La natura si ribella

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Quello che oggi chiamiamo e definiamo con il nome problematica del mutamento ambientale globale è frutto di un lungo processo sviluppatosi nel corso degli anni precedenti.

Tutto ciò trova collocazione storica infatti, durante l’avvento della rivoluzione industriale per ampliarsi ed accelerare negli anni ’60 del XX secolo.

Grande importanza in quegli anni assunse l’estrazione del carbon fossile depositato nel sottosuolo, che se da una parte coprì notevolmente il tasso di disoccupazione; dall’altra diventa oggetto di dibattito e di collasso mondiale.

Con l’avvento del boom economico, successivamente al secondo genocidio mondiale, aumenta il processo di estrazione di questo combustibile che garantisce il funzionamento di mezzi di produzione, mezzi di trasporto, aumentando così anche la sua emissione nell’atmosfera, peggiorandola. 

La sua maggiore quantità rispetto allo scambio e rilascio di ossigeno, causa il malessere e il collasso di specie umane, animali, vegetali, dell’intero pianeta.

L’uso di questa fonte primaria per la sopravvivenza del sistema capitalistico, però, portò nei vari anni del progresso un grande benessere di tipo economico; soprattutto per i proprietari industriali che videro, in poco tempo, gonfiare le loro tasche di denaro.

L’idea sembra provenire dal non lontano continente americano, per essere poi imitato dall’occidente europeo e dal resto del mondo; facendo godere gli statunitensi di un periodico primato economico.

Oggi, però, l’intero sistema sta pagando le conseguenze di così tanto benessere e sfruttamento. Qualcosa nel mondo sta cambiando: inverni poco freddi, estati afose, aumento di siccità, scioglimento dei ghiacciai che causano l’innalzamento di mari e fiumi.

Aperto, oggi più che mai, il dibattito da parte di ambientalisti, scienziati che propongono un certo abbassamento di emissioni di anidride carbonica con il fine di salvaguardare il pianeta. Tutto ciò sembra infastidire le grosse industrie mondiali che non avendo alcuna intenzione di cedere per nessun motivo la loro ricchezza, si oppongono e non aderiscono.

Che il male sia umano è un dato di fatto; ma fino a che punto l’uomo può agire contro sé stesso?

Proseguendo per questa via, a distanza di anni il pianeta e tutto ciò con esso collasserà da un momento all’altro. L’uomo non riuscirà ad adeguarsi ai rapidi cambiamenti, distruttivi, chiudendosi così in una morsa da se stesso creata che lo porterà a sparire.

Sembra che la visione del denaro abbia fatto smarrire la sensibilità per tutte le altre cose semplici e naturali, perfino di sé stessi.

“Nessuna forza umana, per quanto forte sia, riuscirà mai a fermare la forza sovraumana della natura… e temo il giorno in cui questa rivendicherà la sua supremazia, ribellandosi.

In quel caso l’uomo ammetterà di aver errato i suoi metodi di supremazia senza mai riconoscere quella che è la forza della natura. Perché è sempre più facile ignorare che ammettere di aver errato ed essere stati sconfitti.”

Che si rinunci allora alla ricchezza economica; che si accresca invece, la ricchezza d’animo per sé stessi, per gli altri e per l’intero pianeta.

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Alessio Di Carlo

Nato a Siracusa, il 26/06/1997.
Studente di Filosofia presso l'università degli studi di Catania.

Curioso e aperto verso ogni forma di cultura.