Nella tempesta delle venti poesie d’amore

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La poesia di Pablo Neruda è il “mattino pieno di tempesta” e ci troveremmo impreparati , spiazzati se dovessimo intraprendere la nostra lettura a partire da questo verso, carico di possibilità, al limite dell’esplosione (ammetto di aver aperto il libro alla cieca, credendo in chissà quale fatalità ma non mi sento pronta e torno indietro, alla presentazione).

Federico Garcia Lorca vuole presentare la poesia di P. Neruda con semplicità: la stessa di cui si avvale il poeta nel non temere il ridicolo, “poesia che si mette a piangere di improvviso in mezzo alla strada” .

Lorca ci preannuncia che dovremmo (ri)cercare una lunga iniziazione per guardare con occhi incantati o disincantati la poesia.

Non si sa, tuttavia, quanta “tempesta” dovremmo cercare di tenere sotto controllo o lasciare fuori controllo. L’ invito di G.Lorca è quello di “ascoltare con attenzione questo grande poeta; di commuoverci con lui“, senza specificare, però, la portata d’acqua contro la quale i nostri occhi dovranno remare, in cerca di una scialuppa, un altro verso.

P. Neruda dà voce alla tristezza, che “stringe l’anima“, al chiaro buio della notte “la notte azzurra“, alle domande dirette ed indirette che si fanno largo fra i suoi ambienti interni: “Allora dove eri, tra quali genti?” ed ambienti esterni : “Ma tu, chiara bimba, domanda di fumo, spiga“.

L’oggetto e il soggetto d’amore di Neruda è la natura che stupisce nella sua molteplicità : “Era fatta di tutte le cose“.

Pablo Neruda, vuole “aprire gli occhi tra la rugiada” ma si ritrova sempre tra la “tempesta”, spettatore di “un cuore preso a coltellate” e “dall’ansietà“… ma pensa comunque all’amata giacché non vuole rattristarla.

In qualcuna delle sue 20 poesie parla anche di stelle, a volte contorni del nome dell’amata, a volte “sbriciolate in mezzo a pozzanghere” (l’acqua, una costante per Neruda: nulla è arido).

Nelle poesie di Neruda ci è tanto cielo, protagonista colorato una volta di luce, una volta di ombra o appannato dalla nebbia.

Il cielo è anche lo spettatore di “uccelli che passano e fuggono” ma non degli occhi dell’amata quando “volano via“.

Tu mi conosci“, così si rivolge a chi più ama il poeta e non fa mistero della sua empatia quando si invita, accolto da un “chiaro silenzio”, negli spazi di chi più “rassomiglia alla sua anima“.

Il tuo silenzio è di stella, così lontano, così semplice” e non c’è ombra di “tempesta“… ma solo nella poesia “Mi piaci quando taci”.

MI PIACI QUANDO TACI (PABLO NERUDA)

Mi piaci quando taci perché sei come assente, 
e mi ascolti da lungi e la mia voce non ti tocca. 
Sembra che gli occhi ti sian volati via 
e che un bacio ti abbia chiuso la bocca.

Poiché tutte le cose son piene della mia anima 
emergi dalle cose, piene dell’anima mia. 
Farfalla di sogno, rassomigli alla mia anima, 
e rassomigli alla parola malinconia.

Mi piaci quando taci e sei come distante. 
E stai come lamentandoti, farfalla turbante. 
E mi ascolti da lungi, e la mia voce non ti raggiunge: 
lascia che io taccia col tuo silenzio.

Lascia che ti parli pure col tuo silenzio 
chiaro come una lampada, semplice come un anello. 
Sei come la notte, silenziosa e costellata. 
Il tuo silenzio è di stella, così lontano e semplice.

Mi piaci quando taci perché sei come assente. 
Distante e dolorosa come se fossi morta. 
Allora una parola, un sorriso bastano. 
E son felice, felice che non sia così.

Alla fine del libro emerge anche una “canzone disperata”, e se”tutto è naufragio” P. Neruda ci invita comunque a partire.

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Erina Nicolosi

Classe 1998, dopo la maturità classica presso il liceo C. Marchesi di Mascalucia, si iscrive alla facoltà di Scienze biologiche di Catania. E' iscritta all'Istituto Musicale V.Bellini di Catania. Adora la musica i libri e le belle parole