Impressioni di settembre

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“Non c’è cosa più amara che l’alba di un giorno in cui nulla accadrà, non c’è cosa più amara dell’inutilità. La lentezza dell’ora è spietata per chi non aspetta più nulla”

Con questi versi Cesare Pavese mostrava la sua negativa visione della monotonia, della ripetitività,  che spesso imprigiona la vita, privandola  di emozioni e di rivoluzioni, del piacere della scoperta, perso durante l’inseguimento che l’uomo fa giornalmente, all’interno della società, per adattarsi a questa, o meglio, per adattare il proprio salario alla frenesia inumana di questa, ormai schiava inerme di un sistema industriale massmediatico.  Questo’ ultimo rende l’uomo servo automa di uno stato, piccolo ingranaggio facilmente sostituibile di una grande macchina, un essere vivente che, non solo ha perso il piacere e la curiosità dettata dalla scoperta, ha pure perso di vista l’essenziale bellezza  che manifesta, e lo stupore che dovrebbe suscitare  il nostro stesso pianeta che  ci dà  la possibilità di sopravvivere, molto prima che la società industrializzata fosse solamente pensata. La natura, i meravigliosi paesaggi che essa può mostrarci, le numerose risorse vitali che essa può e continua a donarci, nonostante il sovra sfruttamento a cui noi  giornalmente la sottoponiamo in nome della nostra preziosa società costruita non sulla volontà o sulla fatica dell’uomo, ma sulla sofferenza di esso. Tutto ciò sembra ormai per molti, non per tutti fortunatamente, un argomento elitario, effimero, o addirittura utopico, poiché non trova corrispondenza con la realtà odierna. Chi non ha dimenticato la bellezza cha la madre terra ci offre sono soprattutto gli artisti, che grazie alle emozioni esistenzialiste  fornite da questa vivono e sopravvivono, spesso anch’essi in conflitto con la società, in particolar modo, ricordiamo, un complesso musicale italiano degli anni 70, La premiata Forneria Marconi, nota a tutti come PFM, una delle più grandi e innovative band dello scenario progressive internazionale. Nel 1971  uscì il singolo “Impressioni di settembre”, uno dei pezzi più iconici e noti della PFM, una brano che resterà marchiato a fuoco nella storia della musica. 

“È uno di quei brani che sono usciti di getto, come un dono dal cielo che arriva inaspettato e al momento giusto. Un momento di ispirazione vissuto sul divano dei miei genitori, con lo sguardo sognante, le dita che trovavano da sole gli accordi che servivano ad accompagnare una melodia che esce di getto” ( Francesco Mussida, cantante PFM).

La voce virtuosa di Mussida, sul testo dello storico poeta Mogol, descrive alla perfezione il meraviglioso paesaggio naturalistico, bucolico, che circonda il protagonista, solo, pensoso, meravigliato,  mentre riflette sul senso della sua vuota e monotona vita che ogni giorno lo affligge sempre di più, ma contemporaneamente si accorge della monumentalità di ciò che lo circonda, un paesaggio fantastico, libero, dal quale si sente incredibilmente capito, come se con questo potesse spiritualmente interagire in maniera petrarchesca, come se il paesaggio riflettesse il suo stesso stato d’animo. Il testo di “Impressioni di Settembre” rappresenta a pieno titolo un esempio di poesia contemporanea, che tocca molti argomenti, dilemmi, gravitanti non solo attorno alla vita umana,ma intorno al concetto stesso di vita, con le sue speranze, le sue incertezze, i suoi momenti di gioia e di sconforto, l’ineffabilità della natura di fronte alla spesso superficiale vista dell’uomo  che di fronte a certi luoghi, o stati d’animo, non può che provare una sensazione mista di meraviglia e impotenza. 

No, cosa sono adesso non lo so, sono un uomo in cerca di se stesso, sono solo il suono del mio passo”. 

La drammatica confessione  contenuta in queste parole, inserite tra gli ultimi versi del testo, è la constatazione che pervade tutta la grande cultura di massa contemporanea, senza più certezze, senza ideali o fedi a cui appigliarsi, procreatrice di una realtà divenuta ormai incomprensibile, sfuggente, ed in essa è imprigionato il fattore che dovrebbe esserne il punto di autocoscienza : L’IO .  La canzone termina con un’amara, forse confortante per l’uomo moderno, constatazione “ e intanto il sole tra la nebbia spunta già, un giorno come sempre sarà”. Così tutto diventa nulla, niente cambia se non siamo noi stessi a vedere meno superficialmente il grande miracolo della vita, e dunque, ad essere il cambiamento che vogliamo.

“Impressioni di settembre” non rimase nella storia solamente per il bellissimo testo, ma svolse ruolo primario la strumentale che accompagnava le bellissime parole di Mogol, in particolar modo una parte della strumentale fino ad oggi sconosciuta in Italia, che inserì di diritto questo brano nella leggenda. L’assolo di sintetizzatore Moog, inserito alla fine del brano, fornisce un senso di alienazione emotiva e spirituale alla canzone e all’ascoltatore , una sensazione di cambiamento, poiché un  suono del genere  veniva sentito per la prima volta in Italia, allorché cerano pochi prototipi  di sintetizzatore in commercio, e uno di questi venne usato dalla PFM, che dovette prenderlo in prestito, causa l’alto costo di questo strumento e la precaria situazione economica di Mussida e soci . Dunque si fecero prestare da Monzino, noto imprenditore e commerciante, il sintetizzatore, con la speranza e la promessa che l’utilizzo di questo avrebbe cambiato e rivoluzionato la musica italiana. “ Signor Monzino ci presti questo sintetizzatore e lei ne venderà più di 10 dopo l’uscita del brano”.

“Impressioni di Settembre” tuttavia non è solamente una canzone, poiché rappresenta alla perfezione il disagio dell’ uomo, essa contiene la storia di chi ha creato questo brano, di chi ha ascoltato  e continua ad ascoltare questo brano, contiene la storia della musica italiana e della sua evoluzione, è dunque un brano universale che appartiene a tutti, indipendentemente dai gusti musicali, poiché così come la vita, anche impressioni di Settembre è questione di tutti.

“E leggero il mio pensiero vola e va, ho quasi paura che si perda”

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Alberto Pantò

Nato a Bronte.
Studente di Beni Culturali - Storico Artistici presso l'Università di Catania.
Semino dubbio, raccolgo cultura, vivo di bellezza