La latitanza è giunta al termine: Cesare Battisti in carcere in Sardegna

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Il 12 gennaio u.s. Cesare Battisti è stato arrestato a Santa Cruz in Bolivia ed estradato immediatamente in Italia, ad accoglierlo l’isolamento diurno per 6 mesi presso il penitenziario di Oristano, in Sardegna. 

In questi giorni, molte sono le voci di contentezza o al contrario di protesta, nei confronti del mega latitante italiano nato a Cisterna di Latina (Lazio), nel 1954. Battisti è un ex terrorista italiano, attivo durante gli anni di piombo in Italia (periodo storico compreso tra gli anni ’60 e gli anni ’80 del secolo scorso in cui le discordie politiche sono giunte all’estremo punto da irrigidirsi in scontri di piazza, lotte armate tra polizia e civili, fino ad approdare a terrorismo nei confronti dello stato e dei cittadini, da parte di alcuni gruppi armati di estrema sinistra; tra i più celebri ricordiamo: Le Brigate Rosse, Prima Linea e i PAC “Proletari Armati per il Comunismo”) 

L’uomo faceva parte dei PAC, sopra citati, ed era stato condannato già negli anni ’70 all’ergastolo per quattro delitti, oltre che per diversi crimini connessi ai suoi ideali politici derivanti dalla lotta armata e al terrorismo. Tuttavia, la vita di Battisti è stata, seppur notevolmente travagliata, piena di colpi di fortuna, particolarmente, favorevoli, resi tali anche dall’eccellente capacità di simulare e dissimulare il proprio comportamento a proprio vantaggio e in base alle esigenze delle situazioni.

Ma che vita ha avuto Cesare Battisti?

Da giovane si trasferì nel capoluogo lombardo partecipando alle azioni dei PAC commissionando o svolgendo lui stesso omicidi nei confronti di commercianti che collaboravano con le forze dell’ordine. In seguito, si dichiarerà estraneo a qualunque tipo di omicidio o violenza sostenendo di essersi dissociato dal PAC poiché inorridito-sostiene- dalla crudezza del rapimento e dell’omicidio Aldo Moro (16 marzo-9 maggio 1978) ad opera delle Brigate Rosse. La verità era ben altra; egli continuava a collaborare con essi, sottobanco, anche se l’uomo smentì sempre tale accusa, sostenendo, invece, di collaborare solo per la redazione del giornale “Senza Galere” e recriminando il possesso di armi proprie, come armi di difesa personale. Ciononostante, le sentenze lo dichiarano pienamente attivo nei PAC fino al 1979, anno in cui venne arrestato a Frosinone e condannato a 12 anni di reclusione per possesso di armi e incitamento ad attività rivoltose. Riesce a fuggire dal penitenziario di Frosinone iniziando così la lunga e tortuosa fuga avvalendosi dello status di “rifugiato politico” dapprima in Francia, a Parigi, dedicandosi alla letteratura e scrivendo egli stesso delle opere che verranno pubblicate, poi alla fine del 1981 in Messico, a Puerto Escondido. Intorno agli anni ’90 ritorna in Francia e cerca di condurre una vita “normale” aiutato anche dal fatto che la Francia aveva opposto il veto all’estradizione, grazie alla “Dottrina Mitterrand”, basata sull’accettazione della richiesta d’asilo e la negazione dell’estradizione per coloro i quali venivano segnalati dalle autorità i come imputate o condannate per reati di natura politica e per terrorismo, purché non avvenuti in Francia. Battisti venne, comunque, incarcerato in Francia e il governo francese acconsentì all’estradizione del terrorista italiano visto che, in quel frangente, venne anche abrogata la legge sopra citata. Battisti si rese di nuovo latitante, trovò ospitalità, stavolta, in Brasile. Nel 2007 di nuovo arrestato a CopaCabana denunciò la polizia locale congiunta con quella francese di aver subito maltrattamenti e sedizioni di ogni sorta, due anni dopo il Brasile gli accorda il permesso di rifugiato politico. Inoltre, è da ricordare che il Brasile ha abrogato l’ergastolo sostituendolo con una pena massima di 30 anni al quale comunque l’uomo non è stato sottoposto. È stato condannato, invece, a due anni di semilibertà vigilata per uso di passaporto falso, l’estradizione era stata vietata nel 2010 dal Tribunale Supremo Federale brasiliano. Tuttavia, meno di un anno dopo, lo stesso tribunale sopra citato ha votato per la scarcerazione del Battisti e la non estradizione. “se il governo italiano avesse mentito meno, probabilmente avrebbe ottenuto la mia estradizione. Lula non l’ho mai visto, non ha nessuna simpatia per me. Ma quando dall’Italia sono cominciate ad arrivare notizie contraddittorie e assurde sulla mia vicenda, Lula ha deciso di prendere informazioni per conto suo. A un certo punto nel governo di qua si sono sentiti presi in giro dall’Italia, mica sono scemi i brasiliani” queste le parole del Battisti. Dopo il rilascio ha vissuto per alcuni anni con la moglie brasiliana e la figlia nata dal rapporto, a San Paolo. 

Il 14 dicembre scorso si rende nuovamente latitante a seguito dell’ordine di arresto per l’ex terrorista da parte dell’Alta Corte boliviana e l’estradizione immediata. Un mese dopo, come detto sopra, viene arrestato dall’Interpol (Organizzazione internazionale della polizia criminale), mentre camminava per le strade di Santa Cruz con ancora i documenti e la tessera del PAC. Ad Oristano Battisti fa sentire le sue lamentele “Ormai è tutto finito. Ho 64 anni sono malato e sono cambiato”. Si deciderà a giorni in quale carcere Battisti sarà destinato. 

Cosa ne pensa l’opinione pubblica sull’arresto di Battisti? 

Come già accennato in apertura dell’articolo, molti sono coloro che si schierano a favore dell’amnistia per l’ex terrorista italiano. Ricordiamo, infatti, Marco Ferrando (portavoce del Partito Comunista dei Lavoratori) “per fatti di 30 anni fa, la soluzione logica dovrebbe essere l’amnistia”, Francesco Caruso (ex deputato di Rifondazione Comunista) “a distanza di 40 anni da episodi del tutto deprecabili, questo accanimento, questo scalpo da portare in dote di questo ormai settantenne, mi sembra una sete di vendetta che non ha nessuna altra funzione se non ripagare l’odio e il rancore di questi signori al governo”. Ancora, Christian Raimo (scrittore e giornalista) “Ho firmato 14 anni fa un appello per la liberazione di Cesare Battisti. Ho conosciuto, ho lavorato insieme a parenti di quelle che sarebbero state le vittime di Battisti, ascoltato il loro dolore. Non ho mai festeggiato per la galera a qualcuno. Per me l’ergastolo andrebbe abolito, per me andrebbero abolite le galere […….]”.

Tuttavia, il tempo non cancella gli orrori, li rende solo più sbiaditi e ormai privi di minaccia reale ma non, per questo, meno degni di essere opportunamente definiti con tutto ciò che di doveroso è possibile fare. 

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Giulia Giardina

Nata a Catania, il 23/09/1998 si é diplomata presso il Liceo Classico statale "M. Cutelli". Studentessa di Lettere presso L'università degli studi di Catania.