Nostalgia del mai vissuto: la Trumpwave

“Saudade”, “Sehnsucht”, “Anemoia”: sono alcuni dei termini che provano a racchiudere in un singolo vocabolo una sensazione che moltissimi dicono di aver provato ma pochi riescono a spiegare. E’ la “nostalgia del mai vissuto”, di una “età dell’oro”, non importa quanto vicina o lontana dall’epoca in cui siamo immersi, che ci appare perfetta e a cui ci sentiamo legati.

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La nostalgia, propriamente detta, deriva dal greco antico νόστος, ritorno, e άλγος, dolore, ovvero la sofferenza per la lontananza dalla propria patria patita da Ulisse, lontano dalla sua Itaca. Ma c’è una variante di questo dolore, che molti hanno sperimentato ma di cui si parla poco: provare nostalgia per un periodo storico che non abbiamo mai conosciuto. Questo fenomeno è stato trasposto sul grande schermo in maniera eccezionale da Woody Allen con il suo Midnight in Paris, la cui trama ruota proprio intorno al sentire comune dei due protagonisti di essere nati nel momento sbagliato, e di appartenere ad altri costumi e usi, di essere legati a una realtà che non è quella che vivono.

Cosa c’entra questo con il presidente statunitense, Donald J. Trump? Molti dei suoi elettori rivedono in lui una reincarnazione, magari con alcune varianti nei modi e negli obiettivi, ma sostanzialmente coincidente, con un’altra figura politica dell’ambiente Repubblicano, partito di cui il Presidente è espressione, seppur non unanime: Ronald Reagan. Nella sua campagna elettorale, Trump non ha disdegnato questo parallelismo, anzi: un esempio su tutti, la scelta del suo slogan elettorale, “Make America Great Again”, già scelta dallo stesso Reagan nella sua prima campagna del 1980 come motto della sua propaganda elettorale. Ma il parallelismo con gli anni 80’ è incarnato dallo stesso Trump, il quale proprio in quegli anni poneva le basi del suo impero immobiliare, e soprattutto di sé stesso e del suo cognome come brand vivente, con l’inaugurazione nel 1983 della Trump Tower nel cuore di New York; edificio che irruppe ancora una volta nella cultura popolare quando venne scelto per ospitare il programma tv The Apprentice, di cui egli era protagonista. E cosa sono stati gli anni ottanta per gli Stati Uniti? Un presidente divenuto iconico per la sua capacità oratoria, Reagan era a capo del “faro di libertà” in lotta contro “L’Impero del Male”, come egli definiva l’Unione Sovietica; l’America era ancora il motore industriale del mondo occidentale, con le sue acciaierie e le fabbriche di automobili; Detroit era il cuore di questa produzione automobilistica, ed era ben lontana dai tagli al personale degli anni 90’ e 2000 e il successivo fallimento della General Motors; il PIL cresceva e così la ricchezza delle famiglie; fino al 1987, anno della Crisi dei Depositi e Prestiti, che espose la debolezza del sistema finanziario deregulated, l’America sembrava inarrestabile e prospera, con i suoi blue-collar, white medium class felici e contenti. 

Trump ha volutamente parlato proprio a questa fetta di popolazione, gli operai bianchi di classe media, che hanno costituito la spina dorsale del suo elettorato. E cosa gli ha promesso? Di riportare indietro le fabbriche; di riportare indietro la loro posizione privilegiata; in una parola, di riportare indietro le lancette dell’orologio agli anni 80’. 

A questo punto possiamo parlare di cosa sia la Trumpwave. Essa è a tutti gli effetti la sottocorrente di una ricca corrente musicale, la Vaporwave, che presenta a sua volta tutta una serie di strati diversi e di letture possibili, anch’essa incentrata nella nostalgia di un tempo mai vissuto (gli anni 80’ e 90’), corrente appartenente a pieno titolo al genere della musica elettronica. A differenza di quest’ultima, però, la Trumpwave esalta in ogni modo non solo la figura a cui deve il proprio nome, il presidente Donald Trump, ma tutto un microcosmo di sottocultura musicale, cinematografica e di immagini provenienti dagli anni 80’, e riadattati a uso e consumo di una percepita “battaglia finale” dei duri e puri, di coloro che non si sono fatti influenzare dai “liberals”, da quella sinistra corrotta il cui simbolo degli appartenenti alla Trumpwave non può che essere Hillary Clinton.

Per approfondire, a questo link potete trovare un ottimo articolo di Vice sull’argomento: https://tinyurl.com/ycqh84ox

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Joseph Insirello

Nato ad Augusta lo stesso giorno dell'Euro, 01/01/1999, ho studiato presso il liceo classico della mia città, occupandomi di rappresentanza studentesca. Ora studio Scienze Politiche a Catania e scrivo articoli, irriverenti se capita, ma sempre con passione. Cosa mi piace? La politica, il buon vino, le donne e le cose complicate.