“Le streghe son tornate”: il nuovo Suspiria di Luca Guadagnino

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Tra i film in uscita nella prima settimana di questo 2019 uno dei più attesi è stato Suspiria di Luca Guadagnino, accolto con successo dal pubblico in sala a Venezia 75, ma che ha ampiamente diviso e in parte deluso i critici ovunque. E’ importante chiarire che non si tratta di un remake del Suspiria di Dario Argento, in quanto Guadagnino è partito dall’idea originaria sviluppandola in modo personale ed espandendosi, positivamente o negativamente, in altre direzioni, confezionando un film del tutto distinto dall’universo di Argento.

La trama almeno inizialmente segue le linee generali, con i primi cambiamenti rispetto al film di Argento, a cominciare da luogo e tempo di ambientazione: il 1977, anno scelto dal regista in riferimento all’uscita dell’originale. L’aspirante ballerina americana Susie Bannion arriva a Berlino, e non più a Friburgo, quasi per predestinazione, dopo averlo fantasticato sin da bambina (sono infatti presenti flashback della sua infanzia con la madre, per lo più sotto forma di incubi indotti) presso la rinomata Compagnia di danza Markos per un’audizione.

L’edificio che ospita la scuola si presenta imponente, altero e sobrio, sopra le massicce colonne color verde sbiadito campeggia in posizione centrale la fredda scritta TANZ (Danza), quindi nettamente opposto al rosso acceso, fiabesco e kitsch del palazzo originale nel primo Suspiria; anche gli interni seguono questa linea, con profonde scalinate e grandi sale da ballo, a dispetto delle piccole e spoglie camere delle ballerine. Le riprese di questi interni sono girate tutte in un gelido hotel abbandonato qui in Italia vicino Varese, edificio che secondo il cast e il regista ha nettamente contribuito a creare l’atmosfera inquietante. L’azione si sviluppa maggiormente nelle sale da ballo, nelle “stanze segrete” e all’esterno, nella città di Berlino scossa dai movimenti giovanili e gli atti di terrorismo degli anni di piombo, duramente repressi dal governo.

Evidente e discussa la scelta di Guadagnino di immergere la narrazione nel clima storico dell’epoca, intersecandola con la vicenda personale dello psichiatra Josef Klemperer e di sua moglie (cameo di Jessica Harper, protagonista del film di Argento), con riferimenti al nazismo e in particolare all’anno 1943. Il dottor Klemperer, lo psichiatra/detective a cui si rivolge la delirante ballerina Patricia (Chloë Grace Moretz), è un personaggio dal volto nuovo intorno a cui il cast e la produzione hanno mantenuto il mistero fino all’ultimo: ma è ormai noto che dietro il fantomatico Lutz Ebersdorf si cela un’altra magistrale interpretazione della camaleontica Tilda Swinton, trasformata sapientemente dal truccatore premio Oscar Mark Coulier, con cui aveva già lavorato in Grand Budapest Hotel.

L’interpretazione di Madame Blanc da parte di Tilda è perfetta e fondamentale per la riuscita del film, così come l’evoluzione del suo particolare rapporto con la nuova allieva Susie (una Dakota Johnson che si riscatta dalle 50 Sfumature se non altro per lo sforzo della preparazione altetica da ballerina), in un crescendo di intesa, scoperta reciproca, ammirazione, rivalità e timore.

Tilda Swinton, attrice dai molteplici ruoli

Un aspetto collegato a ciò, e di grande stacco rispetto all’originale, è la danza come protagonista, il suo effetto di impatto visivo, unita alla stregoneria, dichiarata e palese fin dall’inizio: le coreografie dello spettacolo “Volk e qualsiasi movimento di Susie hanno un che di sovrannaturale, animalesco e macabro, e veicolano con scatti bruschi gli effetti malefici sulle vittime in un collegamento tra danza e rito e in una connessione tra le menti delle streghe.

“Volk” è uno dei brani firmati dal leader dei Radiohead Thom Yorke, che si cimenta per la prima volta e genialmente nel creare una colonna sonora, il cui primo brano estratto “Suspirium” è tra i 15 finalisti per la categoria “Miglior canzone originale” agli Oscar. Senza dubbio Guadagnino ha scelto bene di fornire un tocco di classe al suo film commissionando a Yorke la soundtrack.

Cover dell’album “Suspiria”, distribuito da XL Recordings, scritto e arrangiato da Thom Yorke e co-prodotto da Yorke e Sam Petts-Davies, con la London Contemporary Orchestra and Choir.

Nonostante il contributo del suono, delle luci, dei costumi e delle efficaci inquadrature che si stringono improvvisamente e rapidamente su volti o dettagli, c’è però qualche elemento che fa storcere il naso: la durata eccessiva di alcune scene, che hanno reso troppo lungo l’intero film, soprattutto nel finale che scade a tratti in horror grottesco, con il contributo dell’infelice doppiaggio italiano per la creatura Helena Markos.

In definitiva, pur essendo un film centrato sulle streghe, Suspiria si può leggere come tensione verso la ricerca di sé, conflitto di potere in varie forme e la sua degenerazione, nella Compagnia così come nella società, nonché come risposta alla misoginia che ha sempre circondato molte storie sulle donne che si associano e sono (o sono ritenute) pericolose.

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Aurora Vannella

Studentessa di Scienze e Lingue per la Comunicazione all'Università di Catania. Appassionata di scrittura, cinema, musica, teatro e impegnata in diversi progetti in questi ambiti e nel Social Media Management.