Avengers Endgame

-Parte 2-

10' di lettura

Bentornato caro lettore e benvenuto in questa seconda, ed ultima parte, del commento dedicato ad Avengers Endgame.

Dove ci eravamo lasciati? Ma certo, al punto in cui asserivo che quest’ultimo Avengers non reggeva il confronto con il precedente.

Ebbene sì, Endgame è un gradino sotto Infinity War. Ma perché?

Cerchiamo un attimo di procedere per gradi. Per quale motivo quest’ultimo film del MCU non mi ha soddisfatto pienamente? Avevo, forse, aspettative troppo alte? Be’, di certo era naturale, soprattutto alla luce di quanto visto in Infinity War. Ma se da un lato avere hype è giusto e perfettamente comprensibile, dall’altro lato le aspettative possono rivelarsi un parametro fin troppo soggettivo. Perciò cerchiamo per un attimo di metterle da parte e concentriamoci solo ed esclusivamente su Endgame.

Thanos ha schioccato le dita, cancellando metà dell’universo. Questo ce lo ricordiamo tutti e la domanda che per tanto tempo ci ha tormentati è stata: “Cosa faranno adesso gli eroi più potenti della terra?”

Fornire una risposta in questa sede credo sarebbe fuori luogo. Posso solo dire che gli Avengers, così come gli altri sopravvissuti, sono a pezzi nei primi minuti che aprono la pellicola. Sentono il peso tremendo del fallimento e si adoperano in vari modi per cercare di scacciare quella sensazione di impotenza che tanto li tormenta. Ma, come chiunque potrebbe immaginare, si tratta solo di semplici palliativi, di fronte a quello che è, sostanzialmente, un universo spezzato.

Fantastico, stupendo, il modo in cui parte il film. Senti che piano piano sta prendendo il volo; tiri un sospiro di sollievo perché ti rendi conto che quella drammaticità che tanto avevi apprezzato in Infinity War non solo è presente anche qui ma si è acuita, trasformandosi in sconforto, delusione, rabbia. Muori dalla voglia di vedere ogni singolo secondo di queste 3 ore (circa) di film ma poi, ad un certo punto, un nemico terribile che sembrava essere stato annientato fa capolino all’interno di quelli che potrebbero sembrare degli innocui tacos e tutto si rompe. Ritorna quella comicità stupida e infantile di cui parlavo nel precedente articolo. E quasi non vorresti crederci, speri che si tratti solo di un attimo, di un momento. Ma poi i momenti diventano due, tre e continuano ad aumentare finché non ne perdi il conto e ti ritrovi davanti ad una pellicola in parte svuotata di quelle splendide atmosfere che tanto avevi amato in Avengers Infinity War.

Ma quindi il problema è la comicità? Ci si potrebbe passare sopra in fondo, no?

No. O meglio, se quest’ultima non fosse così esagerata e fine a sé stessa, come appare in tantissimi frangenti, si sarebbe potuto anche chiudere un occhio. Ma, purtroppo non è così e per di più non si tratta nemmeno dell’unico neo presente in questa pellicola. Oltre infatti a battute stupide, gag grottesche, infantili che si vanno ripetendo fin troppo, diventando ridondanti e che, in diversi momenti, risultano totalmente prive di senso e, per di più, anti climatiche (e non parlo dell’anti-climax alla “Drax invisibile”; quello sì che era carino e, soprattutto, rispettava i tempi comici alla perfezione, cosa che qui, invece accade raramente), Avengers Endgame ha anche altri difetti.

In primo luogo sono presenti diversi buchi di trama dovuti al fatto che, in più occasioni, molti passaggi (anche importanti) non vengono affatto spiegati. Tante cose appaiono come date per scontate mentre altre sembrano quasi disseminate a caso, senza una vera e propria scelta ponderata. Tutto “a vantaggio” di quei momenti comici che occupano davvero troppo tempo. Se si fosse mantenuta la strategia adottata con Infinity War, sicuramente, Endgame avrebbe reso molto di più. Ed è un peccato questo, un vero peccato se si pensa a quanti bei momenti e a quante emozioni regala questa pellicola. Moltissime cose sono state gestite perfettamente ed è questo che, principalmente, infastidisce, poiché risulta ancora più semplice comprendere l’enorme potenziale di questo film; un potenziale sfruttato solo in parte.

Guardare Avengers Endgame è come trovarsi di fronte ad un bambino super intelligente che non ha voglia di applicarsi e prendersi sul serio, passando la stragrande maggioranza del proprio tempo a scherzare e giocare e rivelando solo in rare occasioni ciò di cui è realmente capace.

I primi minuti della pellicola, come già detto, sono ottimi. Poi si cade rovinosamente nella comicità e vi si rimane per quasi tutta la prima metà del film, salvo brevi momenti (ed è parecchio se si pensa alla durata complessiva della pellicola). Nel secondo tempo, invece, e fortunatamente aggiungerei, il film inizia a risollevarsi, portando a risvolti interessanti, aprendo le porte a qualcosa in cui i fan dei fumetti hanno sempre sperato e, soprattutto, culminando con uno scontro perfettamente gestito, pieno di colpi di scena e grandi emozioni.

In conclusione: è Avengers Endgame un brutto film? No, assolutamente. Sarebbe potuto essere molto di più? Sicuramente. Sarebbe bastato attuare scelte differenti (soprattutto in riferimento a determinati personaggi) e lasciare meno tempo a disposizione alla comicità puerile per dedicarlo a spiegare, anche solo in minima parte, determinati passaggi che si fa davvero fatica a giustificare.

Nonostante ciò, il film confezionato dai fratelli Russo, risulta comunque molto godibile ed ha il pregio di non annoiare mai lo spettatore. La CGI pare impeccabile e se mai qualche errore dovesse esserci si tratterebbe comunque di un qualcosa di totalmente irrisorio.

Avengers Endgame è una buona conclusione, tutto sommato, per la Infinity Saga; una conclusione emozionante, con momenti epici e di forte impatto, ma che, forse, avrebbe dovuto prendersi un po’ più sul serio, limitandosi sul versante comicità e fornendo qualche delucidazione in più.

Bene. Ora che abbiamo finito con la parte no spoiler addentriamoci più nello specifico all’interno di questa pellicola. Ovviamente la lettura di quanto segue è fortemente sconsigliata a chi non avesse ancora visto il film.

Cercherò di fare un elenco delle cose “negative”, alcune delle quali causate dalla comicità di cui ho parlato, e di quelle positive.

Iniziamo con quelle negative.

Hulk: No

Hulk in questo film è come se non ci fosse. Sin dal momento in cui lo vediamo a mangiare tacos e fare selfie con i ragazzini ci dà quel sentore di “macchietta” che, fortunatamente, poi non trova, se non in minima parte, un vero e proprio riscontro (anche se ci penserà The Big Thor Lebowski ad accaparrarsi il ruolo, ma ci arriviamo dopo). Hulk ci dice di aver passato 18 mesi in laboratorio a sperimentare su sé stesso per mettere insieme il meglio delle sue due personalità. Ed ecco che con una breve spiegazione di pochi attimi è stata vanificata tutta quella parte affascinante di Infinity War in cui il gigante verde non voleva combattere, urlando “NO!” a Banner, poiché la batosta che aveva subito con Thanos l’aveva turbato nel profondo. Poteva essere un qualcosa di molto interessante da esplorare ma niente, qui è come se non ve ne fosse traccia e ciò che è peggio è che non solo non viene nemmeno mostrato un breve flashback di come “nasca” questo nuovo Hulk (che tecnicamente dovrebbe essere Professor Hulk), per di più questo personaggio non fa praticamente nulla per tutta la pellicola, rivelandosi necessario solo ed esclusivamente per schioccare le dita e far tornare tutti indietro. Un po’ sprecato direi.

Thor: Assolutamente No

Tutto ciò che ruota attorno a Thor è totalmente ridicolo e, spesso, privo di senso, nonché grottesco. Perfettamente comprensibile il voler mostrare un Thor più “debole”, che non ha accettato la sconfitta subita e si è “isolato” in seguito a quello che è stato, molto probabilmente, un crollo mentale. Mi chiedo, però, perché renderlo una macchietta comica alcolizzata? Punto primo: com’è possibile che un Dio, dei cui muscoli in Infinity War si diceva sembrassero titanio o altro materiale indistruttibile, sia diventato un “sacco di patate”, come lo definisce Rocket? Punto secondo: non sarebbe stato meglio vederlo in un punto remoto di New Asgard (che tra l’altro sembra sorgere in prossimità del luogo della morte di Odino), totalmente isolato e con l’animo spezzato e cupo? Credo che avrebbe reso maggiormente l’idea di “isolamento” rispetto ad un Thor chiuso in una casupola a scolare litri e litri di birra mentre gioca a Fortnite e se la prende con un bambino in chat. E poi perché mai al “sulla nave abbiamo della birra”, il sacco di patate dovrebbe scegliere di seguire Rocket e Hulk, quando sia lì in casa che su New Asgard ci sono litri e litri di birra? E infine, giusto per rigirare il coltello nella piaga, quanto è anti climatico (in senso negativo) Thor che, alla fine, combatte tutto impacciato con quel grande melone che si porta dietro?

(Magari fosse stato così)
New Asgard: Come quando e perché?

Quando parlavo di passaggi non spiegati mi riferivo anche, e soprattutto, a questo. Come hanno fatto Valchiria gli asgardiani a salvarsi? Come sono arrivati sulla terra? Quando sono arrivati? Non ci è dato saperlo. Ce li ritroviamo lì, 5 anni dopo gli eventi di Infinity War, senza che ci venga fornita alcuna spiegazione. Sarebbe bastato un semplice flashback di pochi minuti giusto per comprendere come, dalla nave spaziale distrutta da Thanos, fossero arrivati lì.

Captain Marvel: Perché?

Ce l’hanno presentata come l’eroina più potente dell’intero universo Marvel; come colei che avrebbe giocato un ruolo fondamentale in Endgame; la stessa che, rivolgendosi agli Avengers esclamava “non avevate me quando avete perso”. E qui? Che fa?

Il carro attrezzi spaziale. Fine. Un personaggio nuovo, introdotto da pochi mesi con il proprio stand-alone (decisamente mediocre tra l’altro) che qui praticamente non si vede se non all’inizio e nella battaglia finale dove, a parte distruggere la nave di Thanos non è che faccia granché.

Natasha, Clint e la gemma dell’anima: Qualcosa che non quadra

Durante il “furto del tempo”, a Vedova Nera e Occhio di Falco spetta l’assai ardua impresa di recuperare la gemma dell’anima. In quegli stessi istanti la Nebula del 2023 viene rapita dal Thanos del 2014 che ha scoperto il piano degli Avengers. La Nebula del “futuro”, quindi, nel tentativo di “conquistare” la fiducia della Gamora del “passato”, le rivela ciò che ha fatto Thanos per ottenere la gemma dell’anima. Ma torniamo un attimo a Natasha e Clint, i quali, dopo aver scoperto che occorre il sacrificio di uno dei due per ottenere la gemma, rimuginano sul da farsi perché colti alla sprovvista. Ed è proprio qui che si instilla il dubbio nello spettatore: com’è possibile che la Vedova e il Falco non siano preparati a ciò che li aspetta dato che la stessa Nebula, che negli ultimi 5 anni ha collaborato con loro, è al corrente di tutto? Ha preferito tacere il dettaglio del sacrificio per non scoraggiare gli animi o si tratta, piuttosto, di un piccolo buco di trama?

Peter, Ned e il liceo: Come?

Verso la fine del film tutti coloro i quali erano stati polverizzati in Infinity War ritornano in vita. Per loro sono passati solo pochi attimi ma, per il resto del mondo, anzi, dell’universo, sono trascorsi ben 5 anni. Ma com’è possibile che, allo stesso tempo, Scott Lang si trovi davanti ad una figlia con 5 anni in più, mentre Peter Parker ritorni a scuola come se niente fosse, ritrovando i vecchi compagni, tra i quali anche Ned, il suo migliore amico, che, stando ad una passata dichiarazione dei Russo, era sopravvissuto allo schiocco di Thanos? Tralasciando Ned l’unica spiegazione plausibile sarebbe quella che vede tutti gli studenti della scuola di Peter ridotti in cenere dopo Infinity War. Questo però, più che un aspetto prettamente negativo del film, è più un quesito irrisolto che si spera venga approfondito nell’imminente Spiderman Far From Home. Se così non dovesse essere, però, lo si dovrebbe considerare come un errore a tutti gli effetti.

Chiuso il sipario sugli aspetti negativi della pellicola, passiamo a quelli positivi.

Captain America e Iron Man

Cap e Tony sono sicuramente i personaggi migliori di questa pellicola. Due uomini che sono stati compagni, rivali, nemici e amici e che vedono, in Endgame, la fine del loro percorso. La morte di Iron Man è struggente e gestita perfettamente. Non un suono si ode mentre il vendicatore esala il suo ultimo respiro stringendo la mano alla donna che ama, una Pepper Potts che riesce ad essere davvero emozionante nel suo tentativo di rassicurare Tony sul suo futuro e su quello della loro bambina. “Noi staremo bene”, gli dice lasciandolo andare. Una morte difficile da metabolizzare, è vero. Il sacrificio di un eroe che a lungo era stato tormentato dalla salvaguardia del pianeta e che, dopo aver subito una pesante sconfitta, era pronto a tutto pur di salvare ciò che amava. Una splendida sequenza che chiude l’arco narrativo di quello che era, molto probabilmente, il personaggio più amato dell’intero MCU.

Splendida anche la “fine” di Captain America, un soldato che ha lottato a lungo e che, finalmente, ha potuto godersi il congedo insieme alla persona tanto amata. Tenero, delicato, il suo addio allo scudo, in un finale che è stato capace di regalare tante emozioni.

Il viaggio temporale

Che ci sarebbe stato un viaggio nel tempo in molti l’avevano sospettato e immaginato, anche con le teorie più stravaganti. Ebbene questo espediente utilizzato dagli eroi non solo è stato gestito in maniera impeccabile ma ha anche aperto le porte ad uno sei più grandi sogni dei lettori dei fumetti: il multiverso. Nonostante molti risvolti abbiano lasciato confusi parecchi spettatori è il caso di dire che, in questo caso, non sono stati commessi errori. La “logica” adottata da Avengers Endgame ha in parte seguito le orme dei viaggi temporali alla Dragona Ball, in parte aggiunto i propri personalissimi particolari. E sì, nel caso qualcuno se lo stesse chiedendo, i Vendicatori, causando, accidentalmente, la fuga di Loki e rivelando a Cap che Bucky era ancora vivo, nel 2012 ed eliminando il Thanos del 2014 hanno creato almeno 2 realtà parallele in cui determinate cose hanno seguito un percorso differente. Che la serie tv, da poco annunciata, su Loki possa esplorare le vicende di questa sua versione alternativa? Speriamo.

Nel frattempo credo sarebbe il caso di spendere due parole sul Captain America anziano che ci ritroviamo alla fine del film. Se, infatti, la logica del viaggio temporale fatto dagli Avengers non è la stessa di Ritorno al futuro com’è possibile, allora, che Steve Rogers si trovi lì, in quel preciso istante? Cercherò di spiegare questo passaggio tramite una mia personale teoria: ciò che accade a Cap non è altro che quello che si definisce loop temporale. Sostanzialmente la mia teoria vede Captain America tornare da Peggy Carter, dopo aver rimesso a posto le gemme e il martello, poco dopo la fine della seconda guerra mondiale, quindi poco dopo il suo congelamento. Adesso, sicuramente, si potrà pensare “ma in questo modo non crea una realtà parallela?”. Potrebbe. Ma se fosse stato sempre così? Pensiamoci un attimo: Cap rimane congelato, poi viene ritrovato dallo Shield, rimesso in sesto e affronta tutte le vicende che lo porteranno portato ad Endgame. A quel punto fa ritorno nel ‘45 (circa) e si va a godere la pensione. Nel frattempo, in quella stessa epoca, un altro Captain America è rimasto congelato e verrà ritrovato più avanti e, ovviamente, affronterà lo stesso identico percorso. È una sorta di cerchio perfetto. E questa teoria trova maggior riscontro se pensiamo al momento in cui un giovane Steve Rogers si reca da un’ormai anziana Peggy Carter, la quale gli dice di essersi sposata dopo la sua scomparsa. E se l’uomo a cui Peggy fa riferimento fosse lo stesso Steve? Ovviamente non potrebbe dirglielo dato che, come afferma Strange, rivelare un avvenimento futuro potrebbe non farlo accadere. Quanto detto è una semplice teoria ma se pensiamo alla tipologia di viaggio temporale adottato nella pellicola e, soprattutto, alla fede ben visibile sul dito del Cap anziano, tale ragionamento non appare poi tanto assurdo.

Il passaggio di testimone

Il momento in cui Steve Rogers passa lo scudo a Sam Wilson è perfetto. Chi non condivide questa scelta dicendo che nei fumetti sarebbe una cosa impensabile, probabilmente, è rimasto fermo agli albi degli anni ’70, o peggio, non ne ha mai letti. Ma, tralasciando il paragone con la controparte cartacea, quanto accade alla fine di Endgame è assolutamente sensato. Sam (Falcon) è il degno erede dello scudo ed è altrettanto sensato che tale scudo non vada a Bucky. Se ci pensiamo, infatti, il Soldato D’Inverno non ha alcuna voglia di continuare a combattere. Anche lui, come Steve, desidera il congedo e quindi è ovvio che Rogers affidi la propria eredità a chi rappresenta il “futuro”.

La battaglia finale

Era ovvio la lasciassi per ultima, come ciliegina sulla torta. Lo showdown finale tra Thanos e i Vendicatori è un qualcosa di meraviglioso. Se ci dimentichiamo un attimo del sacco di patate e della sua grazia nei movimenti non c’è un singolo dettaglio errato in questo scontro feroce che vede coinvolti praticamente tutti gli eroi del MCU. È un combattimento splendido, epico, senza tregue, che sposta la sua attenzione da un lato all’altro della battaglia fornendoci la possibilità di ammirare al meglio quasi tutti i personaggi coinvolti. Inutile dire quanto sia stato epico vedere Cap brandire il martello ed emozionante vedere Spider-Man riabbracciare Tony. Un momento da cardiopalma perfettamente gestito, con un Thanos (forse un po’ troppo potente se confrontato con la sua versione con guanto vista in Infinity War) che non può che constatare l’ineluttabilità degli Avengers, gli eroi più potenti della terra, e con un finale che spezza gli animi di tutti.

E dopo aver ricordato che, sì, Tony Stark è morto, porgo i miei saluti!

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Vito Damigella

Vito Damigella, 22 anni. Sognatore di professione, personal trainer, filmaker indipendente e amante della settima arte.

Diplomato presso il Liceo Classico "C. Marchesi", porta avanti la sua passione per il cinema sul suo canale youtube "VStudios" in qualità di regista, attore, doppiatore e sceneggiatore; mentre, nel tempo libero, prosegue gli studi in ambito universitario.