La Favorita

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Nelle sale italiane dal 24 gennaio procede bene al box office nostrano “La Favorita”, l’ultimo film del regista greco Yorgos Lanthimos, che ha conquistato premi a Venezia, ai Golden Globes e ai British Independent Film Awards, nonché innumerevoli candidature tra cui ben 10 nomination agli Oscar: miglior film, regia, attrici protagoniste e non, sceneggiatura originale, montaggio, fotografia, costumi e scenografia.

Primo film in costume per Lanthimos, è ambientato agli inizi del XVIII secolo alla corte della regina inglese Anna, ultima sovrana Stuart, il cui regno (dal 1702 al 1714) fu segnato dalla guerra di successione spagnola, contrasti tra Whigs e Tories in parlamento, intrighi politici e a corte.

La regina Anna (Olivia Colman)

E’ proprio su queste intricate trame di palazzo che si concentra il film, girato quasi interamente tra interni ed esterni della tenuta regale, resi entrambi enormi e distorti dalle numerose inquadrature grandangolari, ritraendo in modo abbastanza veritiero l’aristocrazia inglese settecentesca con tutti i suoi vizi, svaghi mondani e frivolezze. Il tutto condito da tanta ironia, malizia e sarcarsmo pungenti sia nel modo di mostrare i personaggi che nelle loro battute, che divertono e fungono spesso da titolo per gli 8 capitoli o atti in cui è divisa la narrazione (secondo un’usanza ormai diffusa e non solo tarantiniana)

Il favore è un vento che cambia sempre direzione: all’improvviso ti ritroverai a letto con un’oscena banda di puttane…

Il nucleo della pellicola e ciò che le dona tutta l’energia e la peculiarità sono le tre donne, le tre forti e complesse figure femminili attorno cui ruota la trama e i cui rapporti determinano i suddetti complotti di corte e le decisioni politiche: vediamo dominare una fredda e spietata Rachel Weisz nei panni di Sarah Churchill, ovvero Lady Marlborough, forte della sua influenza sulla regina, di cui è storicamente attestata come amica d’infanzia e confidente – e probabilmente anche amante. Anna, dal canto suo, interpretata da una grandiosa ed espressiva Olivia Colman, è dipinta come una monarca (forse fin troppo) debole, fiaccata dai suoi problemi di salute e dalla conseguente infelicità: è volubile, capricciosa, fragile, cerca sempre rassicurazioni e attenzione dalla sua favorita, da cui è emotivamente dipendente e a tratti psicologicamente succube. Questa impressione di scarsa autonomia e di fragilità è resa visivamente anche dal fatto che il suo trono, persino nelle occasioni di festa, è una sedia a rotelle, su cui viene scarrozzata dalla sua dama.

A insediare l’indiscusso ruolo di Lady Sarah di favorita della regina è l’apparentemente innocente e dolce Abigail Hill (Emma Stone, perfetta per questo ruolo), sua lontana cugina, dama decaduta, che giunge a corte in cerca di un impiego qualunque, ma che si mostra determinata e pronta a tutto per migliorare e innalzare la sua condizione, entrando nelle grazie della sovrana. L’ambizione, la brama di potere, l’istinto di sopravvivenza soprattutto di Abigail, la gelosia, l’ostinazione delle due co-protagoniste si scontrano in un gioco di astuzia, crudeli ripicche e manipolazione estrema tramite qualsiasi mezzo. Chi sarà a prevalere?

Le riuscite prove attoriali di Weisz e Stone lanciano/pongono un’altra sfida, per gli Oscar questa volta: se sarà una delle due ad aggiudicarsi la statuetta per miglior attrice non protagonista, chi sarà la definitiva favorita?

L’unica figura maschile con un po’ di rilevanza tra i nobili dediti alla corsa delle oche o al corteggiamento, è il leader dei Tories Robert Harley (Nicholas Hoult) che cerca di contrastare Lady Marlborough opponendosi all’aumento delle tasse per finanziare la guerra in corso contro la Francia, in cui combatte il conte marito di lei.

Robert Harley, il Primo Ministro con la sua oca da corsa e Lady Marlborough

Ciò che rende “La Favorita” un film ancora più interessante è il suo essere attuale, la capacità del regista di partire da una sceneggiatura non sua, precedentemente scritta da Deborah Davis, farla riadattare e arricchire una storia biografica di persone realmente esistite con sottotrame e parallelismi con la modernità: infatti il tema del potere e delle lotte umane per ottenerlo, con annesse ripercussioni, sono universali e senza tempo.

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Aurora Vannella

Studentessa di Scienze e Lingue per la Comunicazione all'Università di Catania. Appassionata di scrittura, cinema, musica, teatro e impegnata in diversi progetti in questi ambiti e nel Social Media Management.