Game of Thrones 8, recensione secondo episodio: “A knight of seven kingdoms”.

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Sentimentalismo e malinconia si fondono perfettamente in questo secondo episodio di Game of Thrones, dando vita ad una puntata tanto densa di liricità atmosferica da indurci a segnalare tale episodio come uno dei migliori dell’intera storia della serie.

In questo episodio non assistiamo ad alcuna battaglia e non piangiamo nessuna morte illustre. Tutto ciò sarà sicuramente riservato alla prossima/e puntate, dove fuoco e fiamme, acciaio e morte investiranno il Nord e tutta Westeros. Nonostante ciò, la vera chiave di lettura dello scontro tra vivi e non morti è da rintracciarsi proprio in questi cinquantacinque minuti di opera, dove percepiamo come i nostri eroi prendano commiato da noi spettatori prima dell’imminente fine, che mieterà sicuramente illustri vittime. Ed è sulle note di “Jenny of Oldstones”, canzone composta dal gruppo britannico Florence and the Machine, ma cantata per l’occasione da Podrick durante i momenti finali della puntata, che noi spettatori ci rendiamo conto di come il tempo sia passato non solo nell’universo di Westeros/Essos, ma soprattutto nelle nostre vite. Tutti quei personaggi che ci hanno accompagnato nel corso di questi ultimi nove anni rischiano ora di non vedere mai più il sorgere del sole.

L’episodio è interamente ambientato a Grande Inverno, coprendo un arco temporale di circa una giornata, dalle tenue luci del mattino che precedono la Grande Battaglia sino alle tenebre più oscure che sanciscono il suo imminente inizio.

PROCESSO A JAIME LANNISTER

L’episodio in apertura ci proietta dentro la sala principale di Grande Inverno. Qui Jaime affronta il suo processo con l’orgoglio e la dignità di chi ha combattuto ed affrontato i propri demoni interiori percorrendo e (probabilmente) concludendo il proprio percorso di redenzione. Curiosamente, ma non inaspettatamente, a salvarlo dalle accuse congiunte di Daenerys e Sansa Stark è la nobilissima e sempre fedele Brienne di Tarth e non l’amato fratellino Tyrion, il quale tenta comunque invano, questo bisogna darne atto, di giustificare le azioni compiute in passato dal fratello, in particolar modo dinnanzi alla Regina dei draghi, figlia di quel Re Folle che venne assassinato proprio dallo Sterminatore di Re durante la ribellione di Robert Baratheon.

BRAN- JAIME, E GIUNSE L’ORA DEL CONFRONTO.

Il tanto atteso confronto tra il più giovane degli Stark rimasti in vita e colui che lo gettò dalla torre durante la premier della prima stagione avviene coerentemente con quanto ipotizzato da gran parte dei fan della serie. Il Corvo a tre occhi, ormai estraneo alle pulsioni emotive tipiche degli esseri umani, risolve il confronto manifestando totale assenza di rancore nei confronti di Jaime. Bran elargisce “l’estrema redenzione” al Leone di Castel Granito, il cui toccante percorso di crescita umana può considerarsi, perciò, giunto al termine. E’ ipotizzabile che la parabola evolutiva di tale personaggio (brillantemente interpretato da Nikolaj Coster- Waldau) possa concludersi con un ultimo eroico atto di sacrificio.

THEON GREYJOY, UN UOMO IN CERCA DI RISCATTO

Una delle sorprese più inaspettate che ci riserva questo episodio è la commovente reunion tra Theon e Sansa. L’uomo di ferro, analogamente a Jaime, porta a compimento il suo tortuoso cammino di redenzione decidendo coraggiosamente di combattere per gli Stark a Grande Inverno, anziché cercare rifugio nelle più sicure Isole di Ferro. Reek è definitivamente morto, l’abbraccio che gli riserva la Lady di Grande Inverno sancisce l’onore ritrovato di quest’uomo che, bisogna ricordarlo, nelle stagioni precedenti era stato disintegrato nel corpo e nello spirito.

SER BRIENNE DI TARTH

In una sala del Palazzo di Grande Inverno, con il buio della notte e della morte che avvolge ogni cosa, ritroviamo seduti uno accanto all’altro i fratelli Lannister, Brienne e Podrick, ser Davos ed il bruto Tormund. I dialoghi tra  i personaggi suonano come un vero e proprio commiato, l’atmosfera si carica di paure e suggestioni non solo per i protagonisti, ma per tutti noi spettatori. L’apice emotivo viene raggiunto quando Ser Jaime Lannister, spinto dalla profonda stima che nutre per la donna ed amica Brienne, la nomina cavaliere, investitura che, come viene specificato in precedenza, mai prima d’allora era stata concessa ad alcuna donna in tutta Westeros.

E’ doveroso sottolineare la performance magistrale dell’attrice Gwendoline Christie, il cui sguardo commosso, unito a quel lieve tremore del volto, riesce a trasmetterci tutta la dignità, il valore e l’umanità di cui è intriso il suo personaggio.

LA RIVELAZIONE

Jon rivela a Daenerys ciò che gli è stato svelato dall’amico Sam; egli non è il bastardo di grande inverno che tutti credono, ma Aegon Targaryen, frutto dell’amore segreto tra Rhaegar Targaryn e Lyanna Stark. Tale rivelazione ci spinge ad ipotizzare diversi scenari, ma è legittimo prevedere che nessuno di questi possa portare ad un lieto fine per la coppia.

Jon risulta essere ora il legittimo erede del trono di spade, ma non si assiste ad alcuna azione o dialogo che faccia supporre che questa sia la reale ambizione del Re del Nord. Se entrambi i personaggi dovessero sopravvivere all’imminente battaglia, diverrà più che probabile ritrovarli nuovamente a confrontarsi, questa volta in maniera (si spera) più esaustiva e soprattutto definitiva di quanto non sia accaduto fino ad ora.

EXTRA

Da segnalare un’altra scena, non fondamentale ai fini della trama, ma che molti fan della serie fiutavano nell’aria già dalla puntata precedente, ovvero il momento d’amore vissuto tra Gendry, il bastardo di Roberth Baratheon, ed Arya Stark, la quale desiderava provare almeno una volta nella vita l’amore carnale. Non entriamo nei dettagli della scena poiché servirebbe a poco. Preme sottolineare come questo momento, così come molti altri di apparente fan service, si innesti invece in modo coerente ai fini narrativi della puntata, che preme affinché lo spettatore si goda, probabilmente per l’ultima volta, l’umanità più schietta e genuina di tutti quei personaggi che ha imparato a conoscere nel corso di queste otto stagioni, le cui speranze di sopravvivenza sembrano appese ad un filo sempre più sottile.

L’episodio si conclude con l’arrivo dell’armata degli Estranei, sottolineata dall’oscurità della notte che tutto cela e nessuno nasconde.

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Simone Curcuruto

21/09/1994
Studente presso il corso di Laurea in Beni Culturali dell'Università degli Studi di Catania.

Appassionato di Storia, cultura ed arte bizantina, innamorato della Letteratura del Novecento italiana ed europea.