L’ultima diligenza

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“La violenza fa parte di questo mondo, ed io sono attratto dall’irrompere della violenza nella vita reale. Non riguarda tizi che ne gettano altri su di un treno in corsa da un elicottero, o attentati terroristici da parte di invasori di altri mondi. La violenza quotidiana è immediata  utopica e concreta contemporaneamente. Immaginate un marito ed una moglie che litigano in un bar, all’improvviso l’uomo si infuria con lei, prende una forchetta e gliela pianta in faccia . È proprio folle e fumettistico, così la vera violenza irrompe  irrefrenabile e lacerante all’orizzonte della nostra vita. Sono interessato a tale atto, all’ esplosione della conseguenza.”

Con questa dichiarazione, il regista statunitense Quentin Tarantino, esprime  la sua iconica passione per la violenza, caratteristica onnipresente all’interno di ogni sua opera, e risponde alle critiche sul suo ottavo film,  etichettato dai molti come un  banale rifacimento dei film precedenti, e  dispensatore di violenza insensata. Dopo il grande successo ottenuto con “Bastardi senza gloria” e “Django”, Tarantino, mantenendo  la struttura  di critica politica e sociale che ha caratterizzato i suoi film più recenti, riesce ad amalgamare a questa, la sua personalissima struttura narrativa , che ha reso dei cult i suoi primi film, riuscendo a dar vita al più geniale ed enfatico degli ibridi, nel quale si erge l’inconfondibile tocco  tarantiniano, ed un’ aspra critica ai cosiddetti eroi e valori delle guerre civili americane.

The Hateful Eight”: con questo titolo il regista richiama subito l’attenzione dello spettatore, fornendo dapprima la semplice informazione che quest’opera fosse la sua ottava pellicola, inoltre allega a questo apparentemente banale numero,  il termine “Hateful”, traducibile con “odiosi”, mettendo ancor più in risalto il ruolo controverso delle sue opere e di se stesso, all’interno della storia della settima arte. 

Come tutta la filmografia di Tarantino, anche quest’ottavo film ha fatto certamente discutere tutti, dai semplici appassionati fino agli specialisti, dal semplice popolo fino alle più eminenti personalità politiche. The Hateful Eight può essere tutto e niente, il grande e controverso capolavoro, o il rintonante flop di chi è stato sopravvalutato . Indipendentemente dalle opinioni di tutti, quest’ottavo film  presenta una situazione assolutamente paradossale, semplice e complessa , reale e surreale, tranquilla ma incredibilmente incalzante.   

Otto personaggi, completamente sconosciuti tra loro si ritrovano insieme a riposare in una locanda, attendendo  il placarsi della nefasta tempesta che ha bloccato il loro cammino. Ci troviamo di fronte a 8 giocatori, completamente diversi tra loro,  da una condannata a morte, interpretata  da un incredibile  Jennifer Jason Leigh , a un  rude cacciatore di taglie, portato in scena da Kurt Russel, fino a due membri  degli eserciti  che si opposero durante la lunga e sanguinosa guerra civile del periodo di poco precedente, dei quali indossano i panni, il carismatico ed onnipresente Samuel .L .Jackson, e l’iconico e monumentale Bruce Dern. Ogni singolo personaggio, così come ogni attore che lo interpreta è degno di nota, a partire dai prescelti di Tarantino  come Michael Madsen, Tim Roth, fino alle nuove presenze di lusso come il giovane  Channing Tatum e l’eclettico  Walton Goggins. La situazione presentata  è davvero inquietante, una partita a  risiko giocata all’ interno di una stanza da cluedo, la bufera batte forte alla porta della locanda, nessuno conosce niente, tutti sono in fremente attesa , alcuni più di altri.

Un thriller? Un horror? Un western o un canovaccio teatrale? The Hateful  Eight è tutto questo, ma anche di più. Un film  che ammalia e accoglie lo spettatore, una sorta di invito a cena in una casa di sconosciuti, con i suoi  tempi, i suoi dialoghi, le sue magnifiche e spaventosamente reali  interpretazioni, per poi colpirlo con la sua durezza e teatrale violenza, ancor piè esplicite per contrasto. Tarantino dimostra di essere un abile direttore d’orchestra, che non si limita a muovere e gestire le sue pedine, ma attraverso esse riesce anche a tranquillizzare, innervosire ed incalzare l’animo dello spettatore. In quest’opera  “giocare” è una cosa seria, c’è di mezzo l’etica, la giustizia, la tolleranza, una microsocietà oppressa da una bufera di inutile retorica, un gioco di sguardi e di parole, che potrebbe tumultuosamente sfociare nel caos, all’interno del quale non è possibile schierarsi, un gioco sadico, triste e senza regole, senza vinti ne vincitori. Tutto è ovattato, surreale e meticolosamente gestito dalla squisita superbia di un cineasta che si erge a dio per armonizzare la vita e la morte in una lunga parabola che evidentemente ricorda, nella cruda morale, il passo biblico di fantasia che il personaggio  Jules Winnfield( Samuel .l.Jackson), recita in “Pulp Fiction”.

The Hateful Eight è decisamente la pellicola di tarantino  più “politically incorrect” , mettendo in scena  la tante realtà , come la violenza, l’odio razziale, rappresentate dai vari personaggi, a sua volta rappresentanti del male che colpisce l’America dalle ceneri della guerra di secessione  e della sua triste eredità. Un film dove non ci sono eroi, dove i personaggi, legati tra loro dal filo dell’odio, si muovono su di un palcoscenico, scoprendo un po’ alla volta la loro terribile natura, l’ira funesta  intrinseca nella natura umana, mostrando quanto forti e violente siano le tempeste d’animo e quanto la follia a volte sia più devastante della più letale delle bufere. Tarantino non vuole sapere di rientrare nei ranghi della normalità, non vuole appartenere ad essa, vuole sempre stupire e destare le più pesanti critiche, vuole continuare a vivere sulla scia della tempesta, un  tempesta costituita di invincibile rancore, insinuante sospetto, nauseante vendetta. Pochi ma forti  ingredienti  per un  mix di  tensione, provocazione, fascino e repulsione. Tutti inconsciamente non vogliamo che Tarantino cambi registro, anche i più portentosi  moralisti,poiché l’originalità di questo genio sta proprio nella follia, che a volte  mostra la più reale delle realtà, quella realtà che fa male, che mette in dubbio i valori che la storia crede di aver tramandato in nome della giustizia. Dunque non ci resta che aspettarci l’ennesimo schiaffo morale o immorale dal prossimo film in uscita di Tarantino “ Once Upon a time in Hollywood”, in uscita per il 2019.



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Alberto Pantò

Nato a Bronte.
Studente di Beni Culturali - Storico Artistici presso l'Università di Catania.
Semino dubbio, raccolgo cultura, vivo di bellezza