene il 30% di minori arrestati: Catania è infatti la città che ha il record nazionale di delinquenza giovanile. La commissione antimafia sottolinea lo squilibrio fra pil pro capite molto basso e i consumi, altissimi. Questo scarto è facilmente spiegabile con “il sommerso”, il lavoro in nero e sottopagato, e con gli enormi affari della criminalità organizzata: non a caso a Catania è la città in Europa con il più alto numero di centri commerciali. Gli autonoleggi (“solo contanti!”) nascono come i funghi e i centri scommesse si sprecano. Di tutto questo, non si parla, non si discute. L’ultima notizia che è stata fagocitata dai media in poche ore meriterebbe un’attenzione in più.

E’ successo che pochi giorni fa, a Misterbianco è stato arrestato il vicesindaco. Misterbianco non è un paesello: conta più di 50mila abitanti, è stato un importante centro industriale, ed ora è pieno di centri commerciali. C’è l’Auchan, diversi cinesi fra ingrosso e dettaglio e soprattutto il Parco commerciale Centro Sicilia, “la cui realizzazione è stata curata da aziende di Cosa Nostra” (parole della magistratura: ci si riferisce agli Ercolano). Il vicesindaco arrestato si chiama Carmelo Santapaola. E non è un omonimo della celeberrima famiglia mafiosa catanese. No, no: sono proprio parenti. La lista civica per le elezioni si chiamava semplicemente “Santapaola”. “Associazione per delinquere di tipo mafioso, associazione per delinquere finalizzata alla commissione di reati inerenti l’esercizio abusivo di attività di gioco e scommesse e intestazione fittizia di beni”. Questi i reati contestati a lui e ad altri ventuno imputati. Il sindaco di Misterbianco Nino Di Guardo –ex comunista, ex DS, ora Pd- ha rilasciato un’intervista a La Sicilia a seguito dell’arresto del suo vicesindaco: “Santapaola? tutti lo conoscono come uno simpaticone, ben educato…”. Incalzato sulla mafia ha risposto che “qui non ce n’è!” Stupisce –oltre le dichiarazioni così nette- il fatto che un sindaco storicamente conosciuto come un fiero oppositore della mafia sia si sia piegato a tali compromessi pur di conservare la maggioranza.

Ed è l’immagine di ciò che è successo al Pd in tutta Italia, al Sud e a Catania in forme più scoperte e disinvolte. S’è lasciato che nel partito entrassero portavoci di interessi altri, non sempre puliti. Che, invece di affidarsi a progetti politici, si consegnasse il partito a dei notabili, a fabbriche di voti, a figure interessate al proprio tornaconto. Un coacervo di interessi che si è mangiato il Pd da dentro. Santapaola infatti non è solo: “alleato e stretto collaboratore” di Luca Sammartino, “mister 32mila preferenze” alle regionali, deputato Pd. I due si conoscono dai tempi dell’MPA di Lombardo, in cui militavano entrambi. Sammartino è stato eletto proprio nel collegio di Misterbianco. Più di 30mila preferenze: sono numeri enormi, che hanno fatto scalpore anche per i presunti “brogli delle case di riposo” di cui Sammartino fu accusato. Nel 2019 (i lavori erano iniziati sotto il governo Lombardo) sorgerà proprio a Misterbianco il nuovo polo oncologico del Mediterraneo Humanitas, un nuovissimo e iper-moderno mega polo sanitario. Privato. Suo amministratore delegato è Giuseppe Sciacca, zio di Sammartino. Di Humanitas ce n’è pure un’altra a Catania, cui direttore sanitario è Annunziata Sciacca, madre del deputato. Dalla situazione che s’è cercato di descrivere Misterbianco emerge come uno snodo cruciale di interessi, politici ed economici. Non è difficile immaginare che vi possano essere dei tentativi di infiltrazioni mafiose, che andrebbero ostacolate e combattute. Ma può esservi una supervisione e una vigilanza seri se il prefetto di Catania, Claudio Sammartino, è lo zio di Luca? E –visto che i prefetti sono nominati dal Ministero dell’Interno- non è che Sammartino lo si ritroverà tra qualche tempo in un fantasmagorico rassemblement vicino a Salvini?

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Marcello Fisichella

Nato a Napoli nel '98, dagli anni del liceo, classico, mi sono trasferito a Catania. Frequento il primo anno di lettere moderne qui a Catania.