Drammi mediterranei del XXI secolo!

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Nel deserto vidi una tomba, era di una ragazza di Douala, e mi chiesi se suo papà e sua mamma, i suoi fratelli e sorelle, sapessero che la loro bimba è là. Incontrai Alpha a Bamako, nel 2011. L’idea di lavorare sulla gestione dei corpi dei migranti deceduti, in qualche modo risale a quel giorno ed alle sue parole. Ho iniziato dai cimiteri, volevo capire dove e come sono sepolti, quanti hanno un nome o cosa in mancanza. Questi corpi, per quantità ed età delle vittime, rappresentano un’anomalia, una gigante aberrazione che si tende a scambiare per fatalità. Volevo mostrare l’anomalia. Ma anche compiere un piccolo gesto, di attenzione. Ho visto similitudini nell’estetica tra accoglienza dei vivi e gestione dei morti: codici, file, numeri, linee, tute, mascherine. In entrambi i casi, le storie individuali ci riportano alle persone. Ho fotografato una tomba, un numero inciso con un bastoncino nel cemento, 63; poi ho scoperto essere di una ragazza di circa 25 anni, 1,70mt e 75 kg, deceduta per annegamento.

Per la prima volta, scrivere una didascalia mia ha emozionato più che guardare l’immagine. Una persona, il suo peso, il suo corpo. Un numero al posto del nome.

Sono sparsi in tutta la Sicilia, cimiteri piccoli e grandi, vicini alle coste o nell’entroterra. A volte sul cemento fresco è incisa una scritta, “sconosciuto nr.25” o addirittura “africana”. Può sembrare incuria, invece rappresenta la difficoltà a gestire quell’anomalia. Al contrario, la Sicilia dimostra una capacità di compassione straordinaria, non sempre con le prassi ma di sicuro con le persone, ed a suo modo ha fatto proprio il lutto che non può essere celebrato dalle famiglie dei migranti. Di nuovo, perché mancano la maggior parte dei nomi.

Mi stavo avvicinando all’essenza: l’identificazione. Da un lato del Mediterraneo delle persone lavorano per restituire un nome ad un corpo, dall’altro ci sono le famiglie dei dispersi che senza quel corpo non possono celebrare il lutto. Gli uni sanno poco degli altri, l’incontro fra queste due parti è il cerchio che a volte si chiude. Cosi questa è diventata la storia di tutti loro.

È la storia di un addetto alla Procura di Siracusa che ha inventato un suo metodo per rintracciare le famiglie ed avere dati da confrontare; per il naufragio del 28 Agosto 2014 ha identificato 23 vittime su 24.

La sua storia si intreccia con quella di Mohamed Matok, avvocato siriano, diventato il suo migliore amico. Mohamed è poi partito da Damasco per pregare sulla tomba del fratello e recuperare i suoi effetti personali. A riceverlo, all’aeroporto di Catania, il suo migliore amico; il loro incontro è stato qualcosa di bello, in una storia triste.

Corpi migranti – Sicilia/ Delta del Saloum, Senegal.

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Endrio Zanti

Mi chiamo Endrio Zanti, 29 anni, studio comunicazione e lingue a Catania, aspirante giornalista, aspirazione dovuta alla passione per l'informazione e la scrittura, relative a tematiche storiche, culturali e di attualità.