The Art of Revolution

"Lorenzo Il Magnifico": il nuovo rivoluzionario capitolo della serie sulla più grande dinastia fiorentina

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Leggendo il claim in alto e soffermandosi su Revolution si nota una parola chiave in evidenza, seppur celata!

I Medici sono tornati. Dopo l’anteprima su RaiPlay, è stata trasmessa su Rai1 in prima visione ogni martedì dal 23 ottobre al 13 novembre la seconda stagione dell’attesissima serie di produzione anglo-italiana Lux Vide, Rai Fiction, Big Light e Altice Group, che sarà inoltre distribuita da Netflix solo in UK.

Il focus questa volta è sul giovane Lorenzo de’ Medici, colui che sarà noto come Il Magnifico,  nipote di Cosimo il Vecchio, protagonista della prima stagione, Masters of Florence, che terminava con l’annuncio della futura nascita del primogenito di Piero e Lucrezia, Lorenzo appunto.

Ambientata 20 anni dopo i fatti del precedente capitolo, nel 1469, la seconda parte si apre con una sequenza di pericolo e azione: Lorenzo (interpretato dall’inglese Daniel Sharman) ferito, per le strade di una Firenze in subbuglio, tra roghi e segni di colluttazione, insieme ai suoi fedelissimi, che si dividono in cerca di Jacopo Pazzi, traditore in fuga. Segue una lotta in interno tra quest’ultimo, interpretato da Sean Bean, decisamente tagliato per questo ruolo di villain assetato di potere, e Lorenzo, con interruzione carica di suspense. E’ il 26 aprile 1478, culmine della Congiura dei Pazzi, di cui si vedrà la genesi fino al sanguinoso epilogo nell’ottavo episodio. Lo stacco da cui ha inizio il resto della storia ci proietta indietro, nel 1469, nella campagna toscana.

Tra i vari flashback dell’infanzia, con la guida della nonna Contessina (Annabel Scholey), e le sfide del presente, vediamo Lorenzo evolversi, maturando la consapevolezza del proprio ruolo e delle conseguenti responsabilità di capofamiglia, confrontandosi con le insidie della politica, i tradimenti, le sconfitte e le amare vittorie. Il tutto perseguendo quell’ideale che lo contraddistingue, di cambiamento del mondo e lotta contro l’ordine prestabilito. In questo percorso è affiancato dai membri della sua famiglia, quali il fedele fratello Giuliano (Bradley James), l’imperiosa madre Lucrezia Tornabuoni (Sarah Parish), il debole padre Piero (Julian Sands), nonché dal consigliere Luca Soderini (Filippo Nigro), dall’amante storica Lucrezia Donati (Alessandra Mastronardi) e in seguito dalla premurosa moglie Clarice Orsini (Synnove Karlsen). Non mancano i contrasti con la ribelle sorella Bianca (Aurora Ruffino), disposta a tutto per coronare la sua storia d’amore proibita con Gugliemo Pazzi (Charlie Vickers), in stile Romeo e Giulietta. Di spessore anche le figure degli avversari, degli amici-nemici, come il nipote di Jacopo Pazzi, Francesco (Matteo Martari), o il Papa Sisto IV (Raoul Bova).


Sharman si dimostra all’altezza del ruolo, e dichiara di aver imparato molto da questa interpretazione: “Non sapevo molto di lui prima che cominciassero le riprese, ma girare questo film è stata una lezione incredibile: un uomo che ha avuto un ruolo di grande importanza per l’Italia e per il mondo… e per ciò che io amo molto, come l’arte.

Come sappiamo dalla storia, infatti, Lorenzo mantiene sempre un riguardo particolare per l’arte, la poesia, l’esaltazione della bellezza, che i suoi nemici sono incapaci di apprezzare. E la produzione ha dato molta attenzione all’aspetto artistico, seppur con qualche incongruenza storica per necessità di adattamento alla messa in scena. Vediamo set arredati con riproduzioni di affreschi di vari autori e periodi, una grande attenzione per i costumi e le acconciature, splendide location, che valorizzano il nostro territorio: dal Palazzo dei Priori di Volterra, alla Basilica di San Lorenzo a Firenze, Roma, e ancora Pienza, Montepulciano, Mantova, Sabbioneta, Tivoli.

Proprio i costumisono uno dei tanti aspetti piacevoli” a detta di Bradley James perché “ti aiutano ad immergerti in un mondo a parte quando giri una scena”. Il costumista italiano Alessandro Lai ha fatto un grande lavoro di adattamento e modernizzazione dello stile dell’epoca, per dare un tocco di freschezza e renderlo più appetibile ai gusti odierni, presentando le donne con ampie scollature e capelli che scendono fluidi anziché raccolti. Vi è un gioco sapiente con le tinte delle vesti di tutti i personaggi, che passano da un iniziale trionfo di colore nelle scene festose all’accentuazione di colori cupi come il nero e il viola (colore per eccellenza del Magnifico e che ancora oggi rappresenta Firenze), man mano che gli episodi assumono toni meno allegri o drammatici.

Tutti questi elementi testimoniano l’impronta di rivoluzione data a questa stagione sia da scelte registiche tra cui la giovane età di quasi tutto il cast, che dal sottotitolo e slogan “The Art of Revolution“, ma in primis dalla sigla iniziale, sempre firmata da Paolo Buonvino e Skin, “Revolution Bones”, variazione sulla precedente soundtrack “Renaissance”.

L’intento di attirare e coinvolgere il pubblico più giovane è riuscito, non a caso questa stagione de I Medici, seppure leggermente in calo di ascolti rispetto alla precedente, si è attestata come la più commentata della stagione TV attuale sui social, in particolare su Twitter e Instagram, su cui sono molto attivi e seguiti gli attori principali, e con un record della giornata per l’ultimo episodio (comparando i dati di Nielsen e dell’Ufficio Stampa Rai).

Ancora più emblematica è la presenza di Sandro Botticelli (Sebastian de Souza), che compare fin dall’inizio sotto l’ala protettiva del mecenate Lorenzo, insieme a Poliziano e, si preannuncia, un giovane apprendista, Leonardo Da Vinci, che forse vedremo nella terza stagione (attualmente in fase di ripresa). Protagonista dei dipinti in lavorazione, colei che è ritenuta essere stata la musa di Botticelli, la Venere: la bellissima Simonetta Vespucci (Matilda Lutz), sul cui presunto legame con Giuliano de’ Medici gli autori romanzano abbondantemente, regalandoci momenti idilliaci e struggenti, intensi fino alla fine, e che di certo non guastano in una serie TV.

Ed è proprio a loro, al renderli immortali dopo la loro triste sorte, e al risollevarsi di Firenze dopo la crisi, che si ispira Botticelli nel suo messaggio finale di speranza, mentre inizia ad abbozzare la celebre “Primavera”: “Perché dopo la morte, torna la vita… si rinasce”. Rinascimento, in tutto e per tutto.

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Aurora Vannella

Studentessa di Scienze e Lingue per la Comunicazione all'Università di Catania. Appassionata di scrittura, cinema, musica, teatro e impegnata in diversi progetti in questi ambiti e nel Social Media Management.