La prostituzione: un fenomeno che “nasce dall’indifferenza”

La trasformazione dei grandi flussi migratori a forme di vera e propria schiavitù

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Anche quest’anno l’Università di Catania offre la possibilità a tutti gli studenti dell’Ateneo di prendere parte al ciclo di incontri “Mafia e anti-mafia oggi” organizzato dal dipartimento di Scienze Umanistiche. Una bella e interessante opportunità per comprendere e confrontarsi con esperti che, nel corso degli incontri, forniscono opinioni e chiare visioni su quello che è un fenomeno, ormai, largamente consolidato e radicato all’interno della società in tutte le sue declinazioni. Il primo marzo ha avuto ufficialmente inizio, presso l’Auditorium del Monastero dei Benedettini, il primo dei sei incontri previsti. In particolare, il pomeriggio del primo giorno di marzo è stato affrontato il tema della trattativa Stato-mafia con ospite Amedeo Bertone, magistrato catanese. Il fenomeno dell’immigrazione che, troppo spesso, veste invece quello di tratta, è stato l’argomento centrale del secondo incontro tenutosi venerdì 15 marzo. Le due relatrici presenti, Delia La Rocca: docente ordinario di Diritto Privato presso il Dipartimento di Scienze Politiche di Catania e da anni attivamente impegnata circa il pieno rispetto e garanzia dei diritti delle donne, Stefania Cantatore dirigente dell’“Unione delle Donne” in Italia. Le due ospiti della giornata hanno descritto accuratamente e con un personale coinvolgimento non indifferente, la situazione delle donne, prostitute vittime di tratta e sottomesse alla inaccettabile violenza subita. Proprio riguardo alla prostituzione, non si può che fare riferimento alla Legge Merlin del 1958 che secondo la professoressa La Rocca rappresenta una “legge intelligente che ha saputo discernere lo sfruttamento dal –mestiere più antico del mondo-” così connotata la prostituzione alludendo alle sue antiche origini. “Mestiere” si, ma in senso figurato, poiché di mestiere la prostituzione ha ben poco e ciò è stato ribadito più volte dalle due esperte. Prima di focalizzare l’attenzione sulla lungimirante quanto rivoluzionaria Legge Merlin è opportuno, però, occuparci delle origini e dell’evoluzione del fenomeno della tratta che rende schiave le donne:” Nel ‘900 si pensava che la schiavitù appartenesse al passato ma con i  fenomeni migratori si capì che non fosse esattamente così e che proprio l’immigrazione costituisse una vera schiavitù” osserva la professoressa La Rocca che si dedica, inoltre, a fornire un’interessante introduzione sul fenomeno migratorio e sulla tratta che da esso deriva. L’ospite fa un riferimento all’art. 18 che concedeva un particolare permesso di soggiorno alle vittime di traffico, si comprese, infatti, essere un fenomeno di una certa valenza e gravità. Esso è molto diffuso anche in Europa, territorio che non si dispensa certo dall’affermare l’importanza dei diritti umani ma che, concretamente, non si batte per la loro piena affermazione. La Rocca non manca di sottolineare il chiaro collegamento fra la mafia e la tratta: “Quando si ha a che fare con questo fenomeno, di traffico di esseri umani, si parla di organizzazioni criminali poiché ci si riferisce a passaggi illegali quindi si tratta di mafia”. Continua osservando che è bene distinguere la differenza tra i vari tipi di traffico, ponendo l’esempio della Nigeria dove da tempo esiste il traffico di organi. Possiamo dire che la tratta è una conseguenza negativa dell’immigrazione più che una sua derivazione che, secondo la professoressa, potrebbe essere scoraggiata dalla cooperazione internazionale sulla migrazione lamentando, poi, l’impreparazione europea e italiana nel distinguere un immigrato irregolare da uno vittima di tratta. Concentrandoci sulla relazione tra prostituzione, tratta e mafia, tema centrale dell’incontro, possiamo riferirci nuovamente alla Legge Merlin espletata dalla La Rocca. Questa legge prevedeva la regolamentazione e l’abolizione della prostituzione, punendo con la reclusione e con multe salatissime “chiunque abbia la proprietà o l’esercizio sotto qualsiasi denominazione di una casa di prostituzione o comunque la controlli, diriga o amministri” e per “chiunque recluti una persona al fine di fare esercitare la prostituzione e la agevoli” (art.3)

Quest’ultimo è un elemento di grande importanza sotto un piano etico e civile poiché punisce non solo chi, usufruisce di questa attività illecita, ma anche chi ne agevoli l’attuazione e il suo esercizio. Focalizzandosi sul rapporto tra mafia e tratta, la professoressa cita la violenta mafia albanese che ha realizzato diversi accordi con la Sacra Corona Unita, mafia pugliese, mettendo a segno un traffico di donne che, ingannate dai propri uomini, credevano di raggiungere l’Italia, “ai loro occhi quasi come l’America come livello di benessere” per condurre una vita diversa, migliore. Queste povere donne, invece, venivano violentate, stuprate e spesso anche uccise diventando delle schiave del sesso e dei piaceri carnali degli uomini “potenti”. “Queste donne sono schiave ma dato il loro –mestiere- sono considerate solo come prostitute” La Rocca continua descrivendo il vergognoso approccio che la società riserva a queste donne, quello della pura indifferenza descrivendo, infatti, la prostituzione come un “fenomeno che nasce nell’indifferenza”. Infine invita ad adottare e applicare un modello di integrazione e non di repressione nei confronti dell’immigrazione, sviluppando anche una certa forma di cooperazione che, per lei, risulta essere fondamentale per riuscire a fronteggiare e “debellare” il fenomeno che delle donne, fa schiave punite e abbandonate. 

Stefania Cantatore struttura, invece, il suo intervento citando il libro della brillante giornalista Julie Bindel “Il mito di Pretty Woman” in cui paragona la prostituzione a una vera e propria -Lobby- del sesso: “il pappone si dimostra come un imprenditore e anche se si è a conoscenza della realtà dei fatti, si continua a credere che sia un imprenditore” osserva Cantatore, denunciando il cospicuo giro d’affari che si cela ( ormai non così nascosto) dietro la prostituzione e, come la Bindel fa nel suo libro, denuncia l’errato e becero paragone della prostituzione a un vero e proprio mestiere orchestrato dalle Lobby dell’industria del sesso. Nell’intervento della relatrice non mancano gli espliciti riferimenti politici, al noto Tarantin che procurava le prostitute a Berlusconi e di come queste ragazze sono utilizzate dai politici per “scambiarsi favori” dice, precisando che non si tratta solo dei politici italiani ma anche di quelli internazionali. Cantatore, però, non parla solo dei problemi ma anche delle soluzioni concentrandosi sui “percorsi d’uscita” previsti nei Paesi del Nord Europa in cui le ex prostitute vengono assistite, aiutate e risarcite per le violenze subite prevedendo anche una conseguenza per i “clienti”. Cita anche la “Convenzione di Istanbul” considerando le due come soluzioni per avvicinarci a un maggior grado di civiltà. In ultimo contesta l’opinione di chi dice che le prostitute svolgono questo mestiere volontariamente chiarendo a gran voce che il problema sorge quando il cliente paga per picchiare e causare violenze nei confronti della donna, e che “qui non si tratta di atto volontario ma solo di violenze”, dichiarando s’essere un’abolizionista, precisando, in ultimo che la strategia migliore non è quella di inasprire le pene ma quella di applicare quelle già esistenti.

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Carla Marino

Sono una studentessa universitaria di 20 anni. Sono di Catania e frequento il primo anno di Scienze Politiche indirizzo " Storia,Politica e Relazioni Internazionali". Mi interessano i grandi temi d'attualità e faccio parte della ONLUS "Comunità di Sant'Egidio".