“Gli dei che sempre falliscono”

Come Ortega ha contriubuito a cacciare Somoza per diventare Somoza.

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Da quando il Nicaragua ha ottenuto l’indipendenza negli anni trenta dell’Ottocento, la storia del paese centramericano è costellata da guerre civili e dittature. Agli inizi del ventesimo secolo i marines statunitensi invasero ed occuparono il paese sostenendo una rivolta contro il presidente Zelaya e vi rimasero quasi ininterrottamente tra il 1909 e il 1933, vennero scacciati in seguito della ”guerra costituzionale” dalle forze ribelli condotte da Augusto Cesar Sandino, il quale venne però fatto assassinare dalla neonata Guardia Nacional agli ordini di Anastasio Somoza Garcia, che sostenuto dagli U.S.A prese il potere nel 1936, dando inizio a quella che divenne a tutti gli effetti una dinastia. Dopo aver piegato la resistenza della classe media colta, costruì una dittatura che controllò il paese per più di quarant’anni, ma non senza oppositori, uno tra i più importanti fu Pedro Joaquin Chamorro Cardenal editore de ”La prensa” (storico quotidiano nicaraguense oggi minacciato dalla repressione orteguista). Somoza riuscì a creare un sistema che gli permise di ottenere enormi ricchezze ed un potere assoluto sopratutto grazie al controllo esercitato sulla Guardia Nacional e dopo la sua morte il potere venne mantenuto dai figli, che con le stesse modalità si appropriarono delle risorse del paese, spesso con la complicità di grandi corporazioni statunitensi impoverirono le comunità rurali e le costrinsero ad abbandonare le proprie terre per far posto a coltivazioni di cotone o allevamenti di bovini, inoltre queste imprese a guida statunitense o filogovernativa, usarono deliberatamente grandissime quantità di pesticidi vietati negli già allora vietati negli USA per gli elevatissimi rischi per la salute umana e che ebbero gravi conseguenze sulla popolazione e sull’ambiente.

Un punto di svolta fu il terremoto di Managua del 1972 che lasciò 500.000 persone senza casa e ne uccise circa 10.000, gli aiuti che arrivarono da tutto il mondo per ricostruire la città furono in gran parte rubati da membri del regime, ciò rinvigorì la causa dell’ FLSN (Frente Sandinista de Liberacion Nacional) che sostenuto da cuba e dall’URSS iniziò ad intraprendere azioni sempre più audaci contro la dittatura di Somoza arrivando a giustiziare nel 1974 il ministro dell’agricoltura, cui seguì nel 1975 la dichiarazione della legge marziale. A dare la spallata finale al regime fu l’assassinio dell’editore e punto di riferimento per le opposizioni Pedro Chamorro fatto uccidere nel 1978, dopo il suo funerale migliaia di persone accompagnarono il feretro fino alla sua abitazione e scoppiò una rivolta per le strade di Managua cui si stima che parteciparono circa 30.000 persone, seguì la guerra civile ed una ad una le città cacciarono i presidi della Guardia nacional, il 19 luglio 1979 mentre Somoza fuggiva dal paese le forze dell’FLSN entravano nella capitale insediando una giunta incaricata di dare un nuovo governo al paese, ne fu membro anche Violeta Chamorro, vedova di Pedro e la presiedette Daniel Ortega leader dell’FLSN. Il paese era distrutto, il tessuto economico era in pezzi e l’ambiente pativa le gravissime conseguenze dei pesticidi, nelle elezioni del 1984 vinse Ortega, proponendo riforme sociali, una riforma agraria per le popolazioni rurali, un programma di alfabetizzazione e un nuovo welfare state più inclusivo. Saldo nella propria fede per le dottrine Marxiste-Leniniste avvicinò sempre di più il paese all’orbita dell’URSS e a Cuba, grazie ai quali ammodernò l’esercito rendendolo il più efficiente della regione, la prima sfida per questo nuovo apparato militare fu quella dei CONTRAS, ribelli finanziati e addestrati dalla CIA composti prevalentemente da ex appartenenti alla Guardia Nacional ma anche da membri dell’FLSN in contrasto con Ortega, il conflitto civile si protrasse fino agli accordi di Sapoa del 1988 inseguito ai quali i ribelli vennero reintegrati nella società. Nelle elezioni del 1990 vinse Violeta Chamorro, seguirono sedici anni in cui le istituzioni democratiche vennero rafforzate e le reti infrastrutturali vennero ammodernate facendo largo impiego di capitali esteri, ma il paese subì le pesanti conseguenze di vari disastri naturali come gli uragani Mitch, Joan, Felix e Nate. Alle presidenziali del 2006 Ortega si ripresentò per la quinta volta, non più in veste di marxista-leninista ma in quella di fervente cattolico, l’alleanza con la chiesa locale lo portò nuovamente al potere e in cambio del supporto abolì l’aborto, i suoi tredici anni di governo sono stati caratterizzati da un sostanziale mantenimento delle impalcature assistenziali e un consenso dovuto anche al miglioramento dell’economia trainata dal boom del turismo, ma si è avuta anche una progressiva erosione delle garanzie democratiche, ad oggi infatti sia corte suprema che le alte sfere dell’esercito e della polizia sono composte da fedelissimi del presidente, il quale ha inoltre allontanato dall’FSLN tutti i suoi ex compagni che criticarono la trasformazione e la perdita dell’identità originaria o la cui cieca fedeltà non fosse comprovata. Ortega è inoltre accusato dalle opposizioni e dalla stampa di corruzione soprattutto in relazione ai progetti di costruzione di un nuovo canale in Nicaragua che competa con il canale di Panama e di voler creare una nuova dinastia come face Somoza prima di lui, timore che si è materializzato quando ha fatto eleggere la moglie, Rosario Murillo vice presidente nel 2016. Nell’Aprile 2018 dopo una proposta di un aumento delle tasse del 5% sulle pensioni, il dissenso è aumentato, portando in piazza decine di migliaia di persone cui Ortega ha risposto con violenza e repressione, uccidendo almeno 319 persone e incarcerandone migliaia, per lo più, studenti e contadini che furono i pilastri della rivoluzione sandinista.

 La nazione è precipitata in una spirale di caos e disperazione, la popolazione è quotidianamente vittima delle violenze delle bande di paramilitari armati dal governo per reprimere il dissenso, l’economia è in crisi, il turismo non fa più affluire dollari nel paese, la stampa libera è censurata e perseguitata tramite arresti e la carenza indotta di inchiostro, carta e materiali per stampare, quotidiani sono ormai anche gli attacchi alle chiese, i cui parroci sono colpevoli di non appoggiare il governo. Il popolo nicaraguense è vittima di una politica crudele e inumana, fondata sulla repressione la spoliazione e il depauperamento. Ciò che risulta chiaramente è la trasformazione di Ortega da rivoluzionario a dittatore sanguinario ( o “delicato satrapo” volendo richiamare le parole di Neruda) e dei suoi “compagni” in accoliti fanatici, ora la situazione sembra cristallizzarsi tra le pressioni internazionali sulla coppia presidenziale affinché lasci il trono e le nuove proposte di dialogo avanzate da Rosario Murillo, ma che dialogo può essere quello tra il popolo inerme e il potere della forza?

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