ISTITUTO COMPRENSIVO STATALE “G. ROGASI” DI POZZALLO: GIOVANNA PEDILIGGIERI RACCONTA IL “PROGETTO LEGALITA’..”.

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Quando cresci e ti avventuri nella vita degli adulti, nel lavoro o nella vita universitaria, ti allontani dai tuoi ricordi e soprattutto dalle tue esperienza scolastiche primarie, pensi di non tornare più in quell’ambiente (se non per una visita sporadica), oppure ci torni in vesti del tutto nuove, da curioso, con carta e penna in mano.

Quello che ho voluto fare è intervistare la vicepreside dell’Istituto Rogasi di Pozzallo, la professoressa Giovanna Pediliggieri. La scuola, che vede incorporare l’infanzia, la scuola elementare e le medie è attiva su molti fronti, direi una scuola pioneristica, promuovendo e svolgendo attività e progetti sociali non indifferenti.

– Quali sono gli obiettivi di questa scuola professoressa?

La missione del nostro istituto è quella di aiutare i ragazzi in questa età cosi particolare, per potere cosi diventare cittadini consapevoli e rispettosi, di loro stessi, del luogo in cui vivono e di conseguenza di tutto ciò che li circonda. Ecco perché da tempo noi facciamo incontri con delle persone che hanno davvero una competenza, che si apre a ventaglio su tantissimi aspetti. L’obiettivo della scuola, al di là di imparare a leggere, scrivere e fare i conti, è quello di essere competitivi con le sfide del mondo di oggi. Questi ragazzi, come dico spesso in classe, hanno una grande opportunità che è il mondo a portata di mano, ma hanno anche una sfida terribile da raccogliere, ossia devono essere all’altezza. Ai miei tempi, io dovevo competere con gli studenti della mia città, della mia regione o della mia nazione comunque. Oggi voi siete davvero cittadini del mondo, e quindi dovete essere in grado di gestire i pericoli del mondo. Nessuna categoria di insegnante è in grado di fare questo da sola, quindi lo deve fare la famiglia, la scuola, l’istituzione, la società negli aspetti che sembrano improbabili, ma anche la chiesa, lo sport, le attività di divertimento.

 – Di che aspetti stiamo parlando precisamente?

Beh, parliamo di cittadinanza attiva, il rispetto dell’ambiente scolastico, rispetto della persona, quindi dei compagni. A quest’ultimo aspetto si lega fortemente il bullismo e da un paio di anni collaboriamo con un rappresentante della polizia postale per quanto concerne il “cyber bullismo”.

  – Pozzallo è una cittadina nominata spesso per qualcos’altro, immigrazione: qual è l’approccio della scuola con questo fenomeno?

Quella dei migranti, è una realtà non un problema. Noi siamo un paese di frontiera, siamo ad oggi il paese che ha superato, per quanto riguarda sbarchi e arrivi, l’isola di Lampedusa. I migranti rappresentano una realtà che, almeno all’apparenza, non si respira per le strade di Pozzallo, in quanto sono adeguatamente concentrati nella struttura di prima accoglienza. Qual è stata allora l’esigenza che si è avvertita a scuola? I ragazzi sono più liberi di pregiudizi, rispetto agli adulti, ed allora l’esigenza nostra è stata quella di tutelare questa purezza, dando le conoscenze basilare, le differenze tra un profugo, un clandestino, chi merita l’asilo ed aiuto, la criminalità legata all’immigrazione. Quindi da anni facciamo questo lavoro ed in particolare, la svolta che ha fatto la differenza c’è stata due anni fa, quando è arrivato nella nostra scuola un minore non accompagnato, Salimina, con il quale siamo sempre in stretto contatto. Lui non è solo un nostro alunno ma è figlio della città di Pozzallo, ed è una persona della quale noi ci prendiamo cura anche oggi che frequenta il liceo linguistico di Modica accompagnato ed aiutato da noi. Questi sono i ragazzi che cercano il riscatto dalla vita.

 – Ci sono altri progetti relativi alla legalità?

Il progetto legalità è fatto di persone, risorse umane ed abbraccia tante cose. Siamo associati con l’associazione GARIWO – albero dei giusti, a Pozzallo proprio abbiamo fondato il “Giardino dei Giusti”, facciamo anche il flashmob della legalità…insomma, una meraviglia! Pozzallo è la citta di Giorgio La Pira. Il suo concetto di città non fatta di pietre ma di persone e di lavoro. Abbiamo gestito i percorsi “lapirari”, le tappe fondamentali di La Pira. Dentro la nostra scuola c’è la mostra del 100esimo anniversario della nascita di Giorgio La Pira. Tutto questo, e tanto altro è un lavoro che lascia il segno, dentro un anno che è così poco tempo.

– C’è qualcosa che può mettere a rischio la permanenza o la vita di questi ragazzi migranti?

Senza alcun dubbio. Raggiunta l’età dei 18 anni sono in pericolo. Primo su tutti, ciò che crea e sicuramente creerà problemi alla loro vita, sono le leggi del nuovo governo Lega-M5S. A mio modo di vedere servono delle eccezioni, altrimenti non viene garantita nessuna giustizia. Le eccezioni riguardano ad esempio il caso di Salimina, ragazzo brillante negli studi, con un comportamento esemplare. Ci sono casi allora che meriterebbero delle deroghe, no?

 – La storia di Salimina, che prometto di raccontare in un’altra pubblicazione, ha ispirato qualcosa?

Certamente, la sua storia ha ispirato un fumetto. Le parole di Salimina sono diventate le parole di questo fumetto, dove abbiamo rappresentato il lavoro della guardia costiera, il lavoro della prima accoglienza, il lavoro della casa-famiglia; il fumetto ha vinto il premio GARIWO – Il giardino dei giusti, primo premio nazionale! Il fumetto è stato realizzato da uno dei compagni di Salimina.

 – C’è qualche altra attività o progetto in collaborazione con questo istituto nel prossimo futuro?

Se non c’è questo fine comune, dove qualcuno costruisce qualcun altro demolisce e diventa difficile edificare nuovamente. Quindi quando mi hanno chiesto di incontrare questo professore di comunicazione di Catania (scienze Politiche), il prof. Nicolosi, ho capito che questo era il valore aggiunto che ci serviva. Verrà a parlare, con il suo gruppo di laureati ed appassionati, proprio domani, ai ragazzi della media, presentando il suo progetto D.N.A. (Dont Ignore Humankind).

 

 “Qualche seme germoglia, qualche altro no, o magari lo fa qualche anno dopo” (G. Pediliggieri).

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Endrio Zanti

Mi chiamo Endrio Zanti, 29 anni, studio comunicazione e lingue a Catania, aspirante giornalista, aspirazione dovuta alla passione per l'informazione e la scrittura, relative a tematiche storiche, culturali e di attualità.