L’ultimo degli umanisti

4' di lettura

“ Meglio regnare all’inferno, che servire in paradiso, non è così ? Perché no? Io sto qui col naso ficcato nella terra e ci sto fin dall’inizio dei tempi. Ho coltivato ogni sensazione che l’uomo è stato  creato per provare. A me interessava quello che l’uomo desiderava e non l’ho mai giudicato. E sai perché ? Perché io non l’ho mai rifiutato, nonostante le sue maledette imperfezioni. Io sono un fanatico dell’uomo, sono un’umanista! Sono probabilmente l’ultimo degli umanisti! E chi, sano di mente, potrà mai negare che il XX è stato interamente mio?”

La storia della razza umana è da sempre avvolta e circoscritta da questa ipotetica lotta dualistica tra il bene ed il male, queste misteriose entità insite nell’uomo, che viene portato da queste alla redenzione o alla perdizione. Ma chi sarebbe in grado di capire, fuori da ogni vincolo morale e dogmatico, cosa sia il bene e cosa  il male, e cosa conduca alla perdizione o alla redenzione? 

Come potremmo,  se liberi da ogni convenzioni, dal basso della nostra effimerità , giudicare  maligna o benigna, un azione umana, e su quali basi sarebbe posto il nostro giudizio. Ma tralasciando discorsi utopici come questo, possiamo cercare di capire cosa spinga l’uomo a fare e proteggere il male, e cosa spinga il medesimo individuo  a provare una fatale attrazione verso il peccato, poiché  le righe situate ad inizio pagina offrono un’affermazione che presenta una verità assoluta, “ Il XX secolo appartiene interamente  al peccato”. 

Questa tematica è stata ampiamente trattata dai letterati e filosofi di ogni periodo, da Goethe  in maniera più carnale, da John Milton in una visione trascendentale con “Il Paradiso perduto”. Proprio da quest’ultima opera ha preso ispirazione l’opera cinematografica di Taylor Hackford “L’avvocato del diavolo”. Un giovane avvocato in ascesa, interpretato perfettamente da un bellissimo e sicuro Keanu Revees, si trova in tribunale  a dover difendere legalmente un professore accusato, giustamente, di pedofilia, il quale viene ritenuto innocente grazie all’ arringa difensiva dell’avvocato, che inibisce la reazione dell’intero tribunale, e causa il crollo emotivo della ragazzina, che passa agli occhi di tutti come un’immatura fraudolenta.  Il professore viene dunque assolto, e l’avvocato Kevin Lomax ( Keanu Revees), vince una causa che sembrava già persa dall’inizio, incrementando la sua scia di imbattuti successi legali. L’incredibile perseveranza ed il talento di Kevin attirano l’attenzione di un noto studio di avvocati situato a New York, al cui timone è situato un noto e ricco avvocato, John Milton, interpretato magistralmente dall’ intramontabile Al Pacino, che si dimostra interessato alle prestazioni di kevin Lomax  offrendogli un ricco contratto all’interno dell’importante equipe di avvocati  già citata. Kevin, lusingato dalla ricca offerta, vede, giustamente, in tale occasione, il salto di qualità che cambierà la sua vita per sempre, ed accetta dunque l’offerta di Milton, trasferendosi poco tempo dopo a New York, insieme alla sua compagna Mary Ann (Charlize Theron), nella speranza di dare un svolta definitiva allo loro vita. Arrivato a New York, Kevin entra in contatto diretto con il famigerato John Milton, che si presenta come una figura davvero inquietante, caratterizzata da un indomabile cinismo, e con atteggiamenti spesso ai limiti del surreale, che esprimono una consapevolezza di superiorità rispetto a chiunque altro gli si pari davanti, irradiando  un  sovraumano magnetismo  verso tutto e tutti, come se ogni essere, animato e non, pendesse dalle sue mani, dalla sua parola e dalla sua legge. Questo incredibile individuo, comincia gradualmente e metaforicamente  a trascinare Kevin Lomax , all’ interno del suo vortice sociale e mentale, abitato da individui  dediti alla costante ricerca e all’ accrescimento del proprio autocompiacimento, non ponendo particolare attenzione ai mezzi usati per arrivare a questo. Kevin viene dunque attirato  all’ interno di un ciclone del peccato, che ricorda l’antica Babilonia, il cui ossigeno è composto dalla vanità e dal peccato, il tutto perfettamente celato sotto la maschera della pseudo civiltà contemporanea, all’ interno della quale, Kevin sta incoscientemente  affondando, rischiando di lasciare indietro l’unico pilastro della sua coscienza, Mary Ann. La ragazza sembra l’unica, della coppia, ad essere cosciente che  la situazione stia degenerando, poiché essendo anch’essa attratta  e rinchiusa  in questa malefica, ma molto reale ,  società, si ritrova privata della precedente purezza morale , che caratterizzava  il loro rapporto, del quale resta solamente il ricordo.

 “ La vanità è il mio peccato preferito. Kevin, è elementare. La vanità è l’oppiaceo più naturale” .

Ciò porterà la ragazza ad una dirompente decadenza psicofisica, dettata dal suo vano tentativo di fuggire ed estraniarsi da questa nuova e lugubre vita, e dall’effimera volontà di aprire gli occhi e la mente al marito, ormai quasi del tutto soggiogato dall’infima amicizia  di John Milton. Kevin , troppo attento al proprio autocompiacimento, non solo non percepisce il disagio della ragazza, ma travisa il tutto come il semplice capriccio di un’incosciente ragazzina sull’orlo della follia. La cecità mentale di kevin, condurrà la ragazza al più estremo dei gesti. Proprio questo gesto riesce ad impedire che kevin si lasci travolgere completamente dall’oscurità , cominciando così a vedere il vero volto del male, della vanità e  della bramosia, ed infine  il vero volto di John Milton.

Non a caso il personaggio interpretato da Al Pacino si chiama John Milton, proprio come l’autore del paradiso perduto, così da avvicinare metaforicamente  la figura di John Milton, il cinico uomo d’affari, con quella di Lucifero, entrambi dispensatori di male e peccato mediante l’utilizzo delle lusinghe e  della compiacenza, e non delle  minacce, illudendo l’uomo con la  chimera della libertà terrena, raggiungibile, in tale contesto, solo con il definitivo autocompiacimento di se stessi e la mancata regolazione dei propri istinti, di qualunque natura essi siano.

Questo film è stato soggetto a numerose riletture ed interpretazioni di vario genere, perché l’argomento trattato non consente una selettività di spettatori, poiché la tematica non riguarda una nicchia ben precisa o la grande massa, ma riguarda l’uomo, di qualunque ceto, razza  e sesso esso sia, poiché il bersaglio di quest’opera non sono le virtù dell’uomo, ma le sue debolezze, i suoi limiti. 

Molte cose qui non sono state dette, poiché ogni individuo ha il naturale diritto di guardare questo film senza aver alcun tipo di condizionamento, senza che tutti i misteri di quest’opera gli siano già tutti svelati, così da poterla sviscerare e capire nella completa libertà, la stessa libertà che Milton fornisce inizialmente  a Kevin Lomax… Buona visione.

“Ti voglio dare una piccola informazione confidenziale a proposito di Dio: a Dio piace guardare! È un guardone giocherellone! Riflettici un po’: lui dà all’uomo gli istinti… ti concede questo straordinario dono e poi che cosa fa? Te lo giuro che lo fa per il suo puro divertimento, per farsi il suo bravo, cosmico, spot pubblicitario del film! Fissa le regole in contraddizione! Una stronzata universale! Guarda, ma non toccare… tocca, ma non gustare… gusta, ma non inghiottire! E mentre tu saltelli da un piede all’altro lui che cosa fa? Se ne sta lì a sbellicarsi dalle matte risate! Perché è un moralista, un gran sadico! È un padrone assenteista! Ecco che cos’è! E uno dovrebbe adorarlo? NO, MAI!” 

Mostra il tuo sostegno con un "Mi Piace"!
  •  
Alberto Pantò

Nato a Bronte.
Studente di Beni Culturali - Storico Artistici presso l'Università di Catania.
Semino dubbio, raccolgo cultura, vivo di bellezza