Un filo conduttore Catania – Pozzallo: il progetto D.N.A. (Don’t IgNore HumAnkind) presentato all’Istituto Rogasi di Pozzallo.

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“Questo progetto nasce da un laboratorio di ricerca e formazione aperto a tutti gli studenti dell’Università di Catania e ideato dal prof. Guido Nicolosi del Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali. Il progetto è stato selezionato, finanziato e sostenuto da Facebook (per il tramite di Edventure Partners) e partecipa alla campagna “Peer to Peer: Facebook Global Digital Challenge”, un’iniziativa volta a contrastare i discorsi di odio sui social media. Il principale obiettivo è sviluppare una campagna di comunicazione che sia in grado di presentare un contro-discorso positivo per abbattere stereotipi, pregiudizi e pericolosi luoghi comuni sul tema delle migrazioni. Il laboratorio è coordinato dal prof. Guido Nicolosi col supporto del dott. Mattia Gangi. In un territorio come la Sicilia, a stretto contatto con il fenomeno dei flussi migratori, vogliamo sensibilizzare gli utenti e contrastare l’odio per l’altro sui social media. Per la nostra campagna di comunicazione abbiamo deciso di partire da ciò che tutti abbiamo in comune: essere parte dell’umanità. Per questo abbiamo scelto “DNA” come parola chiave: lettere contenute anche nell’espressione “Don’t igNore humAnkind”, che è il nostro slogan. Ma DNA rinvia anche all’idea della razza. Abbiamo voluto creare un cortocircuito semantico per ribaltare la teoria classica del razzismo che naturalizzava le differenze e usava la genetica per fondare la superiorità di una razza sulle altre. Questa teoria è stata ormai scientificamente screditata. Proprio la genetica ci ricorda come non esistano razze umane e come tutti abbiamo un patrimonio biologico fondamentale in comune. La Sicilia è una terra fantastica che porta con sé il valore simbolico della sua posizione geografica e della sua storia culturale. Cerniera del Mediterraneo, può svolgere funzione di muro o di ponte tra i popoli, può aprire o chiudere i sogni, le speranze, le attese. Sentiamo il peso di questa responsabilità. Questo progetto nasce sui social, ma non smette mai di essere ancorato fortemente alla realtà che circonda le nostre vite”.

Cosi si presentano gli ideatori di questo progetto. Sappiamo bene, grazie alle continue informazioni che ci arrivano, quali sono i luoghi di sbarco dei flussi migratori, che ormai da anni vedono l’Italia protagonista. Presentare un progetto del genere, derivato dalla passione e dalla volontà di sensibilizzare e cercare di cambiare le cose, significa andare lì, dove è necessaria questa sensibilizzazione. Pozzallo è una delle mete più coinvolte negli sbarchi di migranti, insieme ad altre zone della Sicilia orientale ed alle isole di Malta e Lampedusa. La collaborazione tra l’Istituto Rogasi di Pozzallo e l’università di Catania (garantita dallo studente di Scienze Politiche pozzallese Davide Floridia) ha permesso che tale progetto potesse essere partorito dove in primo luogo merita. I ragazzi della scuola media rappresentano la fascia di età più critica, in quanto sono immersi in una fase della vita in cui si scoprono, piano a piano, gli uomini che saranno. Far capire loro, lontano da pregiudizi ed ipocrisie, come stanno davvero le cose, è stata la priorità del D.N.A.

La presentazione del progetto è avvenuta nell’aula Magna dell’istituto, riempita da diverse decine di ragazzi.

La prima a prendere la parola è stata la preside Basile:

“Fate attenzione adesso ragazzi, adesso siete in contatto con il mondo dei grandi, con un’istituzione importante come l’università, che per alcuni rappresenta una chimera. Io vi auguro che molti di voi possano frequentare questo mondo, ovviamente non nel vostro futuro a breve termine. Ascoltiamo bene cosa ci diranno il professore Nicolosi ed i suoi alunni, perché hanno quel poco di esperienza in più di cui dovete fare tesoro. Il professore studia sociologia, in genere è una materia che tratta abitudini di noi persone che viviamo in una società. Questo è il suo settore.

L’intervento del professore Nicolosi:

Prima di tutto sono io a ringraziare voi per questa opportunità, e per me questa è una prima volta ma non l’ultima. Io sono abituato a dialogare con studenti più grandi di voi, quindi per me questa è una scommessa. Saranno i ragazzi a parlare ma se devo dire una cosa prima di dare la parola a loro, ribadisco che vi ringrazio per avermi dato questa opportunità per parlare e presentare questo progetto, lo vedo come un progetto interessante per tutti voi. Io mi occupo di sociologia della comunicazione, che si occupa di persone e relazioni. Di tutti noi, studiamo noi stessi. In particolare, mi occupo delle pratiche legate alla comunicazione, che sono quelle che più ci interessano. Oggi usiamo tantissimo gli strumenti elettronici ed informatici e questo è il mio campo di studi. L’anno scorso ho ricevuto una mail e pensavo fosse uno scherzo, tanto che la stavo per cestinare perché il mittente era una signora che si presentava come FACEBOOK, quindi pensavo fosse uno spam: <Conosciamo i suoi studi (io avevo da poco pubblicato un libro sulla Rappresentazione della Migrazione nei media), ci interessa moltissimo questo tema, perché Facebook, al suo interno, ha un sacco di odio online. I problemi nei social sono gravati dall’odio nei confronti di alcune categorie di persone. Sarebbe disposto ad occuparsi di un progetto di contrasto a questo odio dentro Facebook?>

Questo era il contenuto della mail, e mi hanno spiegato come fare e se io fossi stato disponibile, ovviamente sotto compenso economico, un compenso non personale ma per gestire questo progetto. Mi hanno chiesto di selezionare un gruppo di studenti. Voi qua ne vedete quattro ma inizialmente erano in dodici. Un gruppo per combattere questo “hatespeech”, questo odio e quelle che tutti voi conoscete come “fake news”. Voi sapete che sono bufale, notizie false. In realtà sono delle cose un po’ complicate da svelare e contrastare, perché hanno una parte di verità, non sono totalmente false, dicono pezzetti di verità. Cosi viene cambiato il senso dell’informazione stessa. Una cosa vera messa in mezzo ad altre cose false. Molto difficile da smontare! Questo era anche un nostro compito. Il progetto è stato accettato dal Dipartimento, abbiamo fatto una selezione di studenti, in quanto vi era un numero ristretto di posti nel progetto, perché sappiamo quanto è difficile lavorare con troppe persone. All’università si entra nel mondo della competizione e della selezione: noi ci teniamo a selezionare i migliori, che hanno competenze, abilità e la passione, cosa molto più importante. Lasciatevi prendere dalle passioni, perché se credete in qualcosa è molto probabile che la farete bene. Abbiamo realizzato una campagna di comunicazione a tutti gli effetti per questo progetto; abbiamo scelto un logo, un nome, ideati dai miei gioielli! I ragazzi potevano lasciare una volta terminato il lavoro, ma hanno continuato ad avere quella passione che li contraddistingue. Alcuni di loro sono stati anche selezionati per altri progetti. Adesso lascio la parola ai ragazzi, che vi diranno cosa abbiamo fatto, come lo abbiamo fatto e come lo abbiamo sviluppato.

 

 

 

 

 

Il prof. Nicolosi presenta il progetto ai ragazzi.

 

I ragazzi hanno parlato e presentato il progetto D.N.A.

“Per noi è la prima volta con ragazzi della vostra età, e speriamo di passare delle ore interessanti, quindi non pensate di stare seduti solo ad ascoltare, perché oggi voi farete tanto e vorrei sapere se siete pronti! Siamo tanti e faremo rumore, quindi troviamo adesso un simbolo, un segno, in modo tale da avere un linguaggio comune di silenzio (una mano davanti la bocca e l’altro braccio teso nella stessa direzione). Il nostro logo è riferito al DNA nel suo significato comune, ed abbiamo utilizzato un gioco di parole con l’acronimo (Don’t igNore humAnkind). Fate inglese immagino e penso che sappiate cosa vuol dire questa frase, no?! Non ignorare il genere umano. Abbiamo realizzato questa campagna per contrastare nei social network questo hatespeech. Sembra incredibile ma come detto prima dal professore Nicolosi, ci ha contattato Facebook per realizzare questo progetto. Cos’è l’hatespeech? È un messaggio di odio su base razziale. Un esempio di odio o discriminazione è ad esempio “mi fai schifo perché sei donna” oppure l’omofobia (come detto dagli stessi ragazzi). Un altro esempio è “dovete morire tutti annegati, tornate a casa vostra portate malattie, i neri puzzano”. Alzate la mano chi di voi ha sentito almeno una volta queste frasi (quasi tutti alzano la mano e in lontananza, tra i ragazzi, si sente anche il nome di Salvini: bene, non abbiamo a che fare con sprovveduti). Qualcuno ha mai detto queste frasi? Ma non rispondetemi, fatelo dentro di voi.

Sorriso e tristezza, ma di un’unica realtà umana.

Se, usciti da qui, volete vedere in maniera completa che cosa abbiamo fatto, potete anche vedere nel nostro sito online DNA project – P2P Challenge, per farvi un’idea di tutto quello che oggi, per limiti di tempo, non possiamo dirvi.

Secondo voi, perché lo facciamo? (uno dei ragazzi risponde in maniera simbolica dicendo “per non estinguere questa razza”); le ragazze replicano cosi “quale razza? Esiste una sola razza, dal punto di vista scientifico non esistono le razze nere o bianche, ma una sola razza, che è quella umana, che si moltiplica in etnie o provenienze geografiche”.

Ecco noi lo facciamo per questo, perché il DNA è diverso ma siamo tutti della stessa razza.

Questo video è stato realizzato da una delle classi dell’Istituto Comprensivo G.Rogasi di Pozzallo, durante la giornata del 06 Dicembre 2018, in cui è stato presentato il progetto D.N.A.

 

Durante la spiegazione del progetto e l’attenzione non indifferente dei ragazzi, sopraggiunge a scuola anche il vicesindaco di Pozzallo Giuseppe Giudice, invitato dall’amministrazione della scuola, per creare un dialogo più costante tra le parti, data l’importanza dell’argomento. Il vicesindaco (insegnante anche di informatica) ha ringraziato per l’invito e recato i saluti di tutta l’amministrazione comunale per la scuola. È intervenuto mettendo del suo, relativo all’odio nei social e sul problema dell’immigrazione, molto forte in una città frontiera come Pozzallo. Il vicesindaco ha ribattuto sulla frase “tornatevene a casa” e sull’importanza di essere solidali con chi fugge dalla guerra e della povertà, con chi intraprende un viaggio disperato. Non possono essere abbandonati uomini in mare, secondo la legge fondamentale del mare. Siamo di Pozzallo, siamo uomini di mare, e la gente in pericolo in mare va salvata. Non è corretto alzare muri contro chi ne ha davvero bisogno. Il vicesindaco ha ricordato ai ragazzi sull’esodo che ha visto protagonisti gli italiani nel secolo scorso verso l’America, ed oggi, come ribatte, non è giusto alzare muri contro chi ha davvero bisogno.

Il vicesindaco di Pozzallo Giuseppe Giudice parla ai ragazzi.

 

Ho visto persone mettersi insieme per un fine comune, ho visto collaborazione, volontà e passione. L’elemento discusso nella giornata di presentazione del progetto D.N.A. è sicuramente la diversità, quella diversità che per secoli ha creato odio, razzismo e genocidi, quella diversità che invece rappresenta oro per le persone, perché è solo nella diversità, qualunque essa sia, che ci si conosce, che si cresce ed è dalla diversità, come specchio o vetro sul mondo esterno, che capiamo qualcosa sul nostro viaggio in questo mondo.

 

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Endrio Zanti

Mi chiamo Endrio Zanti, 29 anni, studio comunicazione e lingue a Catania, aspirante giornalista, aspirazione dovuta alla passione per l'informazione e la scrittura, relative a tematiche storiche, culturali e di attualità.