Una o tante verità?

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Tutti almeno una volta avremo sentito parlare della famosa domanda che, con un bicchiere poggiato sul tavolo con dentro dell’acqua, un\una professionista pone ad una platea di persone: “Come vedete questo bicchiere? Mezzo pieno o mezzo vuoto?”.

Chi di voi si è mai chiesto il senso di questa domanda, il perché non tutti rispondono allo stesso modo e da cosa dipende la nostra risposta?

Cerchiamo, insieme, di darci delle risposte.

Nessuno ha mai messo in dubbio l’oggettività della realtà che ci si pone davanti e il fatto che tutti vediamo le stesse cose nello stesso momento, cosa sarà dunque a cambiare in ciascuno di noi?

Ciò che cambia è l’interpretazione che diamo alla realtà. L’interpretazione dipende dal vissuto, dall’emotività, dalle proprie esperienze, dalla personalità che ognuno di noi ha formato nel corso della propria vita. “E’ inutile, vedi solo ciò che vuoi vedere”, chi non si è mai dovuto rapportare con questa frase durante un litigio o una discussione ma per quanto ormai odiata come affermazione coglie esattamente il punto del discorso. Quando ci sentiamo urlare questa frase è quasi sempre perché veniamo rimproverati di avere i paraocchi, di essere poco elastici mentalmente, presuntuosi e soprattutto incapaci di metterci nei panni dell’altro non riuscendo a cambiare il nostro punto di vista.

OGNUNO VEDE E PERCEPISCE UNA TALE SITUAZIONE SEMPRE E SOLO DAL PROPRIO PUNTO DI VISTA. E’ questo il motivo per il quale esistono le incomprensioni e i litigi. Ma la domanda che ci si potrebbe porre adesso è: ma la verità può avere più punti di vista? la maggior parte di noi parte dal presupposto che in una discussione nella quale ci sono versioni differenti, ci sarà sicuramente qualcuno che mente e qualcuno che dice la verità. Potrebbe perfino capitare che nel chiedere ad un nostro amico di riportare una esperienza vissuta insieme, quest’ultimo la racconti in maniera diversa da come l’avremmo fatto noi. Questo porta a dedurre che probabilmente non esiste una verità assoluta ma ne esistono tante relative.

E se questo fenomeno fosse scientificamente studiato?  Da poco sono venuta a conoscenza dell’effetto Rashomon. Fu un regista giapponese a portare nella seconda metà del 900 questo effetto in Europa tramite un film che vinse sia l’Oscar come miglior film straniero che il premio della Critica di Venezia. Si tratta di un fenomeno provocato dalla soggettività nel quale le persone raccontano la stessa storia in modo diverso il che non significa, però, che ve ne debba essere necessariamente uno giusto ed uno sbagliato ma che entrambi siano il riflesso della percezione individuale del soggetto.

Chiarito il concetto che non esiste un’unica verità ma che ognuno ha la propria, dettata dalla soggettività e da lenti diverse che rimandano a percezioni differenti, perché non decidere di cambiare prospettiva quando la percezione iniziale ci si rende conto rimandarci ad emozioni negative?

Se è vero che ogni soggetto differisce dall’altro per il suo carattere e il suo modo di vedere le cose, è anche vero che dalle diversità si impara e spesso provare a vedere la stessa identica cosa da una prospettiva diversa potrebbe risultare perfino utile alla risoluzione di quest’ultima. “Non essere così negativo, guarda l’altro lato della medaglia” o tornando all’esempio iniziale “perché vedi il bicchiere mezzo vuoto e mai mezzo pieno?”, concentriamoci più su quello che c’è piuttosto che su quello che manca, proviamo ad andare oltre ciò di cui siamo convinti dando il beneficio del dubbio a chi abbiamo di fronte, magari potrebbe esserci d’aiuto e ciò che dice potrebbe tornarci utile.

Spostare il nostro punto di vista rispetto a ciò che ci accade, può generare in noi una percezione completamente diversa di quanto abbiamo davanti.

Come dice Miriam Gandolfi a tal proposito, in un’ intervista che le è stata fatta sul cambiamento, punto sul quale lavora lo psicologo: “(…) chi vuole occuparsi del cambiamento deve diventare un esperto di percezione”.

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Simona Vasta

Nata a Catania il 12/08/97. Diplomata al liceo classico Nicola Spedalieri.
Frequento il terzo anno di scienze e tecniche psicologiche, presso l’Università di Catania. Amo il mondo della psicologia e della danza, mia grande passione, e tutto ciò che a queste due realtà possa essere attinente.
Faccio parte della ONLUS “Atlas” e sono organizzatrice di un’attività all’interno di quest’ultima: “Un bambino per amico"